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Confimi Industria contro il rialzo dei tassi della Bce: così non si combatte l’inflazione

industria inflazione

Prezzi energetici tre volti superiori rispetto al 2019, costo del denaro quadruplicato in meno di un anno e la meccanica che ha adeguato gli stipendi all’indice europeo, apportando +1.500 euro lordi a ciascun dipendente. Sono i punti denunciati da Paolo Agnelli, industriale e presidente di Confimi Industria, in una nota in cui mostra lo scontento dell’industria manifatturiera italiana e dell’impresa privata e accusa la politica miope della Banca centrale europea: “Gli industriali non hanno dubbi – afferma – I tassi d’interesse della Bce non sono la giusta contromisura per combattere l’ondata inflattiva, piuttosto porteranno a un rallentamento dell’economia”.

Confimi ha pubblicato l’indagine congiunturale condotta dal Centro Studi della Confederazione, che ha intervistato gli associati sul consuntivo del primo semestre del 2023 chiedendo loro una previsione dell’andamento fino alla fine dell’anno. Secondo il rapporto, con il rallentamento del mercato bisogna lavorare sulle leve di competitività e per il 61% degli industriali la prima criticità è legata alla ricerca del personale specializzato, seguono il costo del lavoro e il carico burocratico-amministrativo.

Secondo l’analisi del Centro Studi, inoltre, per migliorare la competitività delle imprese, gli industriali auspicano un impegno concreto delle istituzioni alla lotta all’illegalità e alla contraffazione.

Il consuntivo del Centro Studi Confimi sul primo trimestre 2023

Il 33% chiude il primo semestre dell’anno con un aumento del fatturato di oltre il 10%. Stabile il mercato dei servizi. Si spacca invece a metà la meccanica: il 50% delle imprese del settore per la prima volta dal 2018 dichiara una contrazione del fatturato superiore al 10%. Segno meno anche per gli investimenti per poco più di 1 impresa su 5. Nessun grande scostamento lato occupazione che rimane stabile nel 72% delle imprese. A registrare una leggera riduzione del personale sono state le imprese del settore edile e della plastica. A creare nuovi posti di lavoro invece il settore digitale e dei servizi.

La produzione torna a valori positivi: se il 45% del campione dichiara stabilità rispetto al 2022, il 28% delle imprese manifatturiere ha riscontrato aumenti o forti aumenti. Ordinativi rilevanti (+30% sul 2022) per il settore dell’impiantistica e del comparto alimentare. Stabile il resto della manifattura. Non performano neppure gli ordinativi dall’estero che risultano in contrazione per il 34% delle aziende esportatrici.

Secondo Agnelli è l’inflazione “la causa delle difficoltà: le azioni miopi della Bce le acuiscono e non portano di certo a una soluzione. Siamo in un circolo vizioso – avverte – che non permette alle aziende di calare i listini. Il conto economico è quindi allo stremo e se la Bce insiste con queste misure, le previsioni e le performance del sistema produttivo continueranno a essere negative”.

Le previsioni del sistema produttivo, fino al 31 dicembre 2023

Crescono le preoccupazioni per il calo, in particolare, da parte di plastica e gomma. Stabili gli altri settori manifatturieri. Previsioni di segno positivo, invece, per i settori di edilizia e impiantistica. Si mantengono stabili anche gli investimenti per quasi 7 aziende su 10. Spaccate a metà le previsioni sulla produzione: se un’impresa su due non prevede grosse variazioni, c’è poi un 25% che prevede forti aumenti e il restante 25% che invece teme una notevole contrazione.

Nessuna buona nuova dalle previsioni ordini che si attesta a segno negativo per oltre il 30% del campione. Neppure il mercato estero regala soddisfazioni: solo il 17% prevede una moderata crescita.

Il costo del denaro non è passato inosservato tanto più che il 51% delle imprese ha fruito delle misure previste a sostegno della liquidità delle imprese e, in particolar modo, per effettuare investimenti (23%), per disporre di liquidità e finanziamento circolante (14%), per moratoria mutui (11%) per rifinanziamento/ristrutturazione del debito (3%).

Imprese: 9 aziende su 10 hanno difficoltà a reperire personale

E poi c’è il tema dell’occupazione. Nonostante il 54% delle imprese abbia in programma nuove assunzioni e si occuperà della formazione del personale, quasi 9 aziende su 10 (l’87%) dichiara difficoltà nel reperire il personale. Le figure maggiormente richieste sono il personale di produzione, progettisti, personale per le aree di ricerca e sviluppo, qualità e controller. Solo l’8% delle imprese intervistate immagina di dover ridurre il personale nei prossimi mesi. Relativamente agli ammortizzatori sociali, il 91% degli intervistati non li ha utilizzati e non ha intenzione di utilizzarli. Quel 9% di imprese che faranno ricorso all’ammortizzatore dichiarano che sia dovuto a una forte riduzione degli ordinativi.

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