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Packaging, logistica e supply chain management in ottica di sostenibilità

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Con i cambiamenti attuali nel mercato, la competizione si è spostata alle catene di approvvigionamento, che hanno un ruolo cruciale anche in termini di impatto ambientale. Il caso di Fercam Echo Labs.

La gestione della logistica e, ancor di più, il supply chain management si sono affermati come elementi-chiave per il successo e per la competitività delle organizzazioni. Sempre più diffusamente, sono diventati il cardine sul quale articolare l’intera offerta di prodotti, sia beni che servizi. Questo si evince dalle scelte strategiche di molti degli attuali leader di mercato nei più disparati settori di attività. I cambiamenti avvenuti nel contesto di riferimento hanno richiesto di affrontare una competizione tra supply chain e non più solo tra singoli attori economici.

Il supply chain management, infatti, dà importanza alla gestione della rete di relazioni tra gli attori che rendono possibili i trasferimenti logistici lungo le filiere produttive, in modo integrato, coordinato e di valore superiore. Dall’approvvigionamento delle materie prime fino alla distribuzione dei prodotti sul mercato e al post-vendita, comprendendo anche i processi inversi che interessano le attività di recupero dei prodotti (da restituire, riutilizzare, rilavorare, riciclare, ecc.). La prospettiva di supply chain management assume un ruolo cruciale e concreto anche in termini di sostenibilità, nelle sue dimensioni economica, sociale e ambientale. S’inserisce, inoltre, nell’attuale dibattito sull’economia circolare e sulla sua declinazione nell’ambito della supply chain circolare o a ciclo-chiuso, capace di combinare i processi di logistica diretta e quelli di ritorno secondo un approccio sistemico.

L’interesse più stringente, per una sostenibilità in ottica di supply chain management, non è sulle singole attività o sui singoli soggetti che garantiscano requisiti di sostenibilità in punti specifici della filiera, quanto piuttosto su una più completa sostenibilità che si declina in modo multidimensionale e integrato nell’ambito dell’intera rete di fornitura. Ciò richiede una fattiva e sinergica collaborazione nelle relazioni tra gli attori che vi partecipano.

È necessario, dunque, considerare con particolare attenzione sia i soggetti che gli oggetti che più di tutti garantiscono una presenza costante nelle relazioni di filiera. Si tratta, a ben vedere, degli operatori di servizi logistici, nel caso dei soggetti, e degli imballaggi, nel caso degli oggetti.

Entrambi rappresentano un potenziale volano per la sostenibilità delle supply chain. Infatti, soltanto più di recente si sta scoprendo il potenziale degli operatori di servizi logistici come abilitatori di una gestione green della supply chain. Essi possono investire in sostenibilità attraverso innovazioni da incorporare a livello di prodotti e/o di processi all’interno della propria organizzazione. Ancora di più, essi possono moltiplicare gli effetti positivi di un loro intervento in senso sostenibile anche per i propri clienti e partner. Questo è possibile in virtù del loro ruolo di fornitori di servizi alle altre imprese e della posizione di interfaccia che occupano nella rete di fornitura, sia nei processi diretti che inversi. Possono orchestrare le relazioni inter-organizzative di complessi network logistici con la loro capacità combinatoria, di governo e di supply chain management.

Anche il packaging, sia come prodotto sia nell’espletamento delle sue funzioni nel binomio prodotto-imballaggio, rappresenta un’interfaccia fondamentale nel rapporto tra gli attori della catena di fornitura e nella loro interazione con l’ambiente fisico e il contesto sociale di riferimento. Nel documento Circular economy action plan, della Commissione Europea, nell’ambito della agenda per una crescita sostenibile, il packaging è, infatti, collocato tra le “key product value chains”. In ottica di supply chain management è proprio la logistica del packaging, che ha la capacità di far fluire i prodotti attraverso l’intera filiera da monte verso valle e ritorno, a diventare punto di attenzione in termini d’innovazioni sostenibili.

Courtesy Fercam Echo Labs

In linea con queste considerazioni, è interessante riportare come esempio emblematico l’esperienza del progetto-pilota di Fercam Echo Park, inaugurato a maggio 2022. Questo nasce dall’esigenza di realizzare una area break a disposizione dei dipendenti e dei collaboratori presso il centro di distribuzione di Roma dell’operatore di servizi logistici Fercam Spa, impresa familiare italiana con presenza internazionale. Sono stati impiegati i pallet di legno, non più utilizzati dall’azienda, per realizzare oggetti, arredi e strutture per l’area con modalità eco-sostenibili.

Il focus sui pallet in particolare è importante in ambito di trasporto e logistica: essi sono, infatti, imballaggi fondamentali a livello globale, con una supply chain complessa, che contribuisce a movimentare la maggior parte del commercio mondiale. Quelli in legno, in particolare, sono interessanti per la loro potenzialità in ottica di supply chain circolare o a ciclo-chiuso poiché possono essere più volte riutilizzati, aggiustati, riassemblati, recuperati e riciclati, come oggetti e come materiali, rinnovando il loro valore sia nell’ambito dello stesso settore che in altri.

Nel progetto sono state valorizzate le assi di legno ancora integre dei pallet: disassemblate, rilavorate e riassemblate in sedie, tavoli, costruzioni per piante fiorite e “bugs hotel” per la biodiversità, dando loro una nuova vita attraverso soluzioni di riuso creativo o upcycling. Questa tecnica di riutilizzo, che permette di mantenere i pezzi di legno intatti, impatta sulla riduzione della deforestazione, che invece sarebbe stata necessaria per ottenere il nuovo legno per i nuovi prodotti, e recupera lavoro ed energia contenuti nei pezzi già creati. Ciò differisce delle attività di riciclo che, nel caso specifico del legno, prevedono la distruzione della tavola di legno e il recupero del solo materiale e non del manufatto o delle sue parti componenti.

Il lavoro di falegnameria per le nuove realizzazioni è stato un’opportunità di attività e apprendimento per un gruppo di rifugiati politici, nell’ambito del sistema di accoglienza e integrazione. Ai partecipanti al progetto è stato conferito un attestato, utile per entrare nel mondo del lavoro, considerando le ore di formazione dedicate in eco-falegnameria, guidate dagli esperti del laboratorio di un’associazione no-profit.

All’interno della struttura sono state realizzate anche altre attività complementari sostenibili (il recupero di casse metalliche obsolete altrimenti destinate allo smaltimento del ferro, l’istallazione di distributori automatici per il consumo di prodotti salutari, macchine per la compattazione della plastica, riciclaggio di fondi di caffè e così via).

Inoltre, nell’area break sono state anche realizzate delle librerie, utilizzando il legno delle casse per il trasporto delle opere d’arte del Reparto Fercam Fine-art, al fine di promuovere lo scambio di libri tra dipendenti e collaboratori, incentivando la lettura. Da questa idea iniziale nasce l’impresa sociale senza scopo di lucro Fercam Echo Labs, un laboratorio permanente per un futuro più sostenibile per le persone e l’ambiente, la cui missione è creare reti e sinergie tra i programmi di Corporate social responsibility dei propri clienti e partner, proponendosi come general contractor per la realizzazione di progetti sostenibili, a partire dalle persone e dal territorio in cui sono gestite le proprie attività. “Ulteriori progetti come l’Echo Park sono già in fase di progettazione sia per le altre sedi aziendali che per clienti e partner interessati a partecipare a iniziative scalabili col potenziale di una diffusione sistemica”, come dichiara Dino Menichetti, regional manager di Fercam e presidente di Fercam Echo Labs.

Di sostenibilità ed economia circolare si parla molto, ma ancora poco sappiamo su come concretamente realizzare e gestire iniziative innovative con impatti a livello sistemico, a partire da attività chiare e definite a noi vicine. L’esperienza qui riportata può rappresentare un utile spunto per studiosi e professionisti interessati all’implementazione di concrete iniziative di sostenibilità in ottica di supply chain management.

*Alessandra Cozzolino è professore associato in Economia e gestione delle imprese (dipartimento di Management, facoltà di Economia, Sapienza Università di Roma), conduce attività di ricerca scientifica in tema di supply chain management.

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