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Di Giuseppe: Tutelare chi vive all’estero, attenzione ai brogli elettorali

Andrea Di Giuseppe
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Finalmente qualcosa sta cambiando. Tra i candidati alle politiche ci sono nomi noti e tanta professionalità – una cosa non esclude l’altra – qualità che dovrebbe essere la parola d’ordine in politica: mi sembra che la strada intrapresa sia quella giusta. Per quanto mi riguarda, oltre a essere un onore, la politica dovrebbe essere uno strumento efficiente in grado di rispondere prontamene alle esigenze del cittadino. Per fare un esempio, la gente non può aspettare settimane per avere risposte dai consolati su passaporti o patenti.

Chi viene eletto dovrebbe essere un collettore delle istanze di chi vive all’estero ma anche una persona capace di proporre progetti imprenditoriali per rafforzare gli scambi commerciali. Nel caso del collegio estero in cui mi candido a rappresentare l’Italia, quello del nord e centro America, da novembre del 2021 sto lavorando alla creazione di una piattaforma che si occupi di questo. Ho già parlato con alcune realtà imprenditoriali e in Italia sono entrato in contatto con delle amministrazioni comunali italiane: nuovi canali commerciali, turismo di ritorno, coinvolgimento di investitori esteri sono al centro di questo progetto. Io sono titolare di un’azienda con importanti interessi fuori dall’Italia – dagli USA al Medio Oriente – e ho scelto di vivere a Miami. Ci tengo a precisare che, nonostante le mie aziende siano in tutto il mondo, la holding è in Italia, a differenza di tanti altri grandi gruppi che hanno definitivamente abbandonato il nostro Paese preferendo situazioni fiscali migliori. Non sono emigrato per ‘sopravvivere’ come è accaduto ai nostri connazionali di prima e seconda generazione, ma come tutti loro voglio che il nostro duro lavoro venga riconosciuto e i nostri sogni tutelati dalla Madrepatria.

Rispetto ad altre nazioni, nel fare questo l’Italia è ultima in classifica al mondo. Siamo considerati solo in occasione del voto o quando si parla di cervelli in fuga e di Made in Italy. Eppure il nostro Paese non è in grado di riportare le sue eccellenze a casa – posso garantire che sono moltissime, spesso conosciute a livello internazionale ma non nel Belpaese – né di attirare investitori e grandi gruppi per mancanza di fiducia o di referenti di livello. Io conosco bene questa situazione e, da imprenditore, saprei come favorire questo processo, come dicevo prima. Equa tassazione ma soprattutto regole certe e leggi applicabili aiuterebbero. Il problema della velocità della giustizia è fondamentale per chiunque voglia investire in Italia. Da poco, ho denunciato alla Procura di Roma una situazione che, prima di me, nessuno aveva mai portato davanti alle autorità: il problema delle liste elettorali che riportano indirizzi sbagliati e migliaia di ultranovantenni che non si sa se siano ancora vivi. Parliamo di disattenzione, disinteresse o totale assenza di controlli? In questi giorni siamo sommersi di chiamate e messaggi di persone che non hanno ricevuto il plico elettorale e non sanno se faranno in tempo a votare (da noi si fa per corrispondenza e i tempi sono stretti), le sembra normale? Immagini che una busta sia arrivata altrove: chiunque potrebbe aprirla e votare al posto di chi ne ha diritto.

Abbiamo scoperto, poi, migliaia di ultranovantenni che non sappiamo se siano ancora in vita: prendevano la pensione? Se sì, chi la recepisce al posto loro? E chi vota a nome loro? Capisce che ci troviamo davanti a una situazione di potenziali brogli e di danno all’erario. Io ho denunciato una situazione, ora spetta alle Autorità in Italia. Gli italiani all’estero amano il loro Paese d’origine, vorrebbero votare ma questa situazione e i ritardi cronici dei consolati non lo permettono. Non dite che ci asteniamo, piuttosto che non siamo in grado di votare. Se riusciremo a riformare il voto all’estero, vedrete che i numeri saliranno. Dico sempre che noi emigrati abbiamo portato il Made in Italy all’estero e che oggi dobbiamo riportare il voto in Italia. Ci permettano di farlo.

*Andrea Di Giuseppe è candidato alla Camera dei Deputati nel Collegio Estero Stati Uniti

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