Giuseppe Cruciani ha raccontato a Fortune Italia i motivi che l’hanno spinto a scrivere il suo nuovo libro: “Ipocriti!”.
Giuseppe Cruciani è uno dei volti più noti del giornalismo italiano. Quando si parla di irriverenza non si può che pensare a lui, sempre pronto a dire la sua opinione anche quando è scomoda. Con la trasmissione ‘La Zanzara’, in onda su Radio24, racconta quotidianamente i fatti di cronaca e politica nel suo stile inconfondibile che l’ha reso popolare anche tra le nuove generazioni.
Da luglio è in libreria con il suo nuovo volume dal titolo ‘Ipocriti!’, edito da Cairo Editore, in cui scrive quali sono, a suo avviso, le ipocrisie e le forme di doppiopesismo presenti nella società attuale.
Dopo aver conseguito la laurea in Scienze politiche alla Sapienza di Roma ha immediatamente intrapreso la carriera da giornalista. È sempre stato il suo sogno fare questo mestiere?
No. In realtà da ragazzo non sapevo cosa fare e quindi mi sono iscritto a Scienze politiche quasi per inerzia, solo perché mi appassionavano la storia e la politica internazionale. Una volta conseguita la laurea, mi sono buttato nel mondo dei Radicali e sono entrato in Radio Radicale, grazie a contatti che mi ero creato. Sono rimasto lì per circa un anno e poi sono andato a lavorare alla cronaca di Roma de “L’Indipendente”.
Quali sono state le difficoltà agli inizi della sua carriera?
Quando ho iniziato a lavorare per Radio Radicale era proprio il periodo di ‘Radio Parolaccia’, ovvero quando era in corso una sorta di sciopero, poiché l’emittente non riusciva ad ottenere i fondi pubblici dal Parlamento e venivano mandati in onda dei messaggi degli ascoltatori: praticamente in quel periodo andava in onda di tutto, dagli insulti alle bestemmie. Il problema principale, soprattutto all’inizio della carriera, è quello del basso stipendio. Tuttavia, all’epoca potevo permettermi di prendere pochi soldi perché i miei genitori erano benestanti, avevo le spalle coperte.
Qual è il suo mezzo di comunicazione preferito? E quale ritiene il più efficace?
Il mio amore principale è la radio. La distinzione tra i vari mezzi di comunicazione è ormai solo teorica. Ad esempio, la radio ormai è anche video, immagini e social. Ora non saprei dire quale sia il media più efficace, perché dipende sempre dal pubblico di riferimento. I giovani d’oggi non ascoltano più la radio, ma si interfacciano a questo mondo solo attraverso i social.
‘La Zanzara’ è una delle trasmissioni più note del panorama radiofonico italiano. L’anno scorso, su Spotify, è stato il podcast più ascoltato in Italia. Qual è il segreto essere sempre originali dopo quasi 20 anni dalla prima messa in onda?
È una trasmissione che vive di spontaneità e al tempo stesso di grande preparazione, anche nello scovare personaggi surreali e nel presentare situazioni paradossali. Ma tutto si basa principalmente sull’alchimia che c’è tra me e David Parenzo. Un’alchimia che si rinnova ogni anno in maniera diversa. Riusciamo costantemente ad essere credibili ed intellettualmente onesti. Ovviamente, si può condividere o meno con quello che viene detto in trasmissione, ma il pubblico ci apprezza come persone vere e oneste.
Quali sono stati gli ospiti più interessanti?
Non farei una classifica dei nostri ospiti. Alcuni ricorrono abitualmente perché sono diventati dei punti di riferimento anche per lo zoccolo duro dei nostri ascoltatori. Abbiamo da un lato Enzo Spatalino che è un protagonista della nostra trasmissione, nonché un conduttore televisivo veneto molto popolare a livello locale. Mentre dall’altra parte abbiamo Clizia De Rossi, transessuale di sinistra che è spesso ospite del programma.
Il giornalismo italiano è in declino?
No. Il giornalismo italiano è ricco, fiorente, vario e variopinto. Sicuramente oggi i social hanno creato la possibilità per ciascuno di dare dei giudizi sugli operatori dell’informazione e io trovo che sia positivo. Il giornalista prima era padrone delle opinioni altrui, mentre ora il ruolo di filtro che aveva la stampa non c’è più anche perché chiunque può farsi un’opinione attraverso i social, senza passare dai giornali.
Consiglierebbe ad un giovane di intraprendere la carriera da giornalista?
Non sono la persona adatta a dare consigli.
Da luglio è in libreria il suo nuovo volume intitolato ‘Ipocriti!’. Ci racconti cosa l’ha spinta a scriverlo.
Tutto nasce dal doppiopesismo che c’è sia a destra che a sinistra nel trattare determinate questioni, poiché le stesse situazioni vengono valutate in modo diverso a seconda di chi ne è protagonista. Nel libro sono presenti diversi episodi specifici che evidenziano e mostrano chiaramente questo doppiopesismo dilagante.
Quali sono le ‘ipocrisie’ che la infastidiscono maggiormente?
Innanzitutto ci sono gli ipocriti dell’antifascismo, ovvero coloro che gridano al fascismo continuamente ma sono i primi a voler tacitare quelli che la pensano diversamente. In nome del finto allarme fascismo, vogliono il pensiero unico sulla scienza, sulla moda del ‘green’ e tanto altro. Secondo me, il loro scopo non è altro che quello di tacitare gli altri. C’è ipocrisia anche nei confronti delle Forze dell’ordine: tutti gridano alla necessità di tutelarle e aumentare le risorse, ma nessuno le sostiene realmente. Nel libro parlo anche dell’ipocrisia nei confronti della gestione della Rai: oggi si grida a Telemeloni, ma prima c’era Teledraghi, Telerenzi e così via, ma in quei casi la sinistra non protestava. Infine, c’è il femminismo che non dice nulla sulla condizione della donna nei luoghi dove è seriamente discriminata, mentre si concentra solo su cose inutili come il linguaggio inclusivo che, a mio avviso, è una follia.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)
