Brescia Mobilità punta su innovazione, intermodalità e infrastrutture efficienti per migliorare la qualità della vita e la sostenibilità urbana.
Brescia sta affrontando la sfida della mobilità urbana con un approccio innovativo e integrato, che combina trasporto pubblico, car e bike sharing, infrastrutture e tecnologia digitale. Marco Medeghini, direttore generale di Brescia Mobilità, ci spiega come il vero cambiamento non risieda solo nelle app o nei sistemi di pagamento digitali, ma anche nella capacità di offrire servizi efficienti, vicini ai cittadini e in grado di migliorare concretamente la qualità della vita.

Brescia Mobilità opera in un contesto urbano che negli ultimi anni è cambiato rapidamente. Quali sono oggi le priorità strategiche della società?
A nostro avviso sono tre i concetti che devono procedere insieme: innovazione, integrazione e infrastrutturazione. Secondo l’azienda, parlare di innovazione senza un adeguato sistema di infrastrutture rischia infatti di essere riduttivo.
Negli ultimi anni sono stati compiuti passi avanti importanti anche sul piano dei servizi digitali – dalla possibilità di conoscere in tempo reale il passaggio degli autobus ai pagamenti tramite carta o smartphone – ma se il servizio non è efficiente o i tempi di spostamento restano troppo lunghi, la tecnologia da sola non basta a migliorare l’esperienza dei cittadini.
L’obiettivo resta quello di favorire lo shift modale, cioè il passaggio dall’auto privata al trasporto pubblico e ai sistemi di mobilità condivisa. Perché questo avvenga, però, è necessario che i diversi strumenti funzionino in modo coordinato e siano sostenuti da infrastrutture adeguate. In questa prospettiva Brescia Mobilità gestisce in maniera integrata metropolitana, autobus, parcheggi e servizi di bike sharing e car sharing.
In che modo il modello adottato a Brescia può rappresentare un riferimento per altre realtà metropolitane italiane?
La governance unitaria è quello che ci distingue e ci consente di gestire in modo integrato tutti gli aspetti della mobilità urbana: dal trasporto pubblico ai parcheggi, dalla sosta su strada alla manutenzione della segnaletica e alle affissioni. Questa gestione coordinata permette di affrontare le sfide della mobilità in maniera complessiva, senza separare le diverse componenti.
Credo che tutto questo possa essere assolutamente replicato in altre realtà, anche più grandi, che vogliano ottimizzare mobilità, sostenibilità e servizi ai cittadini. Questo approccio consente inoltre di gestire in modo strategico le differenze di rendimento tra le diverse attività: ad esempio, se la sosta funziona e rende bene, ma il trasporto pubblico arranca per mancanza di fondi, la società, nelle sue strategie, d’intesa con l’amministrazione può compensare e pianificare interventi coerenti, massimizzando l’efficienza complessiva del sistema, anche nell’ottica della sostenibilità, dove i proventi dei parcheggi, soprattutto i più centrali, possono, anzi devono, finanziare le modalità di spostamento più sostenibili per la città.
Questo per dire che l’insieme di tutte queste attività, se gestito in modo virtuoso, porta a ottenere risorse e capacità numeriche sufficienti per aumentare l’efficienza e finanziare nuovi investimenti.
Qual è l’equilibrio tra servizio pubblico, sostenibilità economica e innovazione tecnologica?
L’obiettivo centrale resta migliorare la qualità della vita urbana. Tuttavia, conciliare servizio pubblico, sostenibilità economica e innovazione tecnologica non è semplice, soprattutto in un contesto in cui il trasporto pubblico è ampiamente sottofinanziato.
Infatti il trasporto pubblico locale soffre storicamente di problemi strutturali. Quali riforme ritiene indispensabili a livello nazionale?
Le problematiche sono in gran parte legate alla disponibilità di risorse per la gestione e l’esercizio dei sistemi. Secondo noi, è fondamentale che le riforme a livello nazionale affrontino questo squilibrio. Negli ultimi anni il ministero delle Infrastrutture ha investito molto nel trasporto rapido di massa, con nuove linee di tram e metropolitana in città come Bologna, Firenze, Roma, Torino e Milano e Brescia.
Tuttavia, il Fondo Nazionale Trasporti, da cui le regioni attingono per finanziare l’esercizio dei servizi, non dispone di risorse sufficienti per coprire i costi operativi dei servizi esistenti, figuriamoci quelli delle nuove infrastrutture. Il risultato è che, pur disponendo dei fondi per costruire nuove linee, le città si trovano a dover sostenere spese di gestione elevate senza adeguato supporto economico.
Brescia è spesso citata come esempio sul fronte della mobilità sostenibile.
Abbiamo investito in modo significativo sul trasporto pubblico e sulla mobilità condivisa, puntando a servizi capillari e di qualità. Nel contesto bresciano, il bike sharing rappresenta un esempio concreto di attenzione ai cittadini: il sistema conta oltre 45mila abbonati, 100 postazioni fisse e diverse centinaia di biciclette.
La forza del servizio non sta solo nei numeri, ma nella capillarità e nella qualità: le postazioni sono vicine ai punti di partenza e arrivo dei cittadini, le biciclette sempre manutenzionate, sicure e funzionanti, con help point, telecamere, illuminazione e cura costante. Questo approccio dimostra come, anche in contesti tradizionalmente legati all’uso dell’auto – come testimonia la famosa Mille Miglia, evento storico di Brescia – sia possibile promuovere un cambiamento culturale.
Offrendo un servizio affidabile, sicuro e vicino ai cittadini, la mobilità sostenibile può diventare una scelta naturale, favorendo uno shift modale efficace e consolidando la fiducia della popolazione nelle soluzioni di trasporto pubblico e condiviso.
Guardando ai prossimi dieci anni, come immagina l’evoluzione della mobilità urbana?
Noi puntiamo molto sull’innovazione, ma crediamo che non sarà la tecnologia, da sola, a cambiare la mobilità. Cruciale sarà, invece, la capacità di impiegare le nuove tecnologie per rendere il sistema più semplice per le persone.
Guida autonoma, MaaS, digitalizzazione, applicazione dell’AI per sviluppare modelli predittivi arriveranno, ci sono già sperimentazioni di successo in corso, ma quello di cui le città hanno bisogno, oggi e domani, sono sistemi di mobilità integrata che rendano davvero possibile un ripensamento degli spazi pubblici.
Solo dove i sistemi riusciranno ad essere competitivi in termini di efficacia e comodità si potrà avere un’inversione nell’utilizzo, e quindi nella presenza fisica, di mezzi privati e dunque trasformazioni urbane potenti: più verde, più luoghi di aggregazione, più spazio per investimenti di qualità. A Brescia abbiamo una linea di metropolitana che ha cambiato in tredici anni il volto della città, avremo presto il tram elettrico, la rete si integra con bus e sharing, e sempre più si andrà verso servizi personalizzati e a chiamata.
L’obiettivo è costruire la mobilità del futuro intorno alle esigenze delle persone: quando questo accade, le città si trasformano, e diventano spazi che attraggono energie, relazioni e valore.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di aprile 2026 (numero 3, anno 9)
