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Millennials, la pensione è un miraggio

Che questa manovra non fosse pensata per i giovani ce ne eravamo accorti dalla totale mancanza di provvedimenti mirati: dal caro affitti, al precariato, alla scuola, alle università. Eppure, quello che è più difficile notare, sono quei provvedimenti che pur non riguardando direttamente i giovani nel breve periodo impatteranno nella loro vita a medio lungo termine. La nuova riforma delle pensioni, su cui sta investendo il Governo, colpisce in particolare la platea dei cosiddetti ‘totalmente contributivi’: coloro che in pensione prenderanno esclusivamente quanto avranno versato nell’arco della loro vita lavorativa. Noi.

Il Governo gioca con i coefficienti contributivi che aveva promesso di superare in campagna elettorale. Attualmente l’uscita dal mondo del lavoro è così prevista: pensione di vecchiaia a 67 anni di età con 20 anni di contributi a patto che si abbia maturato un assegno mensile pari a 1.5 volte quello sociale che è di circa 504 euro. Significa aver guadagnato una media di 1.600-1.700 euro mensili per 20 anni avendo maturato quindi almeno 755 euro di pensione al mese. E poi c’è la pensione anticipata: 64 anni di età con 20 di contributi e l’aver maturato un assegno pensionistico almeno 2,8 volte superiore a quello sociale che, tradotto in pratica, significa aver guadagnato almeno 2.300-2.400 euro mensili per 20 anni e 1.700 euro al mese di pensione.

In questo modo, per le generazioni con le carriere più precarie ed intermittenti della storia italiana, era davvero complicato accedere alla pensione. Con la riforma le cose sembrerebbero addirittura complicarsi maggiormente. Se da un lato si abbassa il coefficiente contributivo della vecchiaia da 1.5 a 1 consentendo al Millennials di andare in pensione a 67 anni ma con 503 euro al mese di pensione, dall’altro si alza quello della anticipata a 3 rendendo di fatto impossibile per i più accedere alla pensione a 64 anni se non a chi avrà avuto accesso a stipendi molto elevati durante la sua vita lavorativa. Tradotto: la maggioranza di noi andrà in pensione in tarda età e con un assegno povero.

E chi non è riuscito a maturare i 20 anni di contributi? In pensione a 71 anni con il minimo mensile.

*Laureato in Economia e in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma, sono un giovane funzionario pubblico con la passione per la politica e l’attivismo. Mi interesso ai temi economici e giuridici in chiave di eguaglianza sociale e generazionale.

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