C’è un’azienda italiana che sta portando i suoi robot nel mondo, e per farlo raccoglie nuovi fondi. Si chiama Caracol, sviluppa tecnologie per l’industria e ha annunciato la chiusura di un round di Serie B da 40 mln di dollari. I soldi serviranno ad espandere globalmente il business dell’azienda che negli ultimi cinque anni ha installato oltre 100 piattaforme robotiche in tutto il mondo.
Caracol (fondata da Francesco De Stefano, Paolo Cassis, Jacopo Gervasini e Giovanni Avallone, nella foto in evidenza) vende piattaforme robotiche ‘chiavi in mano’ (con un pacchetto che comprende hardware, software e automazione) per produrre componenti di grandi dimensioni, sia in polimeri che in metalli. Se si guarda al settore deep tech, Caracol è una delle aziende a più rapida crescita in Europa.
Al round hanno partecipato grandi investitori internazionali (guidano la raccolta Omnes Capital e Move Capital Fund I) grazie a CDP Venture Capital – Large Ventures Fund che “ha svolto un ruolo determinante come catalizzatore” per il loro ingresso, si legge in una nota.
Tra gli investitori istituzionali italiani c’erano già Primo Capital SGR, Eureka! Venture SGR, e Neva SGR (la società di venture capital del Gruppo Intesa Sanpaolo), e intanto il profilo medio degli azionisti cresce: “Grazie all’elevata domanda, il round ha anche consentito ad alcuni dei primi investitori di realizzare un’uscita con rendimenti significativi, a conferma del forte interesse da parte degli investitori istituzionali a partecipare alla prossima fase della storia di Caracol”, dice l’azienda.
A cosa serve il round
Caracol conta tre sedi con Milano, Austin (in Texas) e Dubai, ma anche 100 dipendenti e una presenza in 50 Paesi (la startup parla di ottimi risultati conseguiti anche in Asia e in Giappone). Tra i traguardi recenti di Caracol c’è l’acquisizione delle tecnologie di Hans Weber Maschinenfabrik GmbH in Germania e l’espansione della sede in Texas, ma grazie al round la presenza internazionale crescerà ancora.
Verrà potenziato il team e la tecnologia di automazione alla base delle sue piattaforme, con un focus maggiore sulle tecnologie di manifattura additiva metallica per settori come aerospazio e difesa (con tecnologia dual use), energia e navale. Già oggi la tecnologia ha permesso la riduzione dei costi fino al 70% su parti finite per gli yacht del gruppo Ferretti (Italia), ma anche la riduzione degli sprechi nei progetti realizzati con general contractor come HITT (Stati Uniti).
La piattaforma che lavora sul metallo è partita un anno fa, e alcuni progetti sono già iniziati, come quello con D-Orbit, per cui è stato sviluppato un prototipo di tank per contenere gas da portare in orbita. Ma si sta lavorando anche con l’Agenzia spaziale italiana in progetti di ricerca su applicazioni con focus spazio (al Corriere della Sera il Ceo Francesco De Stefano ha anche parlato di progetti con la SpaceX di Elon Musk) e con player italiani come Leonardo e Fincantieri.
I ricavi sono più che raddoppiati anno su anno, “una tendenza confermata anche nella prima metà del 2025”.
“Questo Round Serie B rappresenta un passaggio generazionale per Caracol,” ha dichiarato Francesco De Stefano, CEO e co-fondatore di Caracol. “In pochi anni abbiamo costruito una solida trazione globale, raddoppiando i ricavi anno dopo anno. Il round conferma la nostra visione e l’eccezionale esecuzione del nostro team, portando a bordo alcuni dei principali investitori deep-tech al mondo. Con il loro supporto, siamo pronti ad accelerare la nostra crescita globale, ad aiutare le industrie avanzate a rafforzare la resilienza produttiva e delle catene di fornitura grazie alla flessibilità, efficienza e sostenibilità della nostra tecnologia”.
Alessandro Scortecci, Head of Direct Investments di CDP Venture Capital, ricorda che “sin dall’inizio abbiamo creduto nella visione del team e li abbiamo sostenuti nel primo round tramite il nostro fondo Corporate Partners I. Oggi siamo lieti di vedere un’azienda che attrae l’interesse di investitori internazionali e che accelera con successo la propria espansione in nuovi mercati”.
Growth Capital, in qualità di unico advisor finanziario di Caracol, si è occupato della strutturazione, negoziazione ed esecuzione dell’operazione. Hanno collaborato gli studi legali Fieldfisher (che ha assistito Caracol), Legance che ha assistito CDP Venture Capital SGR, Omnes Capital e Move Capital. Portolano Cavallo ha assistito NEVA SGR S.p.A. e Target Law ha assistito Primo Capital SGR e Eureka! Venture SGR.
