Dal Kenia il biocombustibile del futuro

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Decarbonizzare si può, e l’impiego degli olii vegetali nel settore dei trasporti può portare ad una riduzione delle emissioni nocive di circa l’80% in tempi molto brevi. Va letto in quest’ottica l’avvio della produzione africana di olio vegetale per la bio raffinazione, voluto da Eni.

Il primo cargo di biocombustibile è in viaggio, partito ad ottobre dal porto di Mombasa, in Kenia, arriverà alla bioraffineria di Gela nella prima metà di novembre. Le stime parlano di una produzione di 2.500 tonnellate entro la fine del 2022, che dovrebbero diventare già 20mila tonnellate nel 2023.

Hub rurali ed economia circolare

L’olio vegetale è stato prodotto nell’agri-hub di Makueni, in Kenia, un impianto di spremitura inaugurato lo scorso luglio, dove vengono lavorate le sementi di ricino, i frutti del croton – un albero autoctono che produce noci da cui si può estrarre l’olio – e di cotone.

Si tratta di produzioni agri-feedstock, non in competizione con la filiera alimentare, colture avviate in aree degradate o raccolti effettuati da alberi spontanei come il croton, o dalla valorizzazione di sotto-prodotti agricoli. L’operazione punta a creare degli hub agricoli in Africa, nelle zone meno urbanizzate e con una agricoltura ancora da sviluppare, e offre opportunità di reddito e accesso al mercato a migliaia di agricoltori.
A Makueni si lavora anche in ottica di economia circolare, qui vengono infatti prodotti mangimi e bio-fertilizzanti, derivati dalla componente proteica dei semi, utilizzati poi nel settore zootecnico locale, contribuendo così alla sicurezza alimentare delle popolazioni rurali.

Olii vegetali

A tre mesi dallo startup, Makueni dà l’avvio anche all’export di olio vegetale per le bioraffinerie, attraverso un modello di integrazione verticale che, ad un tempo, promuove uno sviluppo locale sostenibile e valorizza la filiera per la produzione di biocombustibile.

La filiera ha ottenuto anche una certificazione di sostenibilità Iscc-Eu (International sustainability and carbon certification), uno dei principali standard volontari riconosciuti dalla Commissione europea per la certificazione di biocarburanti (Red II), che ha riguardato il ricino e il croton prodotti in Africa.

Progetto Africa

Il Kenya fa da apripista per le iniziative della catena agro-industriale italiana. Il progetto si estenderà l’anno prossimo al Congo, e successivamente a Mozambico e Angola, che dovrebbero cominciare la produzione nel 2023.  Per questi Paesi, così come per l’Italia, sono stati avviati studi di fattibilità con l’obiettivo di condurre nelle realtà più mature una prima fase di attività agricola a partire dal 2022, per poi procedere con la costruzione di impianti di spremitura di semi per la bioraffinazione.

Entro il 2025 l’obiettivo  è quello di coprire il 35% dell’approvvigionamento delle bioraffinerie, grazie all’integrazione verticale della filiera degli agri-feedstock e waste&residue – residui ed olii esausti, che permetterà di assicurare volumi di olio vegetale a prezzi competitivi, a fronte di una domanda crescente di energia e disponibilità di oli sostenibili. 

La bioraffineria di Gela

Attiva dal 2019 ha una capacità autorizzata di 750mila tonnellate annue. Nel marzo 2021 ha visto l’ avvio del nuovo impianto Btu, Biomass treatment unit, che consente di utilizzare fino al 100% biomasse di scarto.

Dal  2023 sarà alimentata da oli vegetali usati e di frittura, grassi animali, oli estratti da colture in terreni marginali non in competizione con la filiera alimentare per la produzione di biocombustibile, di biodiesel, di bio-jet e di bionafta destinata alla filiera della chimica.

Entro il 2025 si raddoppierà la capacità delle bioraffinerie fino a raggiungere 2 milioni di tonnellate ed entro il prossimo decennio la capacità di bioraffinazione crescerà fino a 6 milioni di tonnellate/anno.

Obiettivo trasporti

Le recenti crisi pandemica, economica ed energetica hanno evidenziato le criticità dell’approccio al percorso di decarbonizzazione e transizione ecologica. Si va ora verso una soluzione  basata sul principio della neutralità tecnologica, che combini tutte le soluzioni – biocombustibile, elettrico, idrogeno, e-fuel e biometano – in maniera sinergica e complementare, finalizzata alla  decarbonizzazione del settore dei trasporti anche nei suoi ambiti ‘hard to abate’, difficili da cambiare, come la trazione pesante e l’aviazione.

In questo approccio, il ruolo dei biocarburanti è decisivo, in particolare per il trasporto pesante.

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