Festival di Venezia, il mondo dei fotografi tra scatti, tecnologia e memoria collettiva

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“Questo lavoro? Saranno quarant’anni che lo faccio, il Festival di Venezia però lo seguo da meno… direi una ventina. Passami l’obiettivo, per favore.”

Appollaiato sul gradino più alto di una scala da muratore, Mario (nome di fantasia, ndr), in mezzo a una muraglia di fotografi assiepati lì fin dalla mattina, maneggia con gesti esperti la sua Canon EOS-1D X Mark III. Con un movimento rapido sostituisce il 135 mm con un 400, pronto a catturare l’attimo perfetto sul red carpet.

“Ho sessantacinque anni, e quarant’anni fa era tutto diverso” sospira mentre sistema la tracolla. “Per sviluppare le foto correvamo in camera oscura nei momenti morti, ma sempre con l’angoscia di perdere qualcosa di importante. Tornavamo sudati che non ti dico.”

Intorno a lui, un formicaio silenzioso di fotografi e operatori si muove rapido, invisibile agli occhi del pubblico. Se il tappeto rosso è la facciata patinata e scintillante della Mostra, è grazie a chi sta dietro l’obiettivo che quelle immagini diventano memoria collettiva. È in questo spazio nascosto, tra scatti frenetici e attese pazienti, che la tecnologia incontra la creatività ed è qui che ogni anno Canon Italia rinnova il suo impegno come partner storico della Biennale, fornendo strumenti e supporto ai professionisti chiamati a raccontare il festival.

Al Lido, la macchina organizzativa lavora senza sosta: non solo per immortalare star e première, ma anche per gestire migliaia di accrediti, documenti, materiali di comunicazione. In questo ecosistema complesso, la tecnologia diventa un alleato silenzioso. Canon, presente a Venezia da oltre due decenni, offre assistenza continua attraverso il Canon Professional Service (CPS), un centro tecnico dedicato ai fotografi e agli operatori che ogni giorno affrontano luci mutevoli, tempi serrati e attimi che non si ripetono.

“Qui- spiega il Country Director Imaging Technologies di Canon Italia, Giuseppe D’Amelio -i fotografi possono avere supporto nel risolvere eventuali problemi tecnici: dalle piccole riparazioni alla completa sostituzione della fotocamera che viene data in prestito, nel caso di guasti più seri, per permettere ai fotografi di continuare a svolgere il loro lavoro. La nostra assistenza è presente anche sul red carpet, soprattutto quelli più importanti con personaggi di rilievo internazionale, per aiutare a risolvere eventuali problemi. Una batteria dimenticata, una seconda macchina, il flash che non va. Spesso del nostro aiuto approfittano anche le emittenti televisive”.

Accanto al supporto sul campo, c’è anche l’investimento nella formazione. Quest’anno, due studentesse del Politecnico di Torino partecipano al Festival di Venezia grazie al Canon Student Development Programme, che permette a giovani talenti di vivere da vicino il dietro le quinte e confrontarsi con i professionisti del settore. Un percorso che unisce competenze tecniche e creative, rispecchiando l’essenza stessa del cinema, ma soprattutto un ponte tra generazioni che unisce tradizione e futuro, proprio come il festival. “Noi investiamo circa l’8% del nostro fatturato annuo in ricerca e sviluppo e abbiamo 11 centri di ricerca sparsi nel mondo,” spiega ancora D’Amelio. “Ma l’innovazione più importante non nasce solo dentro Canon: arriva anche dall’esterno, grazie al modello di Open Innovation. Significa aprire le nostre porte a università e studenti, avviare progetti e collaborazioni che ci permettono di ascoltare punti di vista diversi e di ricevere contributi preziosi”.

“Rinnovarsi ogni anno non è facile- afferma invece Paolo Tedeschi, Head of Communication di Canon Italia -quest’anno lo abbiamo fatto con uno sviluppo diverso. Vent’anni fa siamo partiti come semplici fornitori di servizi professionali, ma oggi il nostro ruolo è molto più ampio. Quando parlo di servizi legati all’immagine, non mi riferisco solo allo scatto fotografico. L’immagine è anche quella stampata, è un flusso che va gestito dall’inizio alla fine”.

In questo contesto, la tecnologia non è solo strumento: diventa esperienza concreta e quotidiana, e il lavoro dei professionisti sul campo si intreccia con la formazione e l’innovazione. È qui che entra in gioco l’approccio descritto da Paolo Tedeschi, che mostra come Canon unisca supporto tecnologico, gestione documentale e presenza sul red carpet in un unico ecosistema.

“Qui, a Venezia- prosegue Tedeschi -non ci occupiamo solo di fotografia: l’intera gestione documentale della Mostra si basa sulla nostra tecnologia. Abbiamo aumentato la nostra presenza al CPS, abbiamo uno studio dove si possono registrare video. Abbiamo decine di colleghi che presidiano costantemente ogni area, perché qui ogni scatto conta. Uno scatto perso, in un’occasione unica come il Festival di Venezia, può fare la differenza nella carriera di un fotografo professionista”.

“Ci sono momenti che non torneranno più,” conclude Mario con un sorriso malinconico. “Ma ogni fotografia che scatto qui, oggi, è il modo in cui tengo viva quella storia. Il tappeto rosso cambia, le star cambiano… ma la magia di catturare l’attimo resta sempre la stessa. Ora però levati di torno- mi intima con un sorriso sbieco -che la tecnologia aiuta, ma se mi perdo Jason Momoa e Oscar Isaac lo racconti tu al mio capo”.

 

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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