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Le imprese hanno bisogno di futuro. L’intervista a Lucia Chierchia di Gellify

Lucia Chierchia Gellify Fortune Italia
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Dal new normal al new future. Questa la formula che consentirà di tracciare l’identikit delle imprese del futuro. Le aziende hanno la necessità di ridefinire il loro percorso di crescita. Ed è proprio per rispondere a queste esigenze che Gellify ha organizzato ‘Corporate Entrepreneurship’, evento digitale giunto alla sesta edizione, in programma il 23 e 24 novembre. Questo appuntamento annuale punta ad accompagnare le aziende nello scoprire e conoscere i vantaggi delle metodologie di venturing, nel realizzare percorsi di open innovation, investendo in startup con un elevato potenziale di crescita.
Abbiamo voluto approfondire l’argomento con Lucia Chierchia, market ambassador & open innovation ecosystem di Gellify.

Le aziende hanno la necessità di proiettarsi nel futuro, ridefinire il “new normal” in ottica di “new future” dopo le crisi strutturali dovute alla pandemia, prima, ed al conflitto Russo-ucraino, poi. Quali sono i modelli di business efficaci per attivare questo processo?

Manager ed imprenditori stanno vivendo un’evoluzione che richiede un cambiamento su più livelli, nella dimensione tecnologica, nei modelli di business, nel modo in cui le aziende e gli individui interagiscono e collaborano. Innovazione significa ora andare oltre gli attuali perimetri di business dell’azienda, scoprendo nuovi modelli per costruire nuove linee di ricavi, ad esempio mediante un processo di servitizzazione dei prodotti grazie a tecnologie digitali, che sposta il terreno di gioco in una dimensione phygital. Tale cambiamento richiede un nuovo posizionamento delle imprese, che si ritrovano a competere in nuovi territori, ma anche a stringere partnership con nuovi attori, fino a ieri distanti da loro per settore tecnologico e di business. Il modello di digitalizzazione implica un’evoluzione dei modelli di business, ma anche un cambio di paradigma nei meccanismi in cui i diversi elementi della catena del valore interagiscono tra loro, non più lungo una filiera lineare, solitamente nota e sotto controllo, ma in una rete complessa, in cui il ruolo degli attori della filiera è dinamico. Si stringono alleanze che vanno oltre il modello tradizionale fornitore-cliente e che richiedono modelli di ingaggio più sofisticati, ad esempio mediante sistemi in cui aziende all’interno di un settore co-investono in nuove imprese innovative, per accelerare il processo di digitalizzazione. I nuovi modelli di business sono pertanto ecosystem-driven, ossia fanno leva su un ecosistema – ad esempio una filiera – e creano nuovi ecosistemi – ad esempio aziende e startup che collaborano per innovare, insieme.

 Il ‘modello startup’, che punta su innovazione e nuova imprenditorialità, è risultato essere vincente anche quando applicato in contesti aziendali più strutturati e avviati. Come si spiega? Quali sono le ricadute positive per le aziende che decidano di applicare questo modello?

I manager d’azienda stanno scoprendo, sperimentando ed implementando nuovi modelli di leadership, che permettono di guidare l’azienda in un mercato in continua evoluzione. Un bravo manager è sempre stato colui che è in grado di prendere le decisioni giuste al momento giusto, basandosi su un insieme di informazioni, dati, fatti. Ma oggi gli si chiede di governare l’azienda in un contesto volatile, incerto, complesso e ambiguo.  Deve pertanto cambiare lo stile di leadership, verso un approccio imprenditoriale, che porta quei meccanismi “di pancia” tipici dell’imprenditore illuminato all’interno di un processo strutturato e disciplinato. Cambia quindi il DNA dei manager. Parliamo quindi di intrapreneurship, ossia la capacità di guidare le decisioni seguendo modelli che vediamo nel mondo delle startup, ma che possono funzionare anche in aziende consolidate e mercati maturi.  Le startup non sviluppano un prodotto, ma sviluppano un cliente ed un mercato. Le nuove imprese operano in modo diverso dalle aziende consolidate: devono cercare un modello di business ripetibile e scalabile mediante un percorso di scoperta e validazione del cliente. Le startup non puntano ad avere un prodotto completo e perfetto al primo colpo, ma delineano un percorso fatto di piccoli fallimenti per arrivare, passo dopo passo, ad una soluzione che segue le esigenze del mercato e che all’inizio del viaggio non eravamo nemmeno in grado di pensare. Dalle startup non solo possiamo prendere soluzioni per rendere le aziende più competitive, ma possiamo anche cogliere quello spirito imprenditoriale che ci forza ad aprire la mente verso nuove opportunità di business. Per manager ed imprenditori, l’obiettivo non è soltanto contaminarsi, ma mettersi in discussione, per scoprire nuovi modelli di business e far evolvere il DNA dell’azienda stessa.

Open Innovation e Corporate venture capital sono le tematiche su cui verterà l’evento digitale ‘Corporate Entrepreneurship’, organizzato da Gellify. A quali aziende vuol parlare questo percorso?

Il Dna delle aziende sta cambiando. Le aziende non solo trasformano le startup in propri fornitori strategici, ma investono in startup entrando nel loro capitale, per diventare attori di un’evoluzione di business che non può accadere solo al di fuori delle mura della loro azienda. Non solo, le aziende creano dei Corporate Venture Capital, per investire in modo sistematico in startup. E non lo fanno solo le grandi multinazionali. Non solo, le aziende “spinoffano”. Stimolano i propri dipendenti a far uscire dal cassetto le loro idee, cercando nuove opportunità di business che facciano leva sull’asset aziendale. E allora forse tutti diventano imprenditori, tutti diventano startup. L’evento “Corporate Entrepreneurship” si rivolge a tutti coloro che vogliono scoprire come sperimentare questi nuovi modelli di fare impresa, si rivolge anche a coloro che hanno già attivato nuovi meccanismi d’innovazione e vogliono andare oltre, costruendo nuove relazioni e collaborazioni in un ecosistema dinamico che rappresenta il nuovo terreno di open innovation.

Capitale umano, sostenibilità, internazionalizzazione. Tre concetti chiave su cui è utile alimentare un dibattito plurale per favorire la crescita imprenditoriale, che può avere ricadute positive anche sul sociale. È questa la chiave di volta per progettare il “new future”?

Le persone sono il cuore di un’organizzazione. Se vogliamo cambiare il nostro modo di fare impresa, dobbiamo partire dalle persone, dobbiamo comprendere che nutrire il capitale umano è il vero driver per fare innovazione.  Dal nostro osservatorio in GELLIFY, vediamo come il mondo del lavoro stia vivendo un’evoluzione che ha implicazioni sulla rete d’imprese, sulle singole aziende e sulle persone, come individui all’interno di un ecosistema in continuo cambiamento.  In tale contesto, le startup ci insegnano come evolvere nella digital economy, ossia come garantire performance aziendali sostenibili, grazie all’utilizzo di tecnologie intelligenti per arricchire le esperienze dei collaboratori, ossia per lavorare e vivere meglio. Ed è dalle persone che dobbiamo partire per costruire un piano di sviluppo sostenibile, che si delinei lungo tutte e tre le sue dimensioni– economica, sociale ed ecologica.  Le nuove generazioni ricercano sempre di più autenticità, salute, benessere e riconoscimento all’interno delle organizzazioni.  Per rispondere a questo segnale, le aziende stanno attivando iniziative su diversità, uguaglianza e inclusione. Evolve quindi il significato di brand identity, non più basato solo sulla qualità dei prodotti o servizi ma su etica, best practice e impatto sociale. La pandemia prima ed ora il conflitto in corso ci hanno forzato a vivere una continua situazione di emergenza. La conseguenza è che applichiamo – tutti – il modello delle task-force ad un contesto che non ritroverà più la posizione di equilibrio, pur instabile, precedente. Ma non possiamo pensare di gestire le aziende e persino le nostre vite mediante task force. Dobbiamo trovare un nuovo modello, poiché l’ecosistema globale è mutato ed i mercati hanno nuovi perimetri, da ridisegnare.  Se un tempo internazionalizzazione significava costruire rapporti con imprese, consumatori e istituzioni operanti sui mercati esteri, oggi non basta. Oggi per competere in uno scenario globale in costante mutamento è necessario costruire alleanze che vadano oltre la filiera, è necessario seguire modelli che non si limitino ai rapporti fornitore-cliente, è necessario essere imprenditori innanzi tutto di noi stessi, come singoli individui in un mondo che può essere non solo governato, ma migliorato, per fare buona impresa.

(Nella foto in evidenza Lucia Chierchia, market ambassador & open innovation ecosystem di Gellify)

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