Iran, la nuova era della guerra: con l’AI bombe più veloci del pensiero

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L’AI è entrata nelle “war room” e, secondo gli esperti, è destinata a rimanerci a lungo.

Nonostante il Presidente Donald Trump abbia ordinato alle agenzie federali e ai contractor militari di interrompere i rapporti d’affari con Anthropic, le forze armate degli Stati Uniti avrebbero utilizzato Claude, il modello di AI della società, durante l’attacco contro l’Iran, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal.

Ora, alcuni esperti sollevano preoccupazioni sull’impiego dell’AI nelle operazioni belliche. “La macchina AI formula raccomandazioni sugli obiettivi da colpire, il che per certi versi è molto più rapido della velocità del pensiero”, ha dichiarato al Guardian Craig Jones, autore di The War Lawyers: The United States, Israel, and Juridical Warfare, un saggio che esamina il ruolo dei legali militari nei conflitti moderni.

In una conversazione con Fortune, Jones, docente di guerra e conflitti presso la Newcastle University, ha affermato che l’AI ha accelerato notevolmente la “kill chain”, riducendo i tempi dall’identificazione iniziale del bersaglio alla sua distruzione finale. Ha inoltre aggiunto che i raid USA-israeliani in Iran, che hanno portato alla morte dell’Ayatollah Ali Khamenei, potrebbero non essere avvenuti senza il supporto dell’AI.

“Sarebbe stato impossibile, o quasi impossibile, agire in quel modo”, ha spiegato Jones a Fortune. “La rapidità dell’esecuzione, unita alla portata e al volume degli attacchi, credo siano stati resi possibili dall’AI”.

Il Pentagono ha richiesto l’aiuto delle società di AI per accelerare e migliorare la pianificazione bellica, siglando nel 2024 una partnership con Anthropic che è naufragata la scorsa settimana a causa di divergenze sull’uso del modello Claude. Tuttavia, OpenAI ha prontamente stretto un accordo con il Pentagono, mentre xAI di Elon Musk ha raggiunto un’intesa per l’utilizzo del proprio modello, Grok, in sistemi classificati. L’esercito statunitense utilizza inoltre il software della società di data-mining Palantir per ottenere insight basati sull’AI a supporto dei processi decisionali.

L’AI sul campo di battaglia

Jones ha sottolineato come l’Air Force statunitense utilizzi da anni la “velocità del pensiero” come parametro di riferimento per il ritmo del decision-making. Ha ricordato che il tempo intercorso tra la raccolta di intelligence, come la ricognizione aerea, e l’esecuzione di una missione di bombardamento poteva richiedere fino a sei mesi durante la Seconda Guerra Mondiale e la guerra del Vietnam. L’AI ha drasticamente accorciato tale cronologia.

Il ruolo chiave degli strumenti di AI nelle sale di comando è quello di analizzare rapidamente enormi quantità di dati. “Parliamo di terabyte e terabyte di dati”, ha affermato Jones, “da immagini aeree a human intelligence, fino a dati provenienti da internet e tracciamento di telefoni cellulari; qualsiasi cosa”.

Amir Husain, coautore di Hyperwar: Conflict and Competition in the AI Century, ha spiegato che l’AI viene utilizzata per comprimere il quadro decisionale dei militari statunitensi: osservare-orientare-decidere-agire. Husain ha precisato che l’AI gioca già un ruolo significativo nell’osservazione — ovvero nell’interpretazione di dati satellitari ed elettronici — nel decision-making a livello tattico e nella fase di “azione”, specificamente attraverso droni autonomi che devono operare senza guida umana quando i segnali sono disturbati. Alcuni di questi droni sono di fatto imitazioni degli stessi droni autonomi Shahed dell’Iran.

L’AI è apparsa anche su altri fronti. Secondo le cronache, Israele avrebbe utilizzato l’AI per identificare obiettivi di Hamas durante il conflitto. Inoltre, i droni autonomi sono in prima linea nella guerra tra Russia e Ucraina, dove entrambi gli schieramenti impiegano varianti di tecnologie autonome.

Rischi moltiplicati

Tuttavia, Jones ha segnalato diverse preoccupazioni riguardo alla guerra assistita dall’AI. “Il problema, quando si aggiunge l’AI, è che si moltiplicano — di ordini di grandezza, oserei dire — i margini di errore”, ha avvertito Jones.

Certamente, ammette Jones, l’errore umano esiste con o senza la tecnologia AI, citando l’invasione dell’Iraq del 2003 come un conflitto basato su una raccolta di intelligence errata. Ma ha aggiunto che l’AI potrebbe esacerbare tali sbagli a causa dell’immensa mole di dati analizzati dalla tecnologia.

Esiste inoltre una serie di questioni etiche sollevate dalla guerra con AI, principalmente legate alla responsabilità (accountability), un aspetto che secondo Husain la Convenzione di Ginevra e le leggi sui conflitti armati impongono già agli stati di rispettare. Con l’AI che sfuma i confini tra il processo decisionale della macchina e quello umano, Husain sostiene che la comunità internazionale debba garantire che la responsabilità umana sia attribuita a ogni azione sul campo di battaglia.

“Le leggi sui conflitti armati richiedono di individuare un colpevole fisico”, ha concluso Husain. “L’individuo deve essere ritenuto responsabile, a prescindere dal livello di automazione utilizzato sul campo”.

Questo articolo è apparso originariamente su Fortune.com

Poste Italiane Dic 25

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