Cybersicurezza: la risposta dello Stato contro i rischi digitali

Bruno Frattasi direttore generale Agenzia per la cybersicurezza nazionale

Intervista al Prefetto Bruno Frattasi, Direttore Generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale, su investimenti, minacce (ransomware e DDoS) e difesa nazionale, incluse le Pmi e l’integrazione civile-militare.

Mentre la tecnologia evolve rapidamente con essa crescono anche i rischi informatici che minacciano cittadini, imprese e infrastrutture. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale è la risposta dello Stato per contrastare i pericoli che si annidano all’interno di questo mondo sempre più radicato in ogni aspetto della nostra vita. Ne parliamo con il Prefetto Bruno Frattasi, Direttore Generale dell’Acn. 

Prefetto Frattasi, quali sono gli investimenti che il governo sta attuando per implementare un settore strategico come quello della cybersicurezza?

Abbiamo a disposizione fondi strutturali nazionali che utilizziamo per incrementare la capacità di resilienza cibernetica del nostro Paese. Sono fondi che riguardano sia la spesa corrente sia quella di investimento. L’Agenzia per la Cybersicurezza li gestisce con una funzione di raccordo rispetto a tutte le altre amministrazioni beneficiarie, chiamandole a un tavolo di confronto per indirizzare le risorse verso progetti concreti. Inoltre, disponiamo di risorse europee anche provenienti dal dispositivo next generation Eu e quindi allocate nella missione 1 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Negli ultimi tre anni, con oltre 620 mln di euro provenienti dal Pnrr, sono stati gestiti interventi di resilienza cibernetica a favore di istituzioni e amministrazioni pubbliche, centrali e locali. Partecipiamo anche a progetti comunitari finanziati dal Centro di coordinamento europeo – Eccc con fondi destinati alla ricerca, sviluppo e al trasferimento tecnologico. Quanto allo sviluppo dell’AI l’obiettivo è creare in Italia delle vere e proprie factory di intelligenza artificiale che mettano insieme ricerca accademica e imprese per trovare le risposte necessarie a tutelare e implementare la nostra capacità industriale e rafforzare naturalmente la prevenzione e il contrasto della minaccia cibernetica

Quali sono le minacce che dobbiamo affrontare?

Le minacce sono diverse. La principale, in questo momento, arriva dai ransomware, un tipo di malware che limita l’accesso al dispositivo che infetta, cifrandone i dati. È preoccupante perché combina la distruzione del capitale informativo con un la richiesta di un riscatto economico per recuperarlo. Ad attuare questa minaccia, poi, solitamente non sono dei singoli attori isolati ma vere e proprie filiere criminali. Pagare la somma richiesta è sbagliato perché alimenta queste organizzazioni rendendole sempre più forti. Un’altra minaccia rilevante è rappresentata anche dagli attacchi DDoS, che abbiamo iniziato a conoscere soprattutto in concomitanza con la guerra in Ucraina. Ricordo che al mio insediamento, nel marzo del 2023, un gruppo di hacker filorussi organizzò delle campagne di DDoS contro l’Italia. Ai tempi siamo riusciti a resistere ma oggi abbiamo migliorato nettamente le nostre capacità di difesa. Insieme a queste minacce ne esistono anche di meno visibili, come lo spionaggio industriale condotto da attori state sponsored che mirano ad ottenere vantaggi competitivi nel settore economico e finanziario. 

Come ci si difende da questi attacchi? 

Prima di tutto bisogna rafforzare le difese informatiche delle infrastrutture criticheL’Agenzia monitora quotidianamente le possibili minacce e allerta migliaia di soggetti della nostra constituency mettendoli in condizione di reagire. Ad esempio, se andiamo a guardare gli attacchi DDoS, un tempo i servizi digitali colpiti restavano offline per ore, adesso invece rimangono operativi o, al massimo, inattivi per tempi relativamente brevi. Siamo cresciuti nella capacità di resistenza. Questo è avvenuto anche grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale: da un lato, infatti, chi attacca la usa per rendere i colpi più potenti ma noi dall’altro possiamo renderla alleata per difenderci meglio.

L‘Italia è un Paese costituito soprattutto da piccole e medie imprese. Queste realtà spesso hanno meno consapevolezza dei pericoli digitali, come possono proteggersi?

Le Pmi purtroppo in questi anni hanno investito poco in sicurezza digitale. È anche una questione culturale. L’imprenditore, che si concentra sul profitto, spesso ha preferito investire altrove. La pandemia poi ha rappresentato uno spartiacque: con lo smart working forzato il digitale è diventato una questione essenziale sia nel privato sia nel lavoro e gli hacker ne hanno approfittato. 

E così, anche se la consapevolezza sta lentamente crescendo, le piccole imprese rimangono vulnerabili. Oggi il patrimonio informativo di un’azienda è quasi tutto digitalizzato, se un data center viene colpito da ransomware e non ci sono dei backup adeguati, si rischia il fallimento.

Cosa comporta l’atto di intesa tra la Difesa e l’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale? 

È un argomento fondamentale. Sappiamo che il contesto internazionale è segnato da conflitti accesi e che la guerra tradizionale, fatta con carri armati e missili, lascia ampio spazio a strumenti digitali: di questi tempi un drone da poche migliaia di dollari può distruggere un carro armato da milioni di euro senza perdite umane. La guerra digitale è diventata una realtà. Anche per questo motivo abbiamo sottoscritto un accordo che prevede l’arrivo in Agenzia di un nucleo della Difesa guidato da un alto ufficiale che si integrerà con le nostre attività di interesse comune. Anche in ambito Nato, l’integrazione civile-militare è da tempo una realtà evoluta. Del resto, in Italia il nostro ecosistema di difesa informatica non è affidato ad un solo attore e si fonda, infatti, su quattro pilastri: la nostra Agenzia, civile e sotto la presidenza del Consiglio, la Polizia Postale per il cybercrime, l’intelligence per la raccolta informativa e la Difesa per la Cyber defense.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di novembre 2025 (numero 9, anno 8)

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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