La battaglia globale sui chip subisce una nuova inversione con il presidente degli Usa, Donald Trump, che ha annunciato sul suo social ‘Truth’ che Nvidia potrà riprendere l’esportazione dei suoi chip verso la Cina. Tuttavia, ci sarà un vincolo importante da rispettare: la società potrà vendere solo gli H200 della gamma Hopper, ma non i più avanzati Blackwell, lanciati nel 2024.
Nello specifico Trump ha affermato di aver comunicato al presidente cinese Xi Jinping che gli Stati Uniti avrebbero consentito a Nvidia “di spedire i suoi prodotti H200 a clienti approvati in Cina, a condizioni che consentano di mantenere una forte sicurezza nazionale. Il presidente Xi ha risposto positivamente”.
Trump ha aggiunto che “il 25% sarà pagato agli Stati Uniti d’America“, senza fornire dettagli sull’accordo. Ha affermato che lo “stesso approccio” per consentire l’esportazione di chip si applicherebbe anche ad altri importanti produttori americani come Amd e Intel.
La svolta nel controllo delle esportazioni potrebbe rappresentare un incremento di fatturato multimiliardario per Nvidia se la Cina consentirà alle aziende di acquistarle. Ieri, a seguito della notizia, le azioni Nvidia sono salite dell’1,7%.
La contestazione dei senatori democratici
La decisione di Trump è stata contestata dai senatori democratici, tra cui Jeanne Shaheen e Chris Coons, i due principali esponenti democratici della Commissione Relazioni Estere del Senato, e Jack Reed, presidente democratico della Commissione Forze Armate del Senato. “L’annuncio dell’amministrazione Trump di consentire l’esportazione di chip di intelligenza artificiale avanzati H200 in Cina è un colossale fallimento economico e di sicurezza nazionale”, hanno affermato i senatori in una nota. “Gli H200 sono di gran lunga più potenti di qualsiasi cosa la Cina possa produrre e regalarli a Pechino sprecherebbe il vantaggio primario dell’America nella corsa all’intelligenza artificiale“.
La querelle dei chip Nvidia
I chip di Nvidia sono finiti più volte al centro della contesa internazionale sull’intelligenza artificiale, soprattutto per quanto riguarda l’esportazione dei suoi prodotti verso la Cina. Già in passato, infatti, l’amministrazione Trump aveva bloccato la vendita dei chip H20 – modelli meno potenti rispetto agli H200 – prima che venisse raggiunto un accordo che prevedeva una quota del 15% destinata agli Stati Uniti.
Le prime restrizioni significative sono arrivate durante il primo mandato di Donald Trump, quando l’export di semiconduttori avanzati verso Pechino è stato progressivamente limitato. Nvidia si è trovata costretta a progettare versioni depotenziate dei propri processori, come gli H20, specificamente destinate al mercato cinese, nel tentativo di rispettare le soglie imposte dalle autorità statunitensi.
Con l’amministrazione Biden, la linea restrittiva non solo è stata confermata ma rafforzata. A partire dal 2022, i controlli all’esportazione sono diventati più dettagliati e stringenti, colpendo non soltanto le prestazioni pure dei chip, ma anche la loro capacità di interconnessione e di utilizzo in sistemi su larga scala. Anche in questa fase Nvidia ha cercato di adattarsi, proponendo nuovi modelli conformi alle regole, ma il margine di manovra si è progressivamente ridotto.

