Marc Brackett ha fondato il Yale’s Center for Emotional Itelligence. Ha offerto la sua consulenza a figure come Kate Middleton e Selena Gomez, così come ai dirigenti di Google e Amazon. È stato ospite di programmi come Good Morning America, Unlocking Us con Brené Brown, Huberman Lab, e molti altri, ed è autore del libro, prossimamente in uscita, Dealing with Feeling.
Ragazze e ragazzi della Gen Z che state entrando nel mondo del lavoro, probabilmente avrete sentito dire che l’ambiente lavorativo si basa su logica, dati e performance. Avrete sentito dire che il successo arriva per chi mantiene la calma, rimane lucido e non lascia che le emozioni si mettano di mezzo. Ma la verità è un’altra, specialmente negli ambienti frenetici e ad alta pressione di oggi: sono le emozioni a comandare.
Se vi è capitato che il cuore vi battesse forte dopo un messaggio su Slack o di non riuscire a dormire per una riunione andata male o di finire la giornata completamente esausti per aver finto di stare bene, congratulazioni, siete umani.
Se non vi è mai successo, allora, potrebbe esserci qualcosa che non va. Non siete “troppo sensibili”. Siete emotivamente vivi in un ambiente di lavoro che raramente vi lascia spazio.
Se fate parte della generazione del “mettete tutti voi stessi nel lavoro”, per poi essere puniti solo per aver fatto esattamente questo, non vi siete immaginati nulla. Ciò che distingue i professionisti di successo non è il non provare emozioni, ma il lavorare con le proprie emozioni e non per loro.
Lasciatemi fare qualche esempio concreto.
Jerome era un astro nascente nel settore delle vendite: carismatico, persuasivo e sempre in anticipo sulla sua quota. Poi ha perso un cliente importante. Nella successiva riunione la sua frustrazione è trapelata: tono piatto, poca energia, entusiasmo forzato. Il cliente se n’è accorto. Così sono andate perse due vendite invece di una, non per mancanza di talento, ma per un’emozione non gestita.
Prendete Sofia. Una brillante problem solver, tecnicamente insuperabile ma quando i colleghi mettevano in discussione le sue idee, la sua irritazione si manifestava: un commento tagliente qui, un’alzata d’occhi là. Molto presto, le persone hanno smesso di dare il loro contributo. La stanza è diventata silenziosa. Le scadenze sono slittate. Il suo genio non contava più perché nessuno voleva lavorare con lei.
Il messaggio da portar via è: le emozioni influenzano le performance e le relazioni, che ne siamo consapevoli o meno. La buona notizia? Potete imparare a gestirle come fosse una qualsiasi altra skill.
Perché la regolazione emotiva è la skill che nessuno vi ha insegnato
Le emozioni non sono debolezze da sopprimere, sono dati che vi aiutano a capire cosa conta, cosa funziona e cosa no. Ma non sono sempre istruzioni su come agire. Il trucco sta nel saper leggere il segnale senza seguirlo ciecamente.
Per esempio:
- L’eccitazione può scatenare l’innovazione o portare a decisioni impulsive.
- L’ansia può motivare la preparazione o causare micro-gestione e burnout.
- La frustrazione può aiutarvi a farvi sentire o bloccare ogni forma di collaborazione.
Ciò che fa la differenza è la regolazione emotiva: la capacità di fare una pausa, elaborare e scegliere una risposta che si allinei con i vostri obiettivi e valori e non solo con i vostri sentimenti immediati.
Non si tratta di far finta di essere calmi o di essere emotivamente robotici. Si tratta di sviluppare abilità emotive in modo che i vostri sentimenti alimentino le vostre performance invece di sabotarle.
In un mondo che valorizza sempre più la trasparenza rispetto alla perfezione, regolare le vostre emozioni non significa nascondere ciò che siete, ma esprimere voi stessi così da essere ascoltati e non liquidati.
Il manuale: come regolare le emozioni come un professionista
Ho passato vent’anni a studiare l’intelligenza emotiva e ad aiutare alcune tra le aziende della Fortune 500, scuole e agenzie governative a costruire ambienti di lavoro più sani. Ecco il manuale di base che i professionisti di alto livello seguono:
- Cambia mentalità: date a voi stessi e agli altri il permesso di provare emozioni. Non esistono emozioni “cattive”!
- Date alle vostre emozioni un nome per gestirle: siate precisi con le vostre emozioni. Non siete solo “stressati”, forse siete sopraffatti, ansiosi, frustrati o vi sentite sotto pressione.
- Resettate il vostro sistema nervoso: trovate il vostro centro con la respirazione consapevole o una pratica di meditazione.
- Cambiate prospettiva prima di reagire: il re-framing cognitivo trasforma l’attrito in concentrazione.
- Trovate i vostri alleati emotivi: un collega fidato può aiutarvi a elaborare e risolvere i problemi.
- Prendetevi cura del vostro corpo: sonno, alimentazione ed esercizio fisico sono gli eroi non celebrati della regolazione.
- Gestite saggiamente il vostro tempo: prendetevi tempo per il vostro benessere e chiedetevi: come lo organizzerebbe la migliore versione di me stesso?
Usare queste strategie o anche qualcosa di semplice come un rapido “check-in” tra una riunione e l’altra, può impedire che un’ondata di stress si trasformi in uno tsunami di burnout. Questo è il potere dell’intelligenza emotiva: ti aiuta a mostrare il meglio di te, regolando un momento alla volta.
Soprattutto per i professionisti più giovani, che navigano nel lavoro ibrido, nel cambiamento costante e in sistemi ancora ancorati a norme superate, questo è il vostro vantaggio. Voi date già valore all’onestà emotiva. Questo vi dà gli strumenti per usarla in modo efficace.
Un appunto per i manager
Se siete all’inizio della vostra carriera, potreste non sentirvi autorizzati a plasmare la cultura emotiva del vostro team ma l’intelligenza emotiva non è solo per le persone con una qualifica. Chiunque può essere un modello di consapevolezza di sé e della propria regolazione emotiva. Rimarrete sorpresi scoprendo quanto il vostro comportamento influenzi gli altri.
Detto questo, i manager emotivamente abili cambiano le regole del gioco. Conoscono la differenza tra delusione e rabbia e perché questa sia importante.
La delusione spesso deriva da aspettative non soddisfatte, mentre la rabbia di solito riguarda un’ingiustizia percepita. Rispondere a ciascuna richiede un approccio diverso. I leader abili chiedono cosa sta succedendo prima di fare supposizioni. Rimangono presenti, ascoltano senza giudicare e sono un modello di compostezza anche nei momenti di forte stress.
Questo è il potere della co-regolazione: quando la presenza calma e sintonizzata di un team-leader aiuta a stabilizzare le emozioni di tutti coloro che lo circondano, costruisce sicurezza psicologica e fiducia in ufficio. I manager emotivamente intelligenti non regolano solo se stessi; aiutano anche i loro team a farlo. Trasformano conversazioni tese in momenti di insegnamento e feedback difficili in opportunità di crescita.
Inoltre, assumono anche per l’abilità emotiva, non solo per la capacità tecnica.
Un candidato che sa riprendersi dalle battute d’arresto, che sa gestire i conflitti con grazia e sollevare il morale del team supererà qualcuno che sembra perfetto sulla carta ma lascia dietro di sé una scia di burnout.
L’abilità di regolazione emotiva è ciò che sostiene la collaborazione, la lealtà, la creatività e le prestazioni a lungo termine, molto tempo dopo che l’entusiasmo iniziale svanisce.
Consiglio finale per la Gen Z: non lasciate i vostri sentimenti fuori dalla porta, imparate a lavorare con loro
State entrando in un mondo del lavoro che finalmente parla di burnout, salute mentale e benessere emotivo.
Questo è un progresso. Ma la consapevolezza non è sufficiente. È l’abilità che cambia le cose. La Gen Z è in una posizione unica per guidare questo cambiamento: avete già sfidato il falso mito secondo cui la professionalità significa silenzio emotivo. Ora è il momento di fare il passo successivo: quello della padronanza emotiva.
Se volete prosperare, non solo sopravvivere, nella vostra carriera, non concentratevi solo sul curriculum. Investite nel vostro kit di strumenti per la regolazione emotiva. La differenza tra una grande giornata e una disastrosa spesso si riduce a come avete gestito anche un solo sentimento difficile.
La ricerca è chiara: le emozioni non sono il nemico del business, ne sono il motore. I professionisti e le organizzazioni di alto livello vincono non ignorando le emozioni, ma gestendole in modo strategico come fanno con i bilanci e le scadenze.
Nel mondo del lavoro di oggi, la regolazione emotiva non è un benefit, ma un vantaggio culturale e un moltiplicatore di prestazioni.
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