Antonio Pisante (Yellow Tech): “Formare sull’AI con un metodo pratico e mettendo al centro l’Umano”

Antonio Pisante (Yellow Tech), AI

Sono passati quattro anni da quando nel 2022 è esplosa ChatGpt e l’AI è diventata sempre più democratica. Ma non può esserci democrazia senza conoscenza.

“L’AI ha un impatto su tutti i lavoratori da computer ma dare gli strumenti non basta, bisogna formare le persone a utilizzarli in modo appropriato ed efficace”, spiega Antonio Pisante, che dopo aver lavorato nell’ambito della consulenza strategica e degli investimenti in startup tecnologiche ha fondato Yellow Tech, in quello stesso 2022, per supportare attivamente le aziende italiane nell’adozione dell’AI. Yellow Tech collabora con oltre 500 realtà (come Amazon, Generali e Bocconi); ha più di 200 formatori attivi e conta oltre 15.000 persone formate, oltre ad aver dato vita all’Italian Tech League, insieme a Veliu e con la partnership di Vento e Italian Tech Week, si tratta della prima competizione italiana di hackathon AI dove si sfidano i maggiori talenti tech da tutta Europa.

Italian Tech League

Dottor Pisante quali opportunità vede ancora oggi nella democratizzazione dell’AI?

In questi anni le AI sono diventate sempre più intelligenti. Un anno fa sono comparsi i primi modelli di ragionamento che letteralmente si prendono del tempo per darci una risposta, questo ha permesso a molti di loro di raggiungere performance sempre più elevate. Questi modelli sono già a disposizione di aziende e PA.

Io ormai do per scontato di cercare un’informazione su un documento, scrivere una mail o un testo lungo utilizzando l’AI. Questi sono solo utilizzi basici che ormai sono entrati nel quotidiano, ma ce ne sono tanti altri che sono più avanzati.

Quali sono le sfide maggiori che Yellow Tech e le aziende del suo settore affrontano ogni giorno?

È tutto completamente nuovo. Non c’è un manuale su come portare le AI nelle aziende o nella PA. Stiamo costruendo tutto da zero, su nuovi paradigmi.

Fino a qualche anno fa, occorreva una persona che avesse studiato e fosse formata e questa era l’Intelligenza, un bene scarso. Oggi è un bene abbondante ed economico ma le persone non sono abituate a strumenti così potenti e a un cambiamento così veloce.

Gli strumenti di AI a disposizione di studenti e lavoratori cambiano continuamente, rendendo rapidamente obsolete le conoscenze pregresse. Conta sapersi adattare a strumenti nuovi, questo non è facile ma è importante.

Su quali punti vi focalizzate per fare formazione in ambito AI?

Le attività formative che proponiamo variano a seconda dell’interlocutore. Quando andiamo nelle scuole proponiamo corsi per gli studenti e per il personale amministrativo, nelle aziende facciamo corsi per funzioni specifiche o per le leadership. Tuttavia, ci sono alcuni comuni denominatori.

La formazione è sempre pratica. Non spieghiamo mai com’è stato allenato un modello di AI. Quando facciamo formazione agli insegnanti in una scuola ci chiediamo come possiamo migliorare il lavoro a livello di tempo e di qualità e quali strumenti fornirgli, da lì la formazione procede osservando i vari casi d’uso. Come facciamo la preparazione delle lezioni con un dato strumento o la correzione dei compiti con un altro? Quando parlo di formazione pratica intendo che tutti i partecipanti sono lì col computer e ci mettono la testa. La formazione, inoltre, si concentra su gruppi piccoli e personalizzati.

Quali processi può semplificare l’AI nel mondo della scuola, dell’azienda e della PA?

Nel mondo della scuola, dove ogni giorno gli studenti hanno a che fare con gli insegnanti, può essere utilizzata per una valutazione formativa personalizzata, per la gestione delle pratiche amministrative, per il supporto agli studenti con Bes (Bisogni educativi speciali) riadattando per loro programmi e contenuti o per la traduzione di materiali per gli studenti stranieri.

Nel mondo della PA si potrebbe usare per risposte automatizzate nelle FAQ, per l’analisi documentale, per rendere più efficienti le gare, il back office, la protocollazione e lo smistamento. Quando parliamo di scuole e PA ovviamente occorre sempre tener presente il Gdpr (regolamento europeo sulla privacy) e avere la centralità dell’Umano come punto fermo.

Per le aziende dipende da chi sperimenta di più, automatizzando maggiormente per accrescere la propria competitività e da chi lo fa di meno.

Come le aziende europee nell’ambito dell’AI possono essere competitive, tenendo conto delle varie regolamentazioni a favore degli utenti?

L’attenzione agli utenti può essere un punto di forza perché loro daranno peso a questo quando dovranno fare delle scelte. Per me la prima cosa essenziale per le aziende italiane è scegliere gli strumenti di AI e regolamentarli, perché oggi non danno gli strumenti giusti ai dipendenti e questi possono usare quelli che vogliono, spesso le versioni private e questo porta dei rischi. Ciò succede anche nella scuola e nella PA.

Occorre scrivere un documento di policy sull’AI con gli strumenti utilizzabili, cosa si può fare con essi e quali dati si possono essere utilizzabili.

Una volta che i dipendenti hanno chiaro questo, l’azienda può partire e si possono cogliere tutti i vantaggi in termini di produttività e competitività.

Parlando dell’Italian Hackathon League, come siete arrivati a questo evento e quale potenziale vedete in una manifestazione come questa?

L’idea di questo hackathon è nata l’estate scorsa dalla volontà di coniugare la necessità di un approccio pratico e la centralità della connessione tra AI e Umano.

La soluzione è stata mettere cento persone in una stanza a costruire robe complicate, dando loro una sfida difficile da portare a termine con un premio in denaro. Lo abbiamo voluto fare con un partner europeo importante come Lovable, azienda svedese di AI, costruendo il suo ingresso in Italia con questo hackathon e la ricezione è stata pazzesca.

Da lì è arrivato un secondo hackathon con un altro partner e da questi hackathon abbiamo voluto creare una league, grazie anche a Vento che organizza l’Italia Tech Week.

L’idea era quella di un torneo che avesse la sua finale proprio all’interno di questa manifestazione per incentivare ancora di più i partecipanti a impegnarsi.

Credo che questo evento possa diventare un riferimento per chi vuole sperimentare con le AI, sia a livello italiano che europeo, per creare sempre maggiori connessioni. Vogliamo farlo sempre più in grande per diffondere la conoscenza dell’AI a sempre più persone.

Poste Italiane Dic 25

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