Il gap che rallenta la transizione verde dell’Asean

La transizione verde – sebbene in alcune economie avanzate, come gli Stati Uniti, venga oggi ridimensionata – continua ad avanzare nel resto del mondo, dove i Paesi stanno potenziando le infrastrutture per le energie rinnovabili e cercando di costruire economie a basse emissioni di carbonio. Rimane però un enorme divario finanziario, soprattutto nei mercati emergenti, che dispongono di minori strumenti per accedere al capitale globale.

Il Sud-est asiatico avrebbe bisogno di circa 200 miliardi

Secondo Mian Ying Chen, responsabile del settore industriale del gruppo soluzioni settoriali di Uob, il Sud-est asiatico avrebbe bisogno di circa 200 miliardi di dollari l’anno per sostenere la propria transizione verde. Parlano i numeri: attualmente gli investimenti si fermano a 50-60 miliardi l’anno.

Chen ha sottolineato come gli investimenti non possano concentrarsi esclusivamente sulle grandi aziende. “È fondamentale prestare attenzione anche ai piccoli e medi operatori”, ha osservato. Le Pmi, infatti, rappresentano anelli essenziali nelle catene di fornitura globali e sono particolarmente diffuse nelle economie emergenti del Sud-est asiatico.

Per accelerare il cambiamento, l’Asean ha inaugurato a ottobre un centro dedicato a sostenere la transizione verde delle micro, piccole e medie imprese. Negli ultimi anni molte multinazionali hanno iniziato a ridurre i propri programmi di sostenibilità, complice l’incertezza macroeconomica, la crescente richiesta di risorse potenzialmente inquinanti e un clima politico ostile in Paesi come gli Stati Uniti.

La transizione verde, una mossa efficace

Eppure investire nella transizione verde resta una mossa efficace anche sul piano del business, dichiara Mohd Faris Adli Shukery, ad di Johor Plantations Group Berhad (JPG), azienda malese del settore dell’olio di palma. Intraprendere questo percorso ha infatti permesso al gruppo di accedere a mercati più regolamentati – come l’Europa – e migliorare la propria redditività.

JPG ha investito nella conversione del biogas, un sottoprodotto agricolo, in biometano, utilizzabile come sostituto del gas naturale. L’azienda sta inoltre costruendo un complesso integrato per la produzione di olio di palma sostenibile, alimentato da un impianto centralizzato di energia rinnovabile. “Oltre a soddisfare requisiti ambientali e sociali, queste iniziative aiutano le aziende a generare risultati, mantenere la redditività e garantirsi un futuro”, ha spiegato Faris. JPG è sbarcata alla Bursa Malaysia, la borsa del Paese, nel luglio 2024: da allora il titolo ha guadagnato l’80%.

Il settore dell’olio di palma è stato spesso criticato dagli ambientalisti, soprattutto per il suo impatto sulla deforestazione. Negli ultimi anni, però, l’industria ha cercato di migliorare le proprie performance ambientali, adottando standard come quelli della Roundtable on Sustainable Palm Oil.

Gli investimenti sostenibili non sono un optional

Con consumatori sempre più informati e attenti agli impatti sociali e ambientali dei prodotti, gli investimenti sostenibili non sono più un optional, ma un obbligo competitivo. “Le nuove generazioni sono molto più consapevoli: vogliono sapere se i prodotti che acquistano sono sostenibili e circolari”, ha osservato Chen.

Secondo Faris, aziende leader come JPG hanno anche la responsabilità di assicurare che gli operatori più piccoli non vengano esclusi. L’azienda ha infatti sviluppato un programma di inclusione per i piccoli produttori, aiutandoli a migliorare le pratiche agronomiche e a ottenere la certificazione di sostenibilità.

L’articolo originale è stato pubblicato su Fortune.com.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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