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Pannofino: io, testimone del rapimento Moro, commosso da ‘Esterno Notte’

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“Mi sono commosso vedendo l’ultima puntata di ‘Esterno Notte’ di Marco Bellocchio: l’ho vista con lo sguardo di chi è stato testimone oculare della strage di Via Fani, un evento che non potrò mai dimenticare”. L’emozione sincera di Francesco Pannofino traspare già dalla sua voce, quello strumento che ce lo ha reso familiare come doppiatore (George Clooney, Denzel Washington, Kurt Russell, solo per citarne alcuni) e che è un tratto assolutamente distintivo del suo essere un grande attore a teatro, al cinema e in televisione. Anche lui, in questi giorni impegnato nel tour teatrale di ‘Mine vaganti’ di Ferzan Ozpetek e nel lancio della commedia natalizia ‘The Christmas Show’ tuttora al cinema, è stato tra il pubblico che ha seguito la serie evento diretta da Marco Bellocchio, un successo firmato Rai Fiction con uno share del 15,5% di media, con il primo episodio visto da 3 milioni di spettatori). Di sicuro lo sguardo dell’attore, diventato particolarmente celebre nei panni del regista René Ferretti nella serie di culto ‘Boris’ (proprio quello di “Dai dai dai”, “Smarmella!” e “facciamolo a ca**o di cane”), è stato particolarmente attento e critico, visto che quella famigerata mattina del 16 marzo 1978 si trovava proprio nei luoghi del sequestro.

“Quell’evento mi ha fatto prendere ancora più coscienza di come fossero duri quegli anni. Ero uno studente di matematica presso la Sapienza di Roma: l’università era molto politicizzata, comandavano le frange estreme, il terrorismo e le Brigate Rosse avevano molto successo. Mi ero iscritto da poco e vedevo queste pattuglie di studenti che interrompevano le lezioni con modi intimidatori, non era un bell’ambiente. I telegiornali ogni giorno raccontavano di sparatorie, morti, persone gambizzate, il clima era davvero pesante. Il giorno del sequestro stavo andando a prendere l’autobus per seguire la lezione di algebra. Sono passato davanti a quel luogo una ventina di secondi prima dalla sparatoria, mi trovavo presso una vicina edicola quando sono partite le raffiche di mitra. Non potrò mai scordare quel giorno. Il lavoro mi tiene sempre molto impegnato, ma il poco che ho potuto vedere sinora di ‘Esterno Notte’ mi ha colpito molto, in particolare le interpretazioni degli attori, diretti in maniera straordinaria da Bellocchio”.

Ad emozionare Pannofino è stata soprattutto la magistrale prova d’attore di Fabrizio Gifuni nei panni di Aldo Moro. Sì, proprio quel Gifuni che fa una piccolissima ma imperdibile partecipazione nell’ottava e ultima puntata di ‘Boris 4’, quarta stagione della serie che già dal suo lancio nel 2007 seppe fare ironia sui meccanismi più tipici e discutibili delle produzioni televisive italiane. “Quando ho visto Fabrizio sul set di ‘Boris’ ho pensato “Gifuni sei un grande!”. Un attore deve accettare la presa in giro. L’autoironia è la chiave del successo nella vita e nel lavoro, e credo proprio questo sia l’elemento fondamentale dell’affetto e dell’apprezzamento di così tanti spettatori che seguono con passione ‘Boris’ da 15 anni».

A 12 anni di distanza dalle ultime puntate, tre stagioni e un film, sono tornati sul piccolo schermo i protagonisti della serie forse più innovativa e irriverente della televisione italiana, che in questa quarta stagione (disponibile su Disney+) si divertono a ironizzare in particolare sulle piattaforme di streaming e sugli algoritmi che calcolano il successo di certi prodotti piuttosto che di altri. Impossibile non chiedere al regista pasticcione René Ferretti come l’abbiano presa i vertici del colosso americano sbarcato sul mercato italiano il 31 marzo 2020. “Non ho precisa contezza della loro reazione ma il fatto che ‘Boris 4’ sia andato in onda regolarmente e senza problemi indica che avevano già dato l’approvazione al progetto su carta”, dichiara Pannofino.

In ‘Boris 4’ non manca, naturalmente, un sincero omaggio a Mattia Torre, sceneggiatore, commediografo, regista e creatore della serie (insieme a Giacomo Ciarrapico e Mattia Vendruscolo) scomparso prematuramente nel luglio del 2019. Un autore amato e di grande talento, omaggiato in queste settimane anche dalla messa in onda su RaiTre di ‘Sei pezzi facili’, ripresa televisiva di sei opere teatrali di Torre a opera di Paolo Sorrentino (la prima di cinque puntate, andata in onda sabato 19 novembre, ha raccolto davanti al video 567.000 spettatori pari ad uno share del 3.1%). “Mattia mi manca tantissimo, era un uomo dotato di un’intelligenza raffinata e grandissima, lavorare con lui è stato un vero privilegio” chiosa Pannofino.

Oltre che sulle scene con la versione teatrale di ‘Mine vaganti’, spettacolo tratto dall’omonimo film di Ferzan Ozpetek che da tre anni fa registrare ovunque il tutto esaurito, è possibile vedere Francesco Pannofino al cinema in ‘The Christmas Show’, commedia corale diretta da Alberto Ferrari e ambientata nel periodo natalizio. Il film ha per protagonisti Sofia (Serena Autieri) e i suoi due figli, Ricky e Alice, che conducono una vita disincantata tra le mille difficoltà del quotidiano. Almeno fino a quando partecipano al famoso reality ‘Christmas Show’ che li porterà a vivere situazioni travolgenti, grazie anche all’arrivo del misterioso vicino di casa, l’affascinante Pierre (Raoul Bova). A cercare di far battere il cuore di Sofia c’è anche Oscar (Pannofino), dirigente dell’ospedale in cui lei lavora e uomo di non specchiata moralità. “Oscar è un simpatico fanfarone, dedito alla conquista di una donna senza avere alcun tipo di titolo né di speranza di successo; è un personaggio anche un po’ patetico, e devo dire che a me piace interpretare ruoli come questi, che fanno quasi pena al pubblico” dice Pannofino. Insomma, uno di quei film per famiglie senza volgarità né parolacce, che dovrebbe assicurare una presenza di tipo trasversale nelle sale cinematografiche in ripresa (ma non abbastanza). Sarà questa la formula per far tornare gli spettatori al cinema? “Non sono un grande esperto del settore, non mi permetto di esprimermi in merito. Quello che posso dire è che si tratta di una commedia innovativa e moderna, che racconta una storia che si sviluppa intorno a un reality show. Non è il cinepanettone classico, è un film per famiglie ambientato a Natale, una commedia dove si ride che può coinvolgere anche un pubblico di ragazzi e giovani”. Sulla crisi del grande schermo la voce di George Clooney ha la sua opinione: “Per quanto riguarda le sale cinematografiche, credo che parte della crisi sia dovuta alla massiccia diffusione delle piattaforme che permettono di stare a casa, in pantofole, davanti a un bello schermo. Credo sia difficile riavere le sale completamente piene, un po’ come accade con il calcio: non si vedono spesso gli stadi del tutto gremiti. Credo che una soluzione potrebbe essere vendere i biglietti a prezzi popolari, un po’ come recentemente proposto dal Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Se lo Stato potesse aiutare, sarebbe una buona idea”.

A Pannofino, decano dei doppiatori, non si può non chiedere se il doppiaggio – spesso bistrattato da chi vorrebbe la purezza del cinema in lingua originale – aiuta o impigrisce il pubblico. “È una vecchia questione, il doppiaggio è un lavoro di servizio al pari della traduzione di un libro, ad esempio. In Italia c’è una scuola importante che nasce nel dopoguerra, quando cominciano a diffondersi i film americani. Come in tutto il settore del cinema l’Italia ha dato il suo contributo fatto di alte professionalità, grandi mezzi e ottime capacità. Il doppiaggio aiuta, consente al pubblico che non conosce le lingue straniere di godersi comunque il film. Quando tutti sapranno l’inglese non ci sarà più il doppiaggio, credo sia un trucco cinematografico che funziona quando c’è dietro tanta qualità, cioè quando il pubblico non si accorge che c’è qualcuno che parla sopra la voce originale. I film in sala in lingua originale possono andare, certo. Ma il problema è sempre commerciale: queste operazioni non hanno un seguito molto elevato, le sale non si riempiono e gli esercenti sono costretti a cambiare strategia”.

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