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Lobbying: trasparenza è garanzia di responsabilità e democrazia

Come aumentare la trasparenza del processo decisionale? È questa la sfida a cui le istituzioni nazionali ed europee cercano di dare una risposta, seppure partendo da background differenti. Infatti, se in Italia siamo ai primi passi dell’ennesimo tentativo di regolamentare l’attività di lobbying, in Europa nonostante la presenza di un registro e regole specifiche sulla rappresentanza di interessi, a otto mesi dal Qatargate, le istituzioni sono alle prese con un nuovo tentativo di riforma interna degli standard etici al fine di garantire una maggiore trasparenza, integrità e responsabilità dei vari attori del processo decisionale. 

Trasparenza. Ormai una necessità per il decisore pubblico, un mantra per l’istituzione, un’esigenza per gli stessi portatori di interessi. Ne abbiamo parlato con l’Onorevole Salvatore De Meo, Presidente della Commissione Affari Costituzionali (AFCO) e membro della Commissione per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale (AGRI) del Parlamento europeo.

Il Qatargate ha portato alla luce le fragilità dell’apparato istituzionale europeo. La risposta che ne è seguita ha ricevuto numerose critiche, per la mancanza di coraggio, arrivate sia dall’interno delle istituzioni che dall’esterno. Qual è il suo giudizio a riguardo?

Io credo, invece, che la presidente Metsola abbia reagito con molto coraggio e determinazione, a fronte di uno scandalo con un’amplificazione mediatica mondiale, proponendo subito un documento programmatico di 14 punti per rafforzare ulteriormente la trasparenza e l’integrità del Parlamento e dei deputati e avviando una profonda riflessione sulla riforma dell’istituzione. Coloro che hanno criticato la sua reazione penso che non conoscano le dinamiche dello scandalo né la realtà istituzionale del Parlamento europeo. Il Qatargate è il risultato di personali azioni illegali, riconducibili a pochissimi soggetti, tra cui anche alcuni europarlamentari. Nella fattispecie, per quanto è dato sapere, le norme esistenti a difesa del sistema sono state completamente eluse. Certo, non è possibile fermare chi intende comunque agire in malafede, ma si possono introdurre altre regole, in aggiunta a quelle già esistenti, e così stiamo facendo per rafforzare ulteriormente l’integrità e la trasparenza del Parlamento e dei suoi componenti che non possono essere oggetto di giudizi generalizzati per fatti, ripeto, riconducibili solo a condotte personali e illegali di pochi soggetti. È un lavoro complesso e delicato che sta richiedendo il giusto tempo perché bisogna garantire la massima chiarezza nei confronti dei cittadini e, allo stesso tempo, evitare il rischio di delegittimare l’istituzione e la libertà di mandato dei deputati.

Lei è nella lista di coloro che potrebbero ricevere l’incarico di negoziatore con le altre istituzioni in merito alla proposta della Commissione di creare un Organismo Etico indipendente per le Istituzioni Europee respinta dal Parlamento lo scorso 12 luglio. Quali pensa siano gli elementi necessari per rendere questo Organismo davvero efficace?

La creazione di un Organismo Etico nel Parlamento è una questione divisiva. I “contrari” non sono necessariamente contro l’etica e la trasparenza, ma ritengono che il nome scelto sia fuorviante e soprattutto che si crei un’ulteriore struttura che appesantisca il sistema senza un reale vantaggio. In realtà, si sta parlando di promuovere standard professionali comuni basati sulla trasparenza e sulla chiarezza per tutti i membri, i funzionari e i dipendenti delle istituzioni europee in materia finanziaria e di mandato. Questo comprende regole chiare e puntuali per l’accettazione di regali, la trasparenza negli incontri con rappresentanti di interessi e la dichiarazione di beni e di eventuali attività esterne. Alcuni gruppi politici hanno invocato l’istituzione di questo organo da tempo e sono rimaste deluse dalla proposta presentata dalla Commissione europea mentre altri, inizialmente scettici, l’hanno accolta favorevolmente. Il Parlamento deve discutere con le altre istituzioni per assicurarsi che i nuovi standard siano applicabili a tutti e che siano ben compresi. La trasparenza è importante poiché il Parlamento europeo deve essere un modello per gli altri. 

In Italia, il Qatargate è stato utilizzato per alimentare in maniera strumentale l’associazione corruzione-lobbying. Secondo lei è solo un problema di assenza di regole o un limite culturale tutto italiano?

In Italia, il termine “lobby” è spesso associato a gruppi di interesse che cercano di “influenzare” le decisioni politiche in modo losco. È quindi associato a qualcosa di negativo. In realtà a Bruxelles le “lobby” sono semplicemente associazioni o organizzazioni che, in modo trasparente e pubblico, rappresentano gli interessi di realtà economiche, sociali o professionali. Si tratta di strutture professionali, individuali o collettive, che si relazionano con le istituzioni per contribuire al dibattito con le loro conoscenze tecniche o esperienze territoriali. È evidente che esprimono una posizione di parte senza nessuno obbligo di dover essere considerata. Io credo che, nel rispetto delle regole della trasparenza, il confronto con loro sia positivo soprattutto perché permette di conoscere e approfondire i tanti temi che vengono sottoposti al Parlamento in modo molto tecnico. È giusto però che il lavoro di queste organizzazioni sia regolamentato per garantire la massima trasparenza e il controllo democratico. 

Nei mesi scorsi è stato relatore del parere della Commissione Agricoltura sulla proposta di regolamento di riforma della normativa sugli imballaggi e, come emerge dal portale del Parlamento europeo, ha incontrato diversi rappresentanti di settore. Quanto è stato importante questo confronto con le diverse parti?

Il confronto con i rappresentanti dei diversi settori è essenziale poiché è irrealistico aspettarsi che i deputati abbiano conoscenze tecniche su tutte le proposte legislative in ogni Commissione. Ad esempio, io stesso sono componente in diverse Commissioni e devo affrontare numerosi argomenti ogni giorno. Nel caso specifico del Regolamento sugli imballaggi, la mia esperienza passata nel settore agroalimentare mi è stata di aiuto per comprendere concretamente l’impatto della proposta sul sistema produttivo, soprattutto quello agricolo, e sui consumatori. Il confronto è fondamentale e deve essere fatto con tutte le parti. Nel caso degli imballaggi, ho accettato incontri con tutti coloro che me lo hanno chiesto. Incontri che si sono svolti in Parlamento nella massima trasparenza e che, in qualità di relatore del parere, ho registrato. Questi incontri mi hanno permesso di raccogliere le posizioni dell’industria in generale e di specifici produttori di imballaggi arrivando alla convinzione che è necessario favorire una ottimizzazione degli imballaggi piuttosto che una semplice riduzione. Tutti condividiamo gli obiettivi di sostenibilità di questa proposta di Regolamento, ma non possiamo non rilevare che nei casi in cui, vedi l’Italia, sono stati raggiunti risultati straordinari con il riciclo non si può ora cambiare radicalmente rotta ed andare verso il riutilizzo pur sapendo che non è la soluzione migliore, ad esempio, per i prodotti alimentari perché non si garantisce la sicurezza alimentare, la tracciabilità, la salubrità dei prodotti e aumenta gli sprechi alimentari.

Come detto i dati dei suoi incontri in Europa sono pubblici. Perché in Italia risulta così difficile arrivare alla medesima trasparenza di un’attività così fondamentale per il processo democratico?

Credo sia opportuno fare una precisazione: ad oggi, non tutti gli incontri sono pubblici, e solo i Presidenti di Commissione, i Vice-Presidenti, i Relatori e i Questori sono tenuti a registrare gli incontri. Questa è una delle regole che stiamo cercando di rafforzare, ad esempio, estendendo l’obbligo di registrazione a tutti i deputati, a prescindere dal ruolo, e agli stessi membri dello staff del deputato. Per quanto riguarda l’Italia, credo che non ci sia una volontà di nascondere gli incontri da parte del Parlamento italiano. Incontrare persone fa parte della vita politica e del lavoro di ognuno di noi. Alcuni incontri però possono avvenire in maniera casuale o involontaria, ad esempio al bar o in un convegno. Ritengo che sia importante che i parlamentari debbano conservare la loro libertà di mandato anche perché noi siamo sottoposti a scrutinio politico costante e rispondiamo sempre e comunque ai nostri elettori. 

La Camera dei Deputati ha avviato un nuovo iter per la regolamentazione del lobbying. Data la sua lunga esperienza politica e il ruolo di Presidente della Commissione AFCO, quali dovrebbero essere gli elementi chiave di una adeguata regolamentazione della rappresentanza di interessi in Italia?

Personalmente credo che un registro di trasparenza, simile a quello già esistente in Europa, possa essere un meccanismo utile a promuovere un processo decisionale aperto, responsabile e democratico mostrando ai cittadini chi sono i vari rappresentanti di interessi, o lobbisti, che intendono incontrarsi o che si incontrano con le Istituzioni per far conoscere le loro rispettive posizioni oppure per segnalare anche eventuali vuoti normativi. Il registro di trasparenza garantisce un controllo pubblico sull’attività di lobbying consentendo un accesso aperto alle informazioni sulle interazioni con i rappresentanti eletti e permette di individuare eventuali situazioni di conflitti d’interesse o eccessive influenze da parte di gruppi di pressione. Inoltre, un registro di trasparenza ben strutturato contribuirebbe anche a prevenire pratiche di corruzione e di favoritismo perché, quando le attività di lobbying sono dichiarate e note a tutti, è meno probabile che si verifichino manovre oscure o tentativi di influenzare le decisioni politiche in modo illegittimo. 

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