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“Voglio un Paese fondato sul lavoro”, i dieci comandamenti di Landini

Maurizio Landini Cgil Fortune Italia
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Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, ha evitato fino ad ora di entrare in un agone politico caotico di una campagna elettorale che ha “letteralmente ignorato il tema del lavoro e della condizione dei lavoratori”. Landini in queste settimane ha tenuto la Cgil al riparo dalla polemica spicciola del teatrino politico italiano. Lo faceva anche quando era a capo della Fiom. Si vede che è un tratto distintivo del suo modo di intendere il sindacato. Poi, però, viene il momento in cui bisogna far sentire la propria voce ed occorre farlo con nettezza. E così ha deciso, a dieci giorni dal voto, di parlare non ai partiti politici genericamente. No, lui si rivolge al Governo in carica, al Governo che si formerà dopo le elezioni, a tutte le forze politiche, per far sentire la voce della Cgil, il sindacato più rappresentativo del Paese. E lo fa in piazza Lucio Dalla a Bologna, dove si è svolta l’assemblea nazionale della Cgil con oltre 5 mila delegati provenienti da ogni parte d’Italia. 

Momento difficile per l’Italia. Il sindacato scende in campo.

La Cgil è sempre in campo per difendere gli interessi di lavoratrici, lavoratori, pensionati. In questo Paese chi lavora è quasi sempre dimenticato dalla politica. Diciamo che i lavoratori in questi anni non sono stati tutelati né da governi di destra né da quelli di sinistra. Anzi hanno sempre fatto politiche che hanno peggiorato la situazione nel mondo del lavoro. 

maurizio landini cgil

L’obiettivo è quello di cambiare le cose.

Per farlo dobbiamo esserci, metterci la faccia. Dobbiamo avere il coraggio di dire qual è la nostra idea di Paese. La prima regola della democrazia é partecipare, votare per non far decidere agli altri anche per te. Non possiamo più accettare di vivere in un Paese pieno di disuguaglianze, dove i diritti dipendono dal posto in cui sei nato o dalla famiglia in cui vivi.

I diritti che reclama la Cgil sono i diritti di tutti.

Ci sono milioni di italiani che soffrono e al Senato, nel votare il ‘decreto aiuti’, decidono che non c’è più il tetto dei 240mila euro per gli stipendi della Pubblica Amministrazione*. È una cosa indegna. Una cosa fatta contro la dignità delle persone che pagano le tasse e tengono in piedi questo Paese. Devono cancellare quel provvedimento. È assurdo che si voti un ‘decreto aiuti’ per quelle persone che non riescono ad arrivare alla fine del mese e ci mettano dentro la possibilità che chi già guadagna 240mila euro potrà incassare anche molto di più. E questo accade in un Paese dove c’è il problema di fare la spesa, di pagare l’affitto. Nel Paese dove l’87 per cento dei lavoratori e dei pensionanti prende meno di 35 mila euro lordi annui.

(*Il premier Mario Draghi, in piena sintonia con il Capo dello Stato Sergio Mattarella, ha fatto presentare alla Camera, a nome del governo, un emendamento che cancella la deroga – che avrebbe consentito agli alti dirigenti dei ministeri e ai capi delle forze dell’ordine e delle forze armate di superare i 240mila euro di stipendio – approvata appena ieri a Palazzo Madama)

maurizio landini cgil
Maurizio Landini. La deroga al tetto degli stipendi fatta denunciata dal leader della Cgil sarà cancellata subito dal Governo

Le persone che guadagnano poco andrebbero aiutate, occorrerebbe mettere nelle loro tasche un po’ di soldi in più.

Se il Governo vuole aiutare i lavoratori a pagare le bollette e ad arrivare a fine mese, i soldi sa dove prenderli. Esistono gli extra-profitti frutto della follia della formazione del prezzo del gas e delle materie prime in Europa. Se col 25 per cento di tassazione degli extra profitti il Governo è riuscito a trovare  200 euro a luglio per quelle persone che hanno un reddito fino a 35 mila euro lordi, banalmente vuol dire che se la tassazione degli extra profitti sale al 75 per cento si possono dare fino a 600 euro a quanti in questo momento hanno difficoltà a vivere e portare avanti dignitosamente la famiglia.

C’è poi il tema del lavoro. Il caro energia rischia di fermare molte imprese.

Non possiamo accettare che in ragione del costo dell’energia insostenibile ci siano aziende che decidono di non produrre più. Questo modo di fare determina odiose ingiustizie: si mettono in cassa integrazione i lavoratori, si dimezza il loro stipendio quando le bollette triplicano e i prezzi dei beni di prima necessità aumentano. Il lavoratore che cosa dovrebbe fare?

Può intervenire il Governo ed aiutare lavoratori e aziende?

Il Governo può ripetere quello che ha già fatto in tempi di Covid. A parte la Cig può bloccare i licenziamenti per i contratti a termine e i lavoratori somministrati. Poi può integrare il reddito di quelle persone che vengono messe in cassa integrazione.

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Il fisco, altro tema molto dibattuto in questa campagna elettorale.

Su questo versante io seguo quello che dice la Costituzione, che andrebbe applicata e non declamata. Se paghiamo in modo equo, se paghiamo in base alle capacità contributive di ognuno di noi, rispettiamo un principio costituzionale. E cioè: chi più ha, più deve contribuire. Le tasse servono a ridurre le liste di attesa nella sanità, a garantire il tempo pieno in tutte le scuole, trasporti pubblici efficienti. Come faccio a garantire la salute dei cittadini se non aumento la spesa pubblica nella sanità pubblica? E chi la deve pagare la sanità pubblica? La devono pagare solo i lavoratori che pagano le tasse? 

In campagna elettorale si discute anche di riforme, di Bicamerale per le riforme ed elezione diretta del Presidente della Repubblica.  

Beh, non mi meraviglio. L’unica cosa che funziona in Italia è il Presidente della Repubblica e quindi vogliono cambiarlo. Quello che non funziona è la legge elettorale approvata da chi è in Parlamento e non la cambiano. Quanti di noi oggi, a pochi giorni dal voto, sappiamo chi sono i candidati nel collegio dove votiamo? 

Landini: ecco il decalogo della Cgil dal titolo ‘Ascoltate il lavoro’

La Cgil a dieci giorni dal voto entra in campo. Non per parteggiare per qualcuno, ma per prendere le difese dei lavoratori. Per dettare le “dieci priorità per una agenda di sviluppo del Paese che metta al centro il lavoro”. L’occasione è stata l’assemblea nazionale dei delegati della Cgil in piazza Lucio Dalla a Bologna. Quello che Landini ha presentato è un decalogo dal titolo ‘Ascoltate il lavoro’. In queste dieci priorità sono state condensate le richieste di milioni di lavoratori dei settori pubblico e privato, rappresentati dai cinquemila delegati che hanno raccontato a Bologna “la vita delle persone che mandano avanti l’Italia” per usare una bella espressione di una delegata. Tra le proposte del sindacato, in primis, c’è l’aumento del potere d’acquisto di salari e pensioni, la riforma del fisco, con un secco no a flat tax e condoni, c’è lo stop alla precarietà attraverso una riduzione e redistribuzione degli orari di lavoro. Sul fronte delle pensioni la richiesta è di superare la legge Fornero e garantire la flessibilità in uscita a partire da 62 anni o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età. Ma quali sono i dieci ‘comandamenti’ della Cgil?

  1. Primo obiettivo, per il sindacato, è tutelare e aumentare il potere di acquisto di salari e pensioni. Intervenire a livello nazionale ed europeo sulla formazione dei prezzi. Fissare un tetto alle bollette. Proteggere l’occupazione ed integrare il trattamento economico della cassa integrazione. La Cgil propone, poi, un salario minimo legato al trattamento economico complessivo dei Ccnl e legge sulla rappresentanza. Rinnovare i contratti, e affermare la centralità della contrattazione, inoltre, per assicurare diritti e partecipazione. 
  2. Secondo punto, il fisco. La Cgil dice no a flat tax e condoni, sì a una riforma progressiva e redistributiva. Abbattere l’evasione e l’elusione fiscale è poi una strada prioritaria così come tassare gli extraprofitti e redistribuirli ai redditi da lavoro e alle pensioni più basse. 
  3. Terza proposta, il superamento del Jobs Act e delle norme che hanno precarizzato il lavoro, abolendo le tipologie di lavoro precario e sottopagato e introducendo un contratto unico di ingresso a contenuto formativo ed estendendo le tutele dei lavoratori autonomi. Poi la definizione di un Nuovo statuto dei diritti per tutto il mondo del lavoro. Un piano per la piena e buona occupazione in particolare per giovani e donne con il fine di superare i divari di genere e generazionali. 
  4. Quarta priorità è condizionare i finanziamenti e le agevolazioni pubbliche collegandoli alla stabilità dell’occupazione e contrastare le delocalizzazioni. Riduzione e redistribuzione degli orari di lavoro per una nuova occupazione stabile e per il diritto alla formazione permanente.
  5. Quinto punto dell’agenda Cgil è l’estensione a tutto il sistema degli appalti e dei subappalti privati del rispetto e dell’applicazione dei Contratti nazionali e delle clausole sociali. Contrastare le mafie, lo sfruttamento lavorativo, il caporalato e il lavoro nero. 
  6. La sesta priorità è la sicurezza sui luoghi di lavoro. La Cgil dice “basta morti sul lavoro” attraverso prevenzione, formazione, salute e sicurezza garantite ed esigibili e inasprimento delle sanzioni. 
  7. La settima richiesta è quella di rinnovare il sistema pubblico e investire attraverso un piano straordinario di assunzioni pubbliche e di stabilizzazione del personale precario. Centralità del servizio sanitario pubblico e universalistico e del sistema pubblico di istruzione e conoscenza. Garantire una misura universale di lotta alla povertà, come il reddito di cittadinanza. Introdurre la legge sulla non autosufficienza. No alla autonomia differenziata: garantire l’esigibilità di diritti e l’accessibilità alle prestazioni in modo uniforme in ogni territorio. Politiche inclusive e piena integrazione e diritti civili per i cittadini migranti. Cambiare la legislazione sull’immigrazione. 
  8. L’ottavo punto ha al centro le pensioni. Occorre, secondo il sindacato di Corso Italia, modificare radicalmente il sistema previdenziale superando la riforma Fornero e ricostruendo un sistema previdenziale pubblico, solidaristico ed equo che unifichi le generazioni – pensione contributiva di garanzia – e le diverse condizioni lavorative – gravosi, lavoro di cura e delle donne – e garantisca flessibilità in uscita a partire da 62 anni o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età.
  9. La nona proposta riguarda nuove politiche industriali e costituzione di un’Agenzia per lo Sviluppo dotata di poteri e di un Fondo speciale per le transizioni ambientale e digitale per rafforzare gli strumenti di governo delle crisi e delle riconversioni. Piano nazionale per le Giuste transizioni, ambientale e digitale per garantire la tutela e continuità occupazionale, creazione di nuova occupazione e diritti. Piano strategico per l’autonomia energetica con conseguente e fondamentale accelerazione degli investimenti nelle fonti rinnovabili. 
  10. La decima priorità della Cgil è recuperare i divari territoriali e di sviluppo a partire dal Mezzogiorno. Riqualificare le grandi periferie urbane, delle aree interne e incrementare l’edilizia pubblica e sociale.  
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