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Lobbying, l’ibridazione non esiste: la versione di Angela Marchese

Per il nostro Paese una legge sulla regolamentazione delle attività di rappresentanza di interessi è indispensabile eppure, dopo 47 anni di tentativi, non vi è ancora una definizione condivisa su cosa sia il lobbying. Ne abbiamo discusso con Angela Marchese, Presidente dell’Associazione Il Chiostro -per la trasparenza e professionalità delle lobby, rappresentante di interessi, professore a contratto in lobbying e public affairs presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale di Sapienza Università di Roma.

Inizierei col chiederle cos’è l’Associazione il Chiostro e quali sono le sue finalità?

Il Chiostro è un’associazione no profit, fondata nel 2007 da un gruppo di lobbisti che credevano nella necessità di rendere trasparente la professione, di darsi un codice etico, di dialogare con il legislatore per indurre alla normazione della rappresentanza di interessi, di mantenere un profilo di costante aggiornamento professionale.  

Associa esclusivamente rappresentanti di interessi, provenienti da qualsiasi settore profit e no profit, di agenzie, liberi professionisti o dipendenti di aziende; a questi soci si affiancano gli studiosi di materia che per noi sono sempre stati fonte preziosa di confronto e stimolo a riflettere sui più svariati aspetti del nostro mondo e infatti, proprio in occasione dei suoi 15 anni di vita, Il Chiostro ha stipulato un accordo di collaborazione pluriennale con il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale di Sapienza Università di Roma, col fine di approfondire il mondo della rappresentanza di interessi e inquadrare in modo definitivo il lobbying come vera e propria professione (non è più il tempo del “mestiere” che si impara sul campo) che necessita di un alveo formativo di base specialistica per il primo accesso all’attività.

La professione di rappresentante di interessi è sfidante, costringe allo studio continuo e a ritmi spesso sincopati ma è anche una professione che aumenta e sostiene il dibattito democratico, che mette in dialogo diretto con le Istituzioni e proprio per questo è una professione che, sulla base di studio e merito, deve poter essere accessibile a tutti i giovani.

Non abbiamo ancora una norma, ma Il Chiostro è di fatto un network che stimola il dibattito sulla normazione così come sulla stessa figura del lobbista, su come evolve la professione, sulle necessità di una figura professionale che è diventata sempre più strategica in un mondo sempre più complesso e in cui i confini sono ormai solo riferimenti geografici.

Prima di parlare della regolamentazione del settore può fornirci, dal punto di vista di un’associazione rappresentativa di settore, la definizione di rappresentanza di interessi?

Intanto partiamo dalle parole che spesso fanno il destino di chi le adopera: lobbying ha avuto sempre poca fortuna in Italia, è ancora troppe volte utilizzato con una connotazione negativa, sinonimo di poteri occulti, inafferrabili, pervasivi e ramificati che alterano il funzionamento del processo decisionale democratico. A volte è usato, in modo assurdo, anche come sinonimo di corruzione, lo abbiamo visto anche recentemente con lo scandalo Qatargate. 

Rappresentanza di interessi, inizia forse a rendere più comprensibile l’attività: interessi particolari di natura profit o no profit vengono portati all’attenzione di un decisore pubblico (governativo, parlamentare, ministeriale o presso regioni o enti locali è indifferente, poiché il decisore è tale in quanto ha potere di normazione sulla base di un mandato istituzionale) che ha il compito di valutare quegli interessi particolari e di dare ad essi una risposta tenendo conto degli equilibri del più ampio  interesse generale.

L’attività di lobbying o rappresentanza di interessi è un unicum a sé, poiché il suo solo interlocutore o controparte è il decisore pubblico e la sua azione, infine, si esplica sempre e solo in modo diretto o indiretto sulla res publica.

Se si tiene conto di questi due punti cardinali, decisore pubblico e res publica, è impossibile non comprendere l’unicità della professione di rappresentante di interessi e il forte rispetto verso le Istituzioni che è necessario possedere.

La comunicazione che ruolo ha?

Trattandosi di una professione complessa, la rappresentanza d’interessi intreccia tipologie di azioni differenti (monitoraggio legislativo, drafting normativo, analisi del rischio regolatorio, advocacy, relazione con le Istituzioni…) e le usa tutte insieme o solo alcune a seconda dell’interesse rappresentato, dell’agenda politica del periodo, del sopraggiungere di eventuali crisi o delle istanze che pervengono dalle Istituzioni sovranazionali. 

È evidente che si tratta di tutte azioni di alto contenuto e impatto strategico ed altrettanto evidente è che un lobbista deve possedere una preparazione accademica che spazia dalla politica, all’economia, al drafting normativo, alla storia e ai rapporti internazionali, alla comunicazione e all’uso corretto dei media e delle campagne di advocacy. Queste hanno, però, la sola funzione di supportare la rappresentanza degli interessi particolari, non sono il fine dell’attività ma semplicemente un mezzo, come possono esserlo il pc o lo smartphone, e non sono neanche la tipologia di azione preminente che si svolge per la rappresentanza di interessi.

Per cui non concorda con i suoi colleghi che affermano che stiamo assistendo ad una ibridazione della professione?

Non condivido il concetto di ibridazione; in biologia l’ibridazione è la combinazione di materiale genetico di specie diverse per creare nuove forme di vita, seguendo questo concetto cosa vorremmo creare? Un lobbista che è anche comunicatore o giornalista, editore o influencer? Perché?

Una cosa è poter usare tutti gli strumenti possibili e leciti per promuovere gli interessi che si rappresentano, a breve tra le possibilità entrerà di diritto anche il metaverso, altra cosa è voler indossare contemporaneamente più cappelli, tralasciando il fatto che la professione di lobbista ha bisogno di un quadro definitorio preciso perché è una professione ad alto livello di responsabilità  e quanto è corretto che il rappresentante di interessi abbia pieno accesso e ascolto presso il decisore pubblico, è altrettanto corretto che il decisore pubblico abbia chiaro chi sia il suo interlocutore e quali regole condivise sono tenuti entrambi a rispettare nell’estrinsecarsi del loro rapporto.

La Prima Commissione della Camera dei Deputati ha avviato una nuova indagine conoscitiva per la regolamentazione della rappresentanza d’interessi. Cosa serve perché questa proposta di regolamentazione funzioni?

Qualcuno direbbe che siamo alla ricerca della norma perfetta ma non è così, desiderare una buona norma di base e non norme temporanee per fasi intermedie o peggio ancora norme mediocri, che necessitano poi di essere migliorate, significa solo guardare a quanto già è accaduto e accade intorno a noi, in Europa per evitare di trovarci in difficoltà peggiori di quelle che oggi viviamo come categoria professionale.

Il prossimo 8 maggio, come Chiostro, abbiamo organizzato un convegno in Sapienza, proprio con l’intento di ragionare di norma dialogando con mondi diversi; lì proveremo a dare il nostro punto di vista sui fondamentali di una buona norma. Speriamo avremo occasione di riparlarne anche con la vostra testata.

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