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Mario Rasetti, l’AI non può sopraffare l’uomo | VIDEO

Big Data, AI, accesso alla conoscenza, cambiamenti della struttura profonda delle relazioni umane e sociali. La nostra vita dipende sempre più da masse enormi di dati. La nostra società è nel mezzo di una rivoluzione digitale senza precedenti. Di questi cambiamenti, e di come l’umanità li stia assorbendo, abbiamo discusso con Mario Rasetti, presidente della Fondazione Isi, professore emerito di Fisica teorica al Politecnico di Torino, consigliere della Commissione europea.

 

Recentemente la Cina ha ‘venduto’ il suo primo computer quantistico, diventando la terza nazione a farlo dopo Stati Uniti e Canada. La corsa per lo sviluppo di questa tecnologia è quindi diventata sempre più intensa, ed è sempre più una questione geopolitica. Cosa significa per un Paese assicurarsi un posto nella corsa allo sviluppo di tecnologia quantistica?

Non solo la Cina è entrata fra le grandi potenze del nucleare ma negli anni a venire diventerà la grande potenza del nucleare. Il computer quantistico diventerà prerogativa cinese. Io credo che si stia commettendo l’errore, nel caso del computer quantistico, così come si è fatto per la fusione nucleare e così come si sta facendo per i grandi linguaggi generativi dell’intelligenza artificiale, di partire con l’industrializzazione e la commercializzazione prima di aver acquisito tutta la scienza. Io non credo che il computer quantistico fra vent’anni assomiglierà a quello che oggi viene venduto; e quelli che oggi vengono venduti sono più, come dire, un fiore all’occhiello per mostrare una grande potenza politica ed economica piuttosto che oggetti che possano espletare tutta la potenzialità dello strumento.

Come si pone oggi l’Italia su tale frontiera tecnologica?

L’Italia si colloca come sempre. Noi non abbiamo un progetto nazionale di sviluppo del computer quantistico. L’Europa ce l’ha ed è un progetto un po’ debole perché ha adottato tecnologie che tutti gli altri usano, quindi è partita all’inseguimento, invece di partire con un’idea propria e forte.

Quali sono le implicazioni della dipendenza della società dai big data?

Ormai i dati sono pervasivi in tutta la nostra società e in tutto il nostro modo di essere. Sono numeri assolutamente impressionanti. Nel 2022 nel mondo sono stati prodotti in un anno 100 miliardi di gigabyte di dati, che è un numero spaventoso. Le posso dire che equivale più o meno a 360 miliardi di copie di ‘Guerra e pace’.

Lei presiede il Comitato scientifico di CENTAI, un laboratorio avanzato nell’ambito dell’intelligenza artificiale. In che modo ritiene che l’AI potrebbe  cambiare la ricerca accademica, e l’insegnamento più in generale? Come garantire la costruzione di un pensiero critico?

Io credo che l’AI non possa non entrare nelle nostre vite. Un esercito di umani non riuscirebbe mai a gestire una quantità di dati di quella dimensione. Quindi i big data e l’intelligenza artificiale, che entrerà nella nostra vita in maniera determinante a tutti i livelli e in tutte le attività, già oggi stanno giocando un ruolo nella nuova medicina. Se lei entra in una sala operatoria oggi l’unica cosa che non vede è il paziente. Vede decine di monitor, di apparecchiature che sono pilotate dall’intelligenza artificiale. Io ho visto a Houston delle applicazioni inimmaginabili. L’intelligenza artificiale entrerà ed entra in tutte le nostre attività.

Quindi non è d’accordo con Jeffrey Clinton, il padrino pentito dell’intelligenza artificiale che ha lanciato l’allarme dicendo che è pericolosa?

Non sono d’accordo. Innanzitutto non amo il nome intelligenza artificiale e preferisco ‘Machine intelligence’. Credo che queste uscite, che stanno moltiplicandosi, siano dettate da fattori commerciali.

Quali sono i limiti reali ad una società tutta governata dall’AI e quali potremo superare un giorno? E quali no?

Mi piacerebbe farle fare una chiacchierata con GPT 4. È come se lei prendesse il caffè con un suo amico e parlasse di tutto; lui ha l’intero scibile umano nel suo linguaggio, ma non prova sentimenti e lei se ne accorge facendo certe domande. Sentimenti vuol dire ‘mente’, sentimenti vuol dire quella funzione del cervello che non sarà mai riproducibile da un manufatto. Quindi io non credo che l’uomo verrà mai sopraffatto dalle macchine.

A proposito di rivoluzioni, come immagina il futuro? C’è chi parla apocalitticamente della scomparsa dell’umanità.

Io sono d’accordo con questa ipotesi, ma non per colpa delle macchine. L’uomo si è costruito una situazione ambientale e climatica tale che se non prendiamo decisioni molto presto e molto forti ci saranno dei problemi. L’uomo come specie animale sulla superficie del pianeta è a rischio. Quello che noi dovremmo insegnare alle macchine è un’etica forte e condivisa. Il vero problema dell’intelligenza artificiale è che, come ai bambini del paleolitico, noi non abbiamo ancora insegnato l’etica.

Quali competenze e qualità sono richieste a un giovane per intraprendere una carriera in materie che sono complesse per definizione?

Il problema della formazione e l’educazione dei giovani è un problema cruciale. Dobbiamo insegnar loro a utilizzare l’intelligenza artificiale.
A una minoranza dobbiamo insegnare a concepirla e svilupparla, ma alla maggioranza dobbiamo insegnare a conviverci, conservando però la propria creatività, la propria visione, la propria capacità di sognare. Una macchina non sa sognare. Noi dobbiamo creare una società di liberi, creativi, visionari, curiosi.

Quindi viva anche il libero arbitrio?

Dobbiamo riscoprire Kant e il libero arbitrio: fino a quando la nostra libertà non interferisce con quella degli altri.

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