La Gen Z si ribella all’economia con quella che viene definita “disillusionomics”. Per affrontare debiti che sfiorano le sei cifre, molti giovani trasformano la propria vita in una rete di fonti di reddito.
Che cosa succede quando una generazione cresce con promesse economiche che non si realizzano? La Gen Z può guardare ai millennial, segnati dalla crisi del 2008 e da una ripresa senza lavoro, che ha lasciato conseguenze profonde.
Oggi, però, i più grandi della Gen Z si avvicinano ai 30 anni con abitudini economiche diverse. Sono nati durante un cambiamento del sistema finanziario e mostrano un approccio distante da quello di chi ha vissuto quella crisi da adulto.
Molti appartengono ai cosiddetti “doom spenders”. Spendono centinaia di dollari per concerti o viaggi, alimentando la “YOLO economy” emersa nel 2021. Allo stesso tempo, hanno un debito medio personale di 94.101 dollari, il più alto tra le generazioni, ben superiore a quello di millennial e Gen X.
Non si tratta solo di cattiva gestione. Nel complesso, la visione economica della Gen Z rappresenta sia un rifiuto delle regole tradizionali sia un’assimilazione profonda della logica per cui tutto diventa valore economico.
L’economista Alice Lassman definisce questo approccio “disillusionomics”. Lo descrive come un modo per affrontare un futuro finanziario incerto e difficile da interpretare. Dopo un’esperienza accademica a Columbia e un’offerta di lavoro poi ritirata, Lassman ha raccontato la propria disillusione e ha iniziato a studiare questo fenomeno.
Secondo Lassman, la Gen Z non si limita a reagire a una crisi, come i millennial. Molti erano ancora molto giovani nel 2008. Questo li rende più scettici rispetto al futuro economico. Il sistema di cui parlano i genitori, spiega, non funzionerà allo stesso modo per loro.
La crisi del 2008 ha rappresentato il primo contatto con l’economia. Da allora, la percezione è quella di una crisi continua. I giovani hanno interiorizzato uno scarto tra ciò che viene raccontato e ciò che vivono.
Obiettivi tradizionali sempre più lontani per la Gen Z
Casa, famiglia e pensione sembrano sempre meno raggiungibili. Il tasso di disoccupazione tra i 16 e i 24 anni ha raggiunto il 10,8%, contro una media del 4,3%. Un terzo dei giovani pensa che non riuscirà mai a comprare una casa. Molti rinunciano all’idea di avere figli.
La disillusione spiega perché la Gen Z smette di seguire le regole tradizionali. Cresce la sfiducia verso istituzioni, media e imprese.
La vita come sistema di reddito
La “disillusionomics” si lega a una fase avanzata della mercificazione. Tutto può diventare fonte di guadagno. Seguendo modelli diffusi da piattaforme come Airbnb, la Gen Z spinge questa logica al limite.
Si diffonde l’“house hacking”: affittare una casa più grande del necessario e subaffittare le stanze. Molti diversificano le entrate e vedono la creazione di contenuti come reddito passivo.
Come osserva Kyla Scanlon, quando i percorsi tradizionali si restringono, le persone cercano alternative. E quando l’economia diventa un gioco, significa che le regole tradizionali non funzionano più.
Nuovi modelli di consumo
La Gen Z utilizza più spesso formule come il “buy now, pay later” rispetto alle carte di credito. Questo offre flessibilità, ma riflette anche un nuovo modo di gestire la spesa.
Nonostante ciò, i giovani spendono meno rispetto alle aspettative. Secondo Kelly Pedersen di PwC, la spesa è calata del 10-12% durante le festività. Un dato rilevante, considerando che si tratta della generazione con la crescita di reddito più alta.
La logica dominante è il valore. Se il prezzo non appare giustificato, si cercano alternative più economiche. È la cosiddetta “dupe culture”. I giovani guardano oltre il marchio e valutano ciò che ottengono davvero.
Tra adattamento e disillusione
Emergono anche segnali più critici. Alcuni sviluppano atteggiamenti ostili verso le aziende e giustificano comportamenti come il furto. Altri adottano una visione competitiva delle risorse, in un mercato del lavoro sempre più difficile.
Si diffondono ansia economica e senso di ritardo. Strategie come piccoli premi personali o investimenti ad alto rendimento diventano strumenti per gestire la pressione.
In questo contesto prende forza il cosiddetto “nichilismo economico”. Una risposta a un sistema che non premia la pianificazione a lungo termine.
Molti giovani sperimentano strumenti alternativi come mercati predittivi, scommesse sportive e criptovalute. Cercano nuove opportunità in un sistema in cui non credono.
Secondo Lassman, la Gen Z spesso non è pienamente consapevole di questo cambiamento. Reagisce più che pianificare. Ma proprio questa reazione sta contribuendo a ridefinire il modo in cui si vive e si lavora nel XXI secolo.
Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Fortune.com.
