Il livello è ai minimi da giugno 2022, con grandi ritardi nel nord Europa, tra Olanda e Germania, anche per effetto della chiusura dell’ultimo tubo verso l’Europa del gas russo attraverso l’Ucraina. Snodo che pompava anche il punto d’ingresso in Italia a Tarvisio, in Friuli. Al 22 giugno gli stoccaggi europei risultano pieni al 56,24%, se guardiamo la media a 5 anni il livello è del 65,85%, l’anno scorso eravamo al 74,79%. Entro fine ottobre dobbiamo arrivare al 90%.
E anche se le consegne di gas naturale liquefatto sono state abbondanti, le scorte europee sono dunque ancora inferiori alla media. Ciò significa che le tensioni in Medio Oriente e lo stop delle spedizioni di gas russo attraverso l’Ucraina potrebbero mantenere elevati i prezzi del gas anche in estate, con pesanti ricadute per le bollette di imprese e famiglie per la prossima stagione invernale quando il metano sarà fondamentale anche per gli usi civili, cioè per riscaldare le case tramite le centrali termiche degli edifici. Ci corre in soccorso l’estate perché la domanda per l’industria ad agosto crolla permettendo di risparmiare.
Sono i tredici depositi dell’Italia, per una capacità complessiva di oltre 18 miliardi di metri cubi di gas, ammontare che copre circa il 20% del fabbisogno annuale dello Stivale. Siamo il secondo Paese dell’Ue per capacità di stoccaggio dopo la Germania e per questo siamo maggiormente in sicurezza. Più gas c’è nelle riserve e meno avremo bisogno di comprarne quando ne avremo bisogno, cioè in inverno.
Come funziona il meccanismo? Chi lo gestisce? E come sta andando la stagione di riempimento? Lo stoccaggio è regolato dall’Autorità Arera e i depositi sono di aziende private: dodici sono di Snam (per circa 17 miliardi di metri cubi, compresi i 4,5 miliardi di riserve strategiche).
La ragnatela di metanodotti europei è invece costruita tramite snodi, arterie secondarie e punti di ingresso sulla rete gestita da Snam. Dunque, un taglio netto sul fronte Nord ha un effetto indiretto anche sui flussi verso il nostro Paese. La Russia nel 2021, ultimo anno pre-invasione dell’Ucraina, fornì il 38% della materia prima. Il nostro Paese è riuscito a ridurre di molto la dipendenza da Mosca ma non ad azzerarla del tutto.
Nel 2022 si toccò il 18% la quota di import russo sul totale, nell’ultimo anno è sceso sotto il 5%. L’eliminazione graduale dell’energia russa è stata d’altronde una priorità sia della nuova Commissione che della presidenza polacca del Consiglio dell’Unione Europea. Ma nei fatti la fornitura di metano della Russia verso l’Europa non si è mai interrotta nonostante la chiusura della rotta ucraina.
Il gas di Mosca arriva in Europa a bordo delle cosiddette ‘navi fantasma’. Una rete complessa (e segreta) di navi, armatori, porti e passaggi sicuri dominati da Paesi disposti a trattare con la Russia.
Una rete opaca fatta di intermediari, di carichi nascosti privi di coperture contro i danni ambientali, polizze fantasma, trasbordi di metano liquido in mezzo agli Oceani da una nave all’altra, che incide poco sui depositi, perché arriva con percentuali non rilevanti. Dunque, i prezzi restano alti, il gas arriva comunque, ma col contagocce. Chi ci perde è l’Europa.

