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Di Donna, Vescovo di Acerra: silenzio sui morti nelle terre avvelenate dai mafiosi

Antonio Di Donna Vescovo Acerra Fortune Italia
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Antonio Di Donna, 70 anni, consacrato Vescovo nel 2007, è da 10 anni a capo della diocesi di Acerra. Siamo nel Napoletano, in un’area che per anni la camorra ha usato per interrare rifiuti tossici e nocivi. Il Vescovo Di Donna è sulle barricate da sempre: da un lato la battaglia contro la protervia e la violenza criminale di camorristi che per fare profitti hanno stuprato una terra che i latini definivano Campania felix; dall’altra la richiesta pressante alle istituzioni di fermare i criminali e bonificare le terre e le falde acquifere inquinate che da anni causano centinaia di morti per tumori. E tra questi molti bambini. Fortune Italia lo ha intervistato per capire se e cosa fanno le istituzioni per impedire l’inquinamento delle terre e fermare i criminali. Ad Acerra, come ci spiega il Vescovo, presto arriverà il Pontefice, che scrisse l’enciclica Laudato Si’, pensando alle sofferenze di Acerra e delle popolazioni della cosiddetta ‘Terra dei fuochi’.

Eccellenza, vorrei parlare con lei dei temi dell’ecologia, del rispetto della natura. Qualche anno fa la prima enciclica di Papa Francesco, Laudato si’, parlava di queste cose con una semplicità disarmante. Oggi queste questioni sono drammatiche. Che cosa possiamo dire di questo momento che stiamo attraversando?

Laudato si’ non è un documento green, è un documento del pensiero sociale della Chiesa, della sua dottrina sociale. Io sono solito dire che come un secolo e mezzo fa la Chiesa si espresse sulla questione operaia con l’enciclica Rerum novarum, così oggi si esprime di fronte a questa questione, che ormai è prioritaria; qui non è questione di lavoro, ma di vita o di morte. La Chiesa è partita dalla sofferenza della gente. Almeno parlo per me, per questo territorio, tutto è partito non a tavolino, non perché è un tema di moda, ma perché qui la gente ha sofferto. E penso che in tante parti della Terra la gente soffra per il dramma ambientale, che procura inquinamento, malattie e morti. Davanti alla sofferenza, la gente s’è rivolta alla Chiesa. Nel nostro territorio, di fronte alla sordità e all’indifferenza della politica, il popolo si è affacciato alla Chiesa e la Chiesa è stata ed è vicina. Ancora oggi io mi faccio interprete della sofferenza della gente. Noi abbiamo tante famiglie che hanno avuto un morto, soprattutto bambini. È vero che si discute sul nesso fra inquinamento ambientale e insorgenza di malattie tumorali, però di fatto è così. Io sto qui da otto anni e ho celebrato più di venti esequie di bambini morti di cancro.

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Lei è il Vescovo di quella che noi giornalisti abbiamo definito la Terra dei Fuochi, un’espressione che a me non piace.

Mi trovo pienamente d’accordo con lei. L’espressione Terra dei Fuochi non mi piace. Capisco che la si usa per intendersi, ma non mi piace. Intanto io chiedo sempre di non usare il singolare, perché non c’è una Terra dei Fuochi, e cioè il territorio fra Napoli e Caserta; in Italia ci sono tante Terre dei Fuochi. E non lo dico io, lo dice un rapporto ormai di qualche anno di quello che oggi si chiama Ministero della Transizione Ecologica, che censì ben 52 siti in Italia di forte interesse ambientale e questi 52 siti sono equamente distribuiti fra Nord, Centro e Sud. Brescia è la città più inquinata d’Italia. Vicenza ha il problema della sostanza detta Pfas che sta dentro le acque e i bambini di Vicenza da zero a cinque anni devono periodicamente sottoporsi ad analisi mediche. Per favore non parliamo di Terra dei Fuochi, ma almeno al plurale. Prima ne prendiamo coscienza e meglio è. Da questo però, a dire poi, come fa purtroppo qualcuno, che non si deve proprio parlare di Terra dei Fuochi perché da noi va tutto bene, su questo non sono d’accordo.

Sappiamo che la Chiesa è testimone di questo problema ed è protagonista nella denuncia ormai da tanti anni. Lei ha constatato che in questi otto anni è cambiato qualcosa?

Ammettano le istituzioni che il problema è serio, difficile, che hanno fatto quello che hanno potuto fare. Questo sarebbe un bagno di umiltà a cui non sempre le istituzioni sono abituate. Ma snocciolare periodicamente da parte delle istituzioni tutto quello che sarebbe stato fatto, questo è falso. Il problema viene da lontano: risale, almeno dalle nostri parti, almeno a 30-40 anni fa. Ce ne siamo accorti in ritardo. Anche le leggi dello Stato hanno preso atto molto in ritardo del problema. Poi sono corsi ai ripari. Sono venuti qui sul territorio tanti in questi decenni. Io sto qui ad Acerra da nove anni, sono venuti e hanno promesso, come purtroppo s’è soliti fare, ma non s’è fatto granché. Cito solo un aspetto: le bonifiche non sono affatto partite. Adesso, timidamente, si cerca di far partire le bonifiche dei terreni inquinati. Ma è molto lento. Il dramma di oggi non è nemmeno tanto l’interramento dei rifiuti tossici, che sono venuti soprattutto dal Nord, perché la Campania non ha grosse industrie per produrre tanti rifiuti tossici. Il problema serio sono i roghi tossici, i fumi, gli incendi, il materiale di risulta che dovrebbe essere smaltito legalmente dalle varie centinaia di aziende del territorio – faccio un esempio – di pneumatici, pellame e tutto il resto; è chiaro che si trova facile andare a bruciarlo nel terreno e il rogo è tossico, perché è diossina, indubbiamente inquina l’aria. Ma mi rendo conto che per affrontare il discorso dei roghi tossici bisogna metter mano ad un problema che è molto serio, del lavoro nero, del lavoro sommerso, perché quando tu vuoi risalire allo smaltimento di questi rifiuti e imporre alle fabbriche di smaltirli legalmente, devi toccare i fili spinati del lavoro nero sommerso. Significa toccare la riduzione anche di occupazione illegale e questo nessuno lo vuole affrontare. Risolvere questo significa aggravare il problema del lavoro che di per sé è già molto grave.

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‘Terra dei Fuochi’, Giugliano, Campania

Se lei potesse chiedere di fare qualcosa al prossimo Governo, cosa chiederebbe per questo territorio e per le Terre dei Fuochi?

Mi rendo conto che in questo momento, a parte la scadenza elettorale, il problema ecologico sta assumendo una rilevanza ancora più grande, conseguenza della guerra, dei problemi dell’energia. Ma le crisi sono collegate. Nella Laudato si’ il Papa dice che non esiste una crisi ambientale separata da una crisi sociale, e aggiungerei da una crisi sanitaria: le tre emergenze sono connesse. Una frase che è diventata quasi slogan della Laudato si’ è questa: tutto è connesso. Io chiederei semplicemente di incominciare dalle piccole cose, a partire dai territori. Ascoltare i cittadini, perché qui peraltro c’è un deficit di democrazia, di libertà, perché i cittadini non vengono ascoltati. Laddove occorre, impiantare impianti di compostaggio, inceneritori; ad Acerra c’è l’unico inceneritore della Campania, che porta il peso di tutta la Regione. Ma non tocchiamo questo tasto perché andremmo molto lontano. Almeno chiedo maggiore partecipazione, più democrazia. E soprattutto poi incominciare ad affrontare un problema alla volta.

Su questi temi è sbagliato se affermo che in qualche modo Papa Francesco è stato influenzato nello scrivere l’enciclica Laudato si’ anche da Acerra? C’è una parte di Acerra in quell’enciclica?

C’è una diceria secondo cui lui sarebbe stato spinto a scriverla sorvolando le nostre zone in uno dei suoi viaggi apostolici.

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Papa Francesco

Papa Francesco sarebbe dovuto venire ad Acerra ma poi è sopraggiunta la pandemia. Sa dirmi se verrà?

Era già fatta, fecero i sopralluoghi; era tutto pronto. Doveva venire il 24 maggio del 2020, ma la pandemia ha fatto saltare tutto. Il Papa vuole venire. Posso annunciare che proprio l’altro giorno ho scritto di nuovo alla prefettura della casa pontificia per dire che la gente chiede del Papa. Viene o non viene? Viene ad Acerra, però attenzione: la destinazione ufficiale, protocollare della sua visita, già allora non era solo Acerra. Era una visita del Papa alle popolazioni della cosiddetta Terra dei Fuochi. Viene ad Acerra come terra simbolo, in realtà dovrebbe incontrare un po’ tutto il territorio.

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