In occasione dell’evento Unlock Talents by Powered Ecosystem. People First alla LET EXPO di Veronafiere, Fortune ha incontrato l’atleta torinese e ha toccato con mano la determinazione che la sostiene: una forza tale da ispirare un sistema a favore dei giovani atleti-studenti.
Sulla valorizzazione del talento scorrono spesso fiumi di parole e di inchiostro senza che ci sia un’idea concreta di che cosa sia questo talento da valorizzare. Poi, quando di persona incontri sia il talento, sia la rete pronta a valorizzarlo tutto si fa più chiaro, quasi urgente. Perché no, non è qualcuno che incontri tutti i giorni. Greta De Salvia è un’amazzone torinese di 18 anni, sospinta dall’energia della sua età e da una consapevolezza che rispecchia un animo più adulto. È il primo talento su cui investe il network BeGreat che, a dirla tutta, è proprio nato per sostenere la carriera di Greta e che si propone di fare lo stesso con altri atleti meritevoli: quelli che, nella prima parte della loro vita, decidessero di dedicarsi in parallelo allo sport e allo studio con uguale passione. Attenzione, non si tratta di un’agenzia di promozione che cerca sponsor come già tante ne esistono.
L’aspetto economico è centrale, ma per BeGreat ha senso solo se è legato a una visione: quella di creare il microclima in cui questi talenti dello sport (e della vita) possano sbocciare e profumare l’aria di una gioventù che non è solo social e crisi esistenziali, ma soprattutto impegno e costanza, studio e disciplina.
L’occasione per conoscere BeGreat e Greta De Salvia arriva a Verona, a margine di LET EXPO, manifestazione dedicata al trasporto e alla logistica sostenibile, promossa da ALIS a Veronafiere. È qui che è stato organizzato ‘Unlock Talents by Powered Ecosystem. People First’, evento di networking con cui BeGreat ha riunito campioni olimpici, istituzioni, università, ricercatori, imprese e giovani per riflettere su come si costruisca un ecosistema capace di trasformare il talento in valore sociale ed economico.
Nelle due ore di incontro testimonianze, racconti e casi concreti hanno confermato la necessità di una mission come quella di BeGreat: costruire una piattaforma capace di mettere in relazione educazione e sport, scienza e impresa, creando nuove opportunità per i giovani talenti, che non dovrebbero più scegliere se dedicarsi allo studio o allo sport. Potrebbero semplicemente impegnarsi al massimo su entrambi i fronti. E brillare.
Centrale e assolutamente sinergica a questa visione è il ruolo della scuola e, soprattutto, dell’università. Gli atleti non rimangono campioni per tutta la vita e devono avere la possibilità di creare le basi del loro futuro dopo l’agonismo, anche in ambiti che non riguardano la disciplina sportiva cui hanno dato lustro. “Su questo punto”, spiega ai microfoni di Fortune Andrea Catizone, avvocata che sostiene la causa di BeGreat.
“Si sta concentrando anche la Ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, che ha voluto proprio che si lavorasse sulla doppia carriera insieme ad altri ministeri – dello Sport, della Pubblica Istruzione, della Salute – fino al decreto che rende possibile la dual career”.
Come succede nelle università americane, ad esempio, e come ora accade in Italia con il percorso studente-atleta Luiss Sport Program, che all’incontro di Verona è stato presentato dal direttore sportivo Paolo Del Bene insieme ai campioni olimpici di scherma Giorgio Avola e Chiara Mormile.
Sapore di Olimpiadi anche con Luigi Busà, medaglia d’oro di karate alle Olimpiadi di Tokyo 2020, mentre il contributo di Paolo Longhi di I’mPossible ha raccontato l’impegno per promuovere modelli positivi per le nuove generazioni. Anche la dimensione culturale e narrativa del talento ha avuto una sua rappresentazione attraverso le parole di Jacopo Gubitosi, General Manager del Giffoni Film Festival (il festival di cinema per ragazzi numero uno al mondo) che ha illustrato come le comunità giovanili possano diventare audaci motori di cambiamento sociale. E poi spazio anche scienza e ai dati nella performance e nel benessere con Andrea Castagnetti della Fondazione Italiana Biologi; Giovanni Palazzi, CEO di ChainOn e presidente di StageUp, e Ernesto Di Iorio di Vection Technologies. Perché la tecnologia e l’Intelligenza Artificiale riguardano ovviamente anche lo sport.
Greta De Salvia arriva a Verona dopo una mattinata a scuola, a riprova che la disciplina e la dedizione danno priorità molto nette alla sua agenda. Nonostante il sudoku dei suoi impegni, Greta si presenta puntuale, affabile, educatissima e soprattutto pronta a rispondere a tutte le domande di Fortune.
Sei il primo talento su cui investe BeGreat. Come vivi questa grande opportunità e anche grande responsabilità?
Essere sostenuti da BeGreat per me è un grande orgoglio e, come hai detto tu, una grande opportunità e una grande responsabilità. Per questo ogni giorno porto nel mio cuore i valori dello sport che supporta.
Tutto il team di BeGreat riesce a sostenermi nei momenti più difficili ed è un po’ quella fiamma che mi tiene accesa anche quando il gioco si fa un po’ più duro. Sono veramente fiera di questo e, ovviamente, sento la responsabilità di portare avanti i valori che sostiene nel mio sport e fuori dal campo.
I valori che sostiene BeGreat in fatto di sport sono disciplina e dedizione, lontano da certi divismi che conosciamo. Per te che cosa sono lo sport e la disciplina?
Io posso dire di essere nata con questi valori, perché appartengo a una famiglia di sportivi. La disciplina ha sempre fatto parte della mia educazione – e di questo sono infinitamente grata ai miei genitori – ed è il filo conduttore della mia vita che ho portato nello sport, nelle relazioni, nella scuola. È uno stile di vita che credo possa migliorare la qualità di vita di tanti giovani, ma non solo.
Sicuramente ti serve tanta disciplina anche per organizzare le tue giornate che sono fatte sì di sport, ma anche di studio. Stai finendo il liceo scientifico internazionale, da settembre sarai una studentessa alla Luiss. Un consiglio ai tuoi coetanei per conciliare tutte le attività che fanno parte della vostra vita.
Individuare da subito la propria passione. Io ho scoperto la mia a sette anni. Si può scoprire prima o molto dopo, ma l’importante è trovarla, seguirla e non farsi mai abbattere da tutte le problematiche e gli ostacoli che la vita può presentarti, continuando con piccoli obiettivi ad alzare sempre l’asticella e lavorare per quella fiammella che ti fa svegliare tutte le mattine.
Poi, per gestire tutto e organizzare la propria vita, penso che sia importante prendersi anche un po’ il tempo per riflettere sulle cose che facciamo con calma e vivere il momento, senza lasciarsi investire dal turbine dei social e dal resto.
A proposito di social, che rapporto hai con loro?
Ho un bel rapporto. Ci sono nata e “caduta dentro” come tutta la mia generazione, ma penso che siano uno strumento molto importante ed efficace, in grado di aprirci nuove opportunità sicuramente. L’importante è non cadere nell’invasione di informazioni che ci travolge, ma vivere le cose con calma e selezionare molto quello che ci interessa e quello che vogliamo fare, non continuare ad assecondare l’algoritmo.
Inviti i tuoi coetanei a prendersi del tempo per riflettere su loro stessi. Immagino che tu lo abbia fatto, quindi vorrei chiederti qual è il tuo punto di forza e qual è invece l’aspetto che identifichi ancora in divenire?
Un mio punto di forza penso sia sempre stato il coraggio in tutti gli sport che ho praticato – e penso anche nella vita – e allo stesso tempo la riflessione: tendo sempre a prendermi i miei momenti sia prima, sia dopo tutto quello che mi succede in campo, gli allenamenti, le gare.
Analizzo tutto con molta calma, anche fuori dal campo sportivo. Invece, l’aspetto che migliorerei è la fiducia in me stessa nei momenti più difficili: al momento sono fortunata, ho il team di BeGreat che mi aiuta sotto questo aspetto, ma sicuramente migliorerò.
In tema di leadership si dice che dagli errori si impara più che dai successi. Per te è così?
È assolutamente vero. Come dicevo personalmente cerco sempre di capire tutti i problemi che stanno dietro l’errore, sia in allenamento, sia anche in gara insieme agli istruttori. Penso che sia importante anche dopo una competizione finita bene, una vittoria, prendersi del tempo per ribilanciarsi, ritararsi e riniziare a lavorare da lì e trovare gli errori anche nella vittoria.
A proposito di gare, quali sono le competizioni che hanno segnato dei punti fondamentali nella tua carriera e quali sono le tue ambizioni prossime?
Proprio qui a Verona, mi piace ricordare Fiera Cavalli 2023 in cui ho portato due dei miei cavalli e sono arrivata prima e seconda nel Gran Premio Coppa delle Regioni. Invece un mio obiettivo sono sicuramente diverse Coppe delle nazioni, Europei e le Olimpiadi.
Dal prossimo anno sarai studente-atleta nel percorso dedicato alla Luiss. Come hai scoperto questa opportunità?
Attualmente sto frequentando il quinto anno di liceo scientifico Cambridge al convitto nazionale di Torino. La mia scuola ha proposto questa iniziativa per conoscere la Luiss; quindi, come tutti gli studenti mi sono andata a informare. Poi mi sono iscritta all’esame, ho passato il test e sono entrata a far parte di questo bellissimo programma che mi porterà al Maneggio della Farnesina, dove mi sta già seguendo il tecnico Marco Ciucci insieme alla mia attuale istruttrice, Jane Richard. Stiamo già iniziando a insomma conoscerci per spianarci la strada per il futuro.
Proprio l’istruttore federale Marco Ciucci, direttore sportivo SIR Farnesina, ci saluta a fine intervista dandoci conto dell’impegno che serve ai suoi ragazzi per diventare sportivi top level: “Si parte da un’educazione di base sulla gestione del cavallo da terra, per capire tutte le esigenze che ha. Poi si sale in sella, si lavora sulla tecnica, sugli errori da correggere e avanti così sul lungo percorso per diventare professionisti. Ragionare come un professionista fin dall’inizio ti fa essere, secondo me, un atleta migliore nel futuro”.
