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Basilicata, il pomodoro che resiste alla siccità

Si chiama Ciettaicale il pomodoro lucano che resiste alla siccità. Prodotto dall’azienda agricola De Angelis di Tolve, in provincia di Potenza, la sua storia affonda le radici nella Basilicata degli anni ’30, quando la contadina Lucia Aicale cominciò a selezionare i semi di un particolare tipo di pomodoro, che si era dimostrato molto resistente all’assenza di acqua. Ciettaicale può essere coltivato in ambienti aridi e in assenza di impianti di irrigazione, e prende il nome proprio da Lucia, detta Cietta (nella foto qui sotto con il marito). Sua figlia Antonia De Angelis ha ereditato lo stesso amore per la campagna e le colture, e ha tramandato a suo figlio, Gianni Infantino, il “tesoro rosso di famiglia”.

Infantino ci ha raccontato la storia di questo pomodoro che da ‘ecotipo locale’ è candidato a diventare ‘varietà’ riconosciuta dal ministero dell’Agricoltura.

Quella del Ciettaicale è storia nota, ci racconti invece come questo progetto di selezione, nato dall’intuizione di una contadina, potrà cambiare la filiera della produzione di pomodori, non solo in Italia.

I motivi per cui abbiamo tramandato questa tradizione per generazioni sono sostanzialmente due. Quello affettivo, perché questo pomodoro è coltivato da sempre dalla mia famiglia, visto che nonna Cietta è venuta a mancare in giovanissima età. Lei era appassionata ed esperta di agricoltura e orticoltura, ed è stata poi mia madre che ha continuato la sua opera. Si tratta di un pomodoro anche molto resistente alle patologie, non è mai stato trattato con sostanze chimiche e noi continuiamo a coltivarlo con gli stessi sistemi anche oggi, per evitare di indebolirlo. E poi c’è la caratteristica che lo ha reso famoso: non ha bisogno di acqua nemmeno in soccorso, cresce in asciutto. Se arriva l’acqua dal cielo va bene, ma esempio quest’anno, con la campagna particolarmente siccitosa, stiamo ancora adesso continuando a raccogliere il pomodoro.

Come avviene la selezione dei semi oggi?

Siamo in grado di farlo ancora in maniera tradizionale, mia nonna aveva cominciato a fare selezione dei semi basandosi su forma e colore del pomodoro, in base alla robustezza della pianta, e noi continuiamo a scegliere ogni anno le bacche uniformi da piante resistenti e vigorose. Il processo è tuttora manuale, di innovativo non abbiamo niente: non dobbiamo nemmeno distribuire l’acqua per l’approvvigionamento. L’innovazione la metteremo in campo rispetto alla tipologia di lavorazione e di trasformazione. La bacca, il pomodoro, è a due logge e se lo si taglia trasversalmente e lo si espone al sole viene essiccato completamente. Così veniva conservato e consumato ai tempi di mia nonna e per la famiglia era un buon companatico. Per dimensione può essere utilizzato per farne pelati, pezzettoni, passata, e non avendo acqua aggiunta ha una consistenza molto concentrata e un sapore dolce.

A quanto ammonta la produzione annuale?

Per il momento siamo intorno ai 70 q all’anno. Ma le prospettive future parlano di una importante crescita, che sarà determinata dal riconoscimento della specie da parte del ministero. L’interesse per Ciettaicale è nato una decina di anni fa e, contestualmente, abbiamo avviato la pratica. Ora si è conclusa la fase della caratterizzazione morfologica e volge al termine quella genetica. Ne è emerso che questo prodotto non ha affinità importanti rispetto alle altre varietà, è un ecotipo a sé e diventerà a breve varietà, che è un brevetto, e da quel momento si svilupperà il processo di trasformazione più in grande con moltiplicazione di semi e piantine, affiancato dalla filiera del pomodoro.

Come viene commercializzato ora?

Principalmente a crema, un trito grossolano con aglio e basilico sott’olio, usato per condire primi piatti, arrosti di carni bianche. Non viene venduto fresco, è prodotto dall’azienda di famiglia e distribuito con vendita diretta, di tipo promozionale, stiamo aspettando che si concluda l’iter per dare l’avvio ad un discorso più ampio.

Cosa prevede questo nuovo programma produttivo?

L’obiettivo è quello di cominciare la distribuzione a livello nazionale e internazionale, abbiamo molte richieste da parte di Paesi che hanno problemi legati alla siccità. Tempo fa degli amici mi avevano segnalato un servizio su Al Jazeera che parlava di noi.

Quali le prospettive di sviluppo?

Ci auguriamo di chiudere l’iter già l’anno prossimo. Sulle produzioni non abbiamo difficoltà, di semi ne abbiamo molti, conservati in maniera artigianale con un processo di essiccazione del seme che viene conservato al riparo da luce e umidità, e conserva la germinabilità – testata al 90% – per diversi anni. Da parte nostra c’è interesse sia a diffonderlo che a conservarlo.

C’è anche un capitolo legato alla ricerca, che ha riguardato Ciettaicale.

Il Cnr ha avviato un progetto di orti pensili a Roma col pomodoro non irrigato. Ci siamo incontrati in occasione di una giornata della biodiversità, ho dato loro i semi che hanno coltivato e inserito in questo progetto.

Ci sono state anche alcune tesi universitarie dedicate al pomodoro Ciettaicale. In particolare è stato fatto un confronto con le varietà commerciali come il San Marzano, relativamente all’irrigazione con acqua marina. Entrambe le piante hanno riportato un colore più pallido, ma una volta sospesa l’irrigazione, la pianta di San Marzano si è seccata, mentre quella di Ciettaicale ha ripreso a dare frutti. Questo risultato è importante per i possibili effetti delle infiltrazioni di acqua salina nelle falde acquifere costiere.

 

 

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