AI, marcia indietro del Ceo di Duolingo: “Non sostituirà i dipendenti”

Luis von Ahn, cofondatore e amministratore delegato di Duolingo, la nota piattaforma per l’apprendimento delle lingue straniere, è intervenuto su LinkedIn per fare marcia indietro sulle sue precedenti posizioni, che privilegiavano l’uso dell’AI rispetto ai dipendenti umani.

“Per essere chiari: non vedo l’AI come un sostituto dei nostri dipendenti, stiamo infatti continuando ad assumere alla stessa velocità di prima”, ha scritto. “La vedo come uno strumento per accelerare ciò che facciamo, con un livello di qualità uguale o migliore. E prima impariamo a usarlo, e a usarlo in modo responsabile, meglio sarà nel lungo periodo”.

Poi ha aggiunto: “Nessuno deve affrontare questo cambiamento da solo. Stiamo sviluppando workshop e ci stiamo ritagliando del tempo dedicato alla sperimentazione per aiutare tutti i nostri team a imparare e adattarsi“.

Questo chiarimento rappresenta una svolta di 180 gradi rispetto alla posizione dell’azienda di una settimana fa, quando aveva dichiarato che avrebbe “gradualmente smesso di utilizzare dipendenti per svolgere il lavoro che l’AI può gestire“. Duolingo aveva sapere, inoltre, che avrebbe valutato l’efficienza dell’AI  e che avrebbe aggiunto nuovi dipendenti solo “se un team non può automatizzare parte del proprio lavoro”.

Anche in un podcast Von Ahn è sembrato schierarsi a favore dell’AI rispetto agli insegnanti umani. Parlando a ‘No Priors’ con Sarah Guo, ha previsto che l’AI sarà presto in grado di insegnare qualsiasi materia, su scala più ampia, e di creare “risultati di apprendimento migliori” rispetto agli insegnanti umani, ma ha aggiunto che le scuole continueranno a esistere “perché c’è ancora bisogno di assistenza all’infanzia”.

Le critiche non si sono fatte attendere. Sui popolari account TikTok e Instagram dell’azienda, i commentatori si sono accalcati per attaccare l’intelligenza artificiale sotto ogni post.

Un portavoce di Duolingo ha dichiarato a Fortune: “Stiamo ancora facendo crescere il nostro team e stiamo formando e sviluppando i nostri talenti in modo che traggano vantaggio dall’uso dell’AI”. E ha aggiunto: “Tutti i contenuti AI sono creati sotto la direzione e la guida dei nostri esperti di apprendimento. Abbiamo adottato rigorosi standard di qualità per garantire che tutti i contenuti che pubblichiamo siano sicuri, accurati e allineati al QCER”, in riferimento a uno standard internazionale per misurare le competenze linguistiche.

Le startup frenano il loro entusiasmo

La parziale marcia indietro di Duolingo è solo l’ultima di una recente tendenza.

Il mese scorso, anche l’applicazione FinTech Klarna ha fatto un’inversione di rotta sull’AI. Dopo aver pubblicizzato la superiorità del suo chatbot AI, affermando di non aver assunto umani per un anno, l’amministratore delegato dell’azienda ha rivelato che la “qualità inferiore” del chatbot la avrebbe riportata ad assumere umani.

Shopify ha affrontato critiche simili dopo che una nota ha sostanzialmente affermato che l’AI avrebbe sostituito le nuove assunzioni.

La reazione a Duolingo è l’ultima prova del fatto che “AI-first” tende a essere un concetto molto più interessante per gli investitori e i manager che per la maggior parte delle persone. E non è difficile capire il perché. L’AI generativa viene spesso addestrata su una mole di contenuti a cui si è potuto accedere illegalmente, molti dei suoi risultati sono bizzarri o errati e alcuni leader del settore sono contrari a regolamentare la tecnologia.

Ma al di fuori di particolari nicchie, i guadagni in termini di produttività dell’AI non si sono ancora concretizzati. Un sondaggio IBM condotto su 2.000 dirigenti ha rilevato che 3 iniziative di AI su 4 non riescono a mantenere il ritorno sull’investimento promesso. Un recente studio del National Bureau of Economic Research afferma che su 25.000 lavoratori di settori esposti all’AI non si può dire che la tecnologia abbia reso i dipendenti molto più produttivi e inoltre non c’è stato quasi alcun impatto sui guadagni e sulle ore di lavoro.

Il fatto che “questo strumento che è stato adottato così velocemente, con aspettative così alte, non facesse la differenza nei guadagni mi ha sorpreso”, ha dichiarato a Fortune il professore di economia dell’Università di Chicago Anders Humlum, uno degli autori dello studio NBER. “Sembra che si tratti di una transizione molto più piccola e molto più lenta di quanto si potrebbe immaginare se si studiasse il potenziale della tecnologia nel vuoto”.

Questo articolo è stato pubblicato su Fortune.com

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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