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Un mestiere per giovani. Intervista a Vincenzo Morgante | VIDEO

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Il mondo della digitalizzazione e dei social richiede ai giornalisti competenze che fino a qualche anno fa neanche esistevano. L’analisi di Vincenzo Morgante (direttore Tv2000)

“Non è vero che ci troviamo di fronte a una generazione disinteressata e apatica. Ai giovani bisogna offrire modelli, bisogna coinvolgerli. Non possiamo pensare che continuino a guardare telegiornali che parlano di cose distanti da loro. Se raccontiamo la politica, dovremmo partire dalle conseguenze delle scelte sulla vita di ciascuno di noi. Se riusciamo a farlo, possiamo provare a coinvolgere anche i giovani”.

 

Parla con ottimismo delle potenzialità delle nuove generazioni Vincenzo Morgante, presidente della Fondazione Ghirotti (dopo Bruno Vespa ed Emilio Carelli) e direttore di Tv2000, convinto dell’importanza di coltivare cultura e competenze.

Fondazione Ghirotti da molti anni si occupa di cure palliative e assistenza ai malati terminali. Un impegno “insieme operativo e culturale. Sul versante operativo occorrono competenze di natura scientifica e professionale, quindi innanzitutto psicologi – che da noi curano anche un Centro di ascolto gratuito (068416464) per l’accompagnamento di malati e familiari – medici e personale sanitario. Sul versante culturale, la competenza principale è data dall’attenzione alla persona. Bisogna credere nel suo valore ed essere disposti ad accoglierla e ad accompagnarla in un momento di difficoltà”.

Tv2000, nata nel 2009 con il passaggio dal satellite al digitale terrestre – Sat2000 aveva acceso le telecamere nel 1998 – è l’organo di informazione della Conferenza episcopale italiana e, insieme a InBlu2000, oggi è parte di una media company impegnata nell’informazione, dalle notizie agli approfondimenti, e nell’intrattenimento. “La nostra – sottolinea Morgante – è un’azienda editoriale come le altre. Le competenze sono innanzitutto professionali: giornalisti, autori, programmisti, marketing, responsabili di palinsesto, tecnici. Abbiamo un’età media molto bassa, con giovani che dimostrano grande passione. Per noi il telespettatore non è uno qualunque, un elemento dello share: è una persona con la quale dialogare. Riceviamo molte e-mail, molti riscontri, talvolta anche delle critiche alla nostra offerta editoriale. Il nostro editore è la Conferenza episcopale italiana, quindi la nostra identità è chiara. Ma è un’identità della quale siamo orgogliosi, che vogliamo proporre come occasione di confronto, non esibire come uno scudo. Siamo pronti a dialogare anche con chi non crede, o ha un modo di vedere diverso dal nostro. Dal dialogo possono nascere occasioni di crescita”.

Certo, l’informazione oggi è cambiata. “Il mondo della digitalizzazione e dei social richiede competenze che fino a qualche anno fa neanche conoscevamo. C’è la necessità di un continuo aggiornamento. I ragazzi non vedono più il telegiornale o i film in tv: si creano il loro palinsesto attraverso un device o uno smartphone. Però l’importanza della capacità di verificare ciò che viene proposto rimane”. Quindi serve ancora il giornalista? “Direi proprio di sì, a maggior ragione rispetto a prima. Appartenere a un gruppo professionale che è formato, si aggiorna e risponde a delle regole deontologiche è fondamentale”. Anche perché è molto semplice imbattersi in fake news. “I criteri per l’individuazione delle notizie false sono quelli propri del nostro mestiere. Occorre una verifica continua delle fonti, senza dare mai nulla per scontato”. Certo, il fattore tempo crea non pochi problemi, ammette Morgante. “Ma io dico che è meglio arrivare dopo, pur di essere certi di quello che diciamo. Dobbiamo sapere di aver fatto tutto il possibile per dare informazioni verificate e controllate. Non sarei contento di arrivare primo con qualcosa che poi si rivela una bufala”.

Allora come aiutare il pubblico a districarsi fra le fake news? “Questo è un problema che oggi riguarda tutte le fasce d’età. 0ccorre un impegno sinergico delle istituzioni, del ministero dell’Istruzione, della scuola, insieme all’Ordine dei giornalisti, alla Federazione della stampa e alle associazioni degli editori per un’opera di educazione all’uso responsabile dei media. È fondamentale – insiste Morgante – far capire l’importanza di fonti di informazioni affidabili, autorevoli e credibili. Maneggiamo un materiale delicatissimo, quindi occorre educare a un uso corretto di questo materiale”. Anche perché, testimonia il direttore di Tv2000, “il giornalismo continua a esercitare fascino nelle giovani generazioni. Ricevo quotidianamente richieste di assunzione e curricula di aspiranti colleghi che vogliono fare questo mestiere”.

Morgante parla non a caso di mestiere. “Etimologicamente mi richiama al ministerium, al servizio. Ai ragazzi dico: volete essere protagonisti, frequentare i vip, oppure volete rendere un servizio? Perché l’informazione è un servizio. E io sono molto ottimista quanto al contributo che i giovani potranno dare per il futuro del nostro mestiere”.

Guardando al futuro, l’Italia fa i conti con un pesante inverno demografico, e le donne si trovano ancora a dover decidere fra carriera e famiglia. “Penso che occorra un impegno serio delle istituzioni per consentire di conciliare l’impegno professionale con quello per la famiglia. Non dobbiamo dimenticare che un figlio significa un nuovo cittadino, un mattone per il futuro di una comunità, del Paese. È evidente che non si può operare una discriminazione nei riguardi delle donne perché hanno deciso di creare una famiglia. Questo è inaccettabile”.

Quanto al futuro della professione, “se cominciassi oggi – confida – vorrei tornare a fare questo mestiere. Al di là della soddisfazione di avere visto la mia firma sul primo articolo o sul primo servizio televisivo, mi emoziona ancora avere la possibilità di conoscere tante persone, non solo illustri. Di raccontare tante storie coinvolgenti, di gente comune. Ai ragazzi dico: il nostro è un bel mestiere, anche se sempre più complicato. Ci vogliono competenze culturali: bisogna essere colti, studiare, conoscere le lingue e avere tanta umiltà. Questo per evitare di pensare che facendo questo mestiere si diventi protagonisti al pari dei personaggi delle storie che dobbiamo raccontare. Siamo qui per rendere, ribadisco, un servizio. E dobbiamo avere la capacità di stare un passo indietro. Ma – conclude – resta un mestiere meraviglioso”.

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