Wayve è la scaleup che può far diventare la guida autonoma una realtà nel mondo. Ci crede anche il capo di Stellantis, Antonio Filosa. Ne abbiamo parlato con il Ceo, Alex Kendall.
L’intuizione dietro il nome della startup Wayve è nata in Sicilia, a Ragusa Ibla, mentre il neozelandese Alex Kendall imprecava perché sulle coste siciliane non si vedevano onde (waves) da cavalcare. Era il 2017, e il futuro Ceo della startup stava studiando in una delle ‘scuole’ di computer vision più famose tra gli esperti di AI: l’International Computer Vision Summer School, che riunisce da anni alcuni dei maggiori esperti mondiali del settore. Il nome non c’era ancora, ma da tempo Kendall lavorava a una soluzione per rendere realtà una delle grandi promesse non ancora mantenute del tech, la guida autonoma dei veicoli.
Proprio quell’anno avrebbe fondato la startup che da allora è cresciuta, e parecchio. Il 2026 potrebbe essere l’anno di Wayve. Grazie a uno dei maggiori round di investimento della storia Uk ed europea (1,5 mld di dollari, valutazione totale 8,6 mld) l’unicorno britannico guidato da Kendall potrebbe prendersi la testa della corsa alla guida autonoma, sorpassando le americane Tesla e Waymo.
Il segreto? Un software capace di integrarsi in qualsiasi veicolo “così com’è”. Alex Kendall, co-fondatore e Ceo di Wayve, ha le idee chiare: il 2026 segna l’inizio di un’accelerazione senza precedenti grazie a una raccolta fondi interamente in equity alla quale partecipano giganti del tech, della finanza e partner dell’automotive, pronti a installare i software Wayve sulle loro auto. I nomi sono pesanti: Microsoft, Nvidia, Uber, Mercedes-Benz, Nissan e una Stellantis alla disperata ricerca di nuove strategie per il futuro.
Mentre solitamente queste operazioni passano per i rami di venture capital aziendali, con Wayve è stato direttamente Antonio Filosa, Ceo del Gruppo, a scendere in campo. “Ho un rapporto fantastico con Antonio – dice Kendall – L’ultima volta che ci siamo visti a Londra, stavamo andando da una riunione all’aeroporto e siamo rimasti bloccati nel traffico per due ore. Abbiamo passato quel tempo insieme all’interno del nostro veicolo autonomo: è stato un momento perfetto per fargli testare l’esperienza, mentre la nostra AI ci portava a destinazione. Antonio, così come John Elkann e i vertici di Nissan e Mercedes, crede profondamente in quello che stiamo facendo”.
Il motivo si intreccia profondamente con lo stato dell’automotive attuale: nonostante Kendall sia convinto che il futuro del settore sia elettrico, l’AI di Wayve funziona su qualsiasi veicolo, anche a combustione interna. Una buona notizia per chi, come Stellantis, ha rinnegato parte dei suoi piani di transizione proprio dando la colpa a un ottimismo eccessivo verso la propulsione a batterie.
Una tecnologia ‘neutra’
A differenza di competitor che puntano su mappe molto dettagliate o hardware costosi, Wayve utilizza la Embodied AI, che impara a guidare come un essere umano attraverso l’esperienza visiva e la risposta dei guidatori.
Un minimo di hardware di base serve, naturalmente: sensori, telecamere, radar degli automaker che diano al software di Wayve occhi e orecchie per navigare il traffico. Lo spartiacque del 2026 è anche normativo, essendo una tecnologia su cui puntano Ue e Onu, che collaborano per un set di regole globali.
Interrogato sulla scelta di affidarsi esclusivamente al capitale di rischio anziché al debito Kendall spiega che in una azienda deep tech “investitori come Microsoft, Nvidia e SoftBank sono con noi ‘in trincea’ da un decennio”. Il debito, spiega, è utile quando hai flussi di cassa consolidati; per portare un’innovazione da zero a uno, serve una visione condivisa sul valore futuro. Arriverà presto una quotazione? “Nessuna timeline al momento. Siamo concentrati sui traguardi del rollout commerciale, e una volta che li avremo raggiunti, potremmo prenderla in considerazione”.
Mentre molti attori dell’AI generativa sembrano allentare in alcuni casi l’attenzione sulla sicurezza, Kendall rimane fermo sulla necessità di un approccio etico, specialmente nello sviluppo di codice critico per la sicurezza stradale.
E l’uso militare della tecnologia? Possibile che nessun attore nazionale abbia chiesto a Wayve di montare l’AI sui mezzi per l’esercito? Il Ceo dice che “la maggior parte dell’interesse che riceviamo proviene da case automobilistiche, fornitori, operatori di flotte e trasporto pubblico. Non abbiamo esaminato la difesa o dato priorità a qualsiasi interesse arrivato da questo settore. Mentre la nostra tecnologia AI può essere applicata a qualsiasi veicolo che si muove, la nostra strategia aziendale è quella di concentrarci sulle auto: risolvere la tecnologia per ambienti urbani densi è un vantaggio unico. Entrare nelle applicazioni minerarie, industriali o di difesa non è sulla nostra tabella di marcia, per ora”.
La missione di Kendall, non cambia: insegnare alle macchine a vedere e guidare, rendendo le strade più sicure per tutti, dalla caotica Londra a Milano (dove sono stati effettuati alcuni test: Wayve è la prima e unica azienda a testare la guida AI in oltre 500 città tra Europa e Nord America). Per arrivare fino alle montagne e alle spiagge della Nuova Zelanda, dove le onde non mancano.
La Timeline: Dai Robo-Taxi alle auto di proprietà
Kendall ha delineato una tabella di marcia precisa per la diffusione della tecnologia Wayve.
2026
Lancio dei test per robo-taxi supervisionati a Londra, con l’obiettivo di espandersi in 10 città nel mondo grazie alla partnership con Uber.
2027
Debutto del sistema sui veicoli di consumo. Sarà possibile acquistare un’auto privata dotata di tecnologia Wayve
2030
Scalabilità di massa. Wayve punta a integrare il proprio software in decine di migliaia di veicoli all’anno, rendendo l’autonomia uno standard per ogni produttore.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di aprile 2026 (numero 3, anno 9)

