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Borse caute dopo la vittoria di Giorgia Meloni, ma sale lo spread

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Il giorno dopo il trionfo di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia nelle elezioni politiche che porteranno nelle prossime settimane alla formazione di un governo di centrodestra, le Borse europee si dimostrano caute. Sicuramente non si può parlare di spavento, anche se sale il termometro più importante sulla situazione dei mercati, lo spread.

Nei tanti appuntamenti economici della settimana, va segnalata la pubblicazione del rating di Moody’s venerdì; un possibile primo indizio concreto della reazione della finanza al risultato delle elezioni italiane.

In Italia Piazza Affari si muove in positivo, andando oltre il punto percentuale.

Anche le altre europee sono in territorio positivo. Il Cac di Parigi guadagna lo 0,19% a 5.794,56 punti, il Dax tedesco avanza dello 0,22% a 12.311,47 punti. Segno positivo anche per il Ftse 100 di Londra in rialzo dello 0,04% a 7.020,35 punti (nonostante sia alle prese con il crollo storico della sterlina sul dollaro), mentre l’Ibex di Madrid è in negativo, e lascia in questo momento sul terreno lo 0,44% a 7.550,28 punti.

A dare le prime avvisaglie di irrequietezza è lo Spread, che arriva a 236 punti, con il rendimento del decennale italiano che sale al 4,48%. A far oscillare il termometro dei mercati, in giornata, saranno più che altro le notizie economiche, con le stime Ocse sull’inflazione (in Italia si stima un +7,8% nel 2022 e un +4,3% nel 2023) e soprattutto le mosse delle banche centrali.

Secondo l’Interim Economic Outlook relativo al mese di settembre 2022, a causa dell’aumento dei costi energetici e con l’inasprimento della politica monetaria iniziata più tardi che negli Stati Uniti, l’inflazione rimarrà elevata in gran parte dell’Europa, sottolinea l’Ocse. Per quanto riguarda il 2023, l’aumento dei prezzi nell’eurozona dovrebbe raggiungere un picco di poco superiore al 9% e segnare una media del 6,75%.

Secondo l’Ocse, con una carenza di materie prime energetiche più grave, in particolare per quanto riguarda il gas, ci potrebbe essere una riduzione della crescita in Europa fino all’1,25% del Pil nel 2023. Per quanto riguarda la crescita globale, l’Ocse stima nel contesto appena descritto una riduzione di circa lo 0,5% del Pil. Con il taglio ai flussi energetici, l’inflazione in Europa rischierebbe inoltre di crescere fino a oltre 1,25 punti percentuali, aggiunge l’Ocse. Questo spingerebbe molti paesi in una recessione per un anno intero nel 2023. Secondo le stime, il Pil dell’Italia crescerà del 3,4% nel 2022, prima di calare allo 0,4% nel 2023.

Intanto, si regitrano quotazioni in calo per i contratti petroliferi. I futures del West Texas Intermediate cedono lo 0,38% a 78,44 dollari al barile, mentre il Brent cala dello 0,48% a 84,69 dollari al barile.

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