OpenAI registra il più grande round di finanziamento della sua storia: 122 miliardi di dollari con una valutazione di 852 miliardi. Un round che l’azienda guidata da Sam Altman preparava da tempo.
Amazon investe 50 mld. Nvidia ne investe 30. Softbank, che per puntare tutto su OpenAI ha venduto proprio le sue quote Nvidia, altri 30. Ci sono poi tanti colossi del venture capital: Andreessen Horowitz, MGX (il fondo di Abu Dhabi), D.E. Shaw Ventures, T. Rowe Price. e TPG. Oltre 3 mld sono stati raccolti da investitori individuali attraverso i canalai bancari e la ARK Invest di Cathie Wood.
Un modo per “dare a più persone l’opportunità di condividere la crescita di OpenAI e l’era dell’AI”. Gli accordi rappresentano i più grandi collocamenti privati di questo tipo, ha detto Sarah Friar, direttore finanziario di OpenAI, convinta che l’accesso finanziario delle persone alle potenzialità aperte da OpenAI faccia parte dell’obiettivo di lavorare “a beneficio dell’umanità”.
I soldi sono legati a determinati obiettivi. In particolare, Amazon verserà 35 mld in caso di quotazione in Borsa o se OpenAI riuscirà a raggiungere la tanto agognata (e passata in secondo piano rispetto all’urgenza di fare profitti) Agi, l’intelligenza artificiale generale.
Il round di OpenAi è un altro step nella corsa alle Ipo di quest’anno, dove gli altri contendenti per il trono di quotazione più ricca sono i rivali AI di Anthropic e la Space X di Elon Musk.
La stessa apertura agli investitori retail è importante da questo punto di vista: avranno un ruolo anche nelle quotazioni nei prossimi 12 mesi.
La raccolta di OpenAI sarà destinata all’infrastruttura – con la società che ha recentemente aggiustato il tiro sulla sua strategia per i data center e allo sviluppo di una nuova app per ChatGpt, potenziata con Codex e agenti AI. OpenAI ha anche cancellato Sora, la piattaforma per la creazione video, e le chiacchierate ‘chat erotiche’ all’interno del suo tool, mentre si rifocalizza sulle fonti di entrate più sostanziose. Al momento, i ricavi sono arrivato a 2 mld di dollari al mese, tra utenti privati e imprese.

