Vent’anni dopo il celebre “Portami il cappotto” di Miranda Priestly, Hollywood ha avuto la risposta che cercava: i millennial sono tornati in massa al cinema. Il Diavolo veste Prada 2 ha incassato 77 milioni di dollari negli Stati Uniti e 234 milioni nel mondo nel primo weekend. È il terzo miglior debutto americano del 2026, il miglior esordio della carriera di Meryl Streep e la miglior apertura per una commedia tradizionale dai tempi di Pitch Perfect 2 nel 2015. Il film ha aperto con quasi 3 milioni di dollari in più rispetto a Thunderbolts di Marvel. Entro fine mese potrebbe superare l’intero incasso globale del primo film, fermo a 326 milioni di dollari.
Per Hollywood rappresenta il trionfo perfetto della strategia che domina ormai da anni l’industria: prendere una proprietà intellettuale amata dal pubblico, aspettare che la generazione cresciuta con quel titolo raggiunga l’età della stabilità economica e riportare sul set il cast originale. Nell’industria questa strategia ha ormai un nome preciso: “IP maximization”. E Prada 2 ne rappresenta forse l’espressione più estrema.
Potrebbe però rappresentarne anche il punto più alto.
Dietro gli incassi record emerge infatti un quadro molto più fragile. Hollywood non sembra più cavalcare una vera ondata nostalgica. Sembra piuttosto scavare nel fondo di un catalogo che sfrutta da almeno quindici anni. Le condizioni che hanno reso possibile il successo di Prada 2 sono rarissime: un film originale diventato fenomeno culturale, il cast ancora disponibile, un pubblico ormai adulto con capacità di spesa e una trama che riflette perfettamente lo stato emotivo di quella generazione.
Secondo Fortune, proprio il successo del film dimostra quanto sia ormai stretto il futuro possibile di questo modello.
Come i franchise hanno conquistato Hollywood
Molti fanno iniziare l’era della “IP maximization” nel 2008, quando Iron Man dimostrò che un singolo personaggio poteva sostenere un business da miliardi tra cinema, merchandising, streaming e parchi a tema.
Da quel momento Hollywood ha iniziato a considerare i film originali come un rischio e i franchise come una forma di assicurazione.
I numeri confermano il fenomeno. Nel 2025 nove dei dieci maggiori incassi mondiali appartenevano a sequel, remake o franchise esistenti. Nel 2024 nessun film originale è entrato nella top ten americana.
Il calendario cinematografico del 2026 riflette perfettamente questa logica: Star Wars, Toy Story, Super Mario Bros., The Hunger Games, Scream, Dune, Spider-Man: Brand New Day, il nono Spider-Man live action dal 2002, oltre a revival come Happy Gilmore 2 e Freakier Friday.
La consacrazione definitiva di questo modello è arrivata con la fusione da 110 miliardi di dollari tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery. David Ellison, alla guida della nuova società, ha promesso almeno 30 uscite cinematografiche all’anno e una finestra esclusiva di 45 giorni per le sale.
Secondo Geoff Colvin di Fortune, l’operazione conferma anche un altro fenomeno: il controllo dell’intrattenimento passa sempre più ai grandi gruppi tecnologici e finanziari. Intanto Los Angeles perde centralità produttiva. I giorni di riprese in città sono crollati da 36.792 nel 2022 a 19.694 nel 2025. Circa 41mila lavoratori del settore audiovisivo hanno lasciato l’area tra il 2022 e il 2024.
In questo scenario Il Diavolo veste Prada 2 diventa il simbolo perfetto dell’industria contemporanea: pochi grandi conglomerati, molti debiti e un’enorme dipendenza dai vecchi brand.
Perché Il Diavolo veste Prada 2 ha funzionato davvero
Secondo Paul Dergarabedian di Comscore, il successo del film dipende da una combinazione quasi irripetibile di fattori.
“La cosa più importante è che abbiano riportato il cast originale, il regista originale e probabilmente anche lo sceneggiatore”, spiega l’analista. “Il pubblico percepisce immediatamente quando manca autenticità”.
I confronti recenti lo dimostrano. Il reboot femminile di Ghostbusters nel 2016 non ha funzionato, mentre Ghostbusters: Afterlife ha recuperato parte del legame emotivo con il franchise originale. Anche i tentativi di rilanciare Tron non hanno mai ritrovato davvero il valore emotivo del primo film.
Per Brett Schneider, docente UCLA ed esperto di fandom, il richiamo di Il Diavolo Veste Prada 2 va oltre la nostalgia. Molti spettatori cercano oggi un’estetica meno artificiale, più fisica e meno dominata dagli algoritmi digitali.
Il vantaggio più grande del film però nasce da un elemento impossibile da replicare oggi: la saturazione culturale dell’era della tv via cavo. Il primo film de Il Diavolo Veste Prada è andato in onda per anni sulle televisioni generaliste americane, diventando un riferimento generazionale continuo.
Le piattaforme streaming, frammentando l’attenzione, non riescono più a creare questo tipo di fenomeni collettivi.
La Gen Z resta fuori
I dati del box office mostrano chiaramente chi ha sostenuto il film. Le donne rappresentano il 76% degli spettatori del weekend di apertura. Le donne sotto i 25 anni soltanto il 12%. Gli uomini sotto i 25 anni appena il 2%.
La Generazione Z, oggi tra le più presenti nelle sale cinematografiche, ha quasi ignorato il film.
Secondo l’analista Daria Ershova, Hollywood sbaglia quando punta tutto sulla nostalgia millennial. La Generazione Z sembra preferire film originali e veri eventi collettivi.
Schneider propone però una lettura più complessa. La Gen Z apprezza ancora l’estetica e i personaggi del mondo millennial, ma non possiede lo stesso legame autobiografico con quelle storie.
Il cuore emotivo di Il Diavolo Veste Prada 2 racconta infatti la disillusione di una generazione che aveva creduto nel mito della carriera perfetta e della meritocrazia. Una sensazione che molti giovani non hanno ancora vissuto direttamente.
Un catalogo che si sta esaurendo
Qui emerge il problema strutturale del modello hollywoodiano.
Secondo un’analisi di Comscore, tra il 1990 e il 2000 circa 130 film hanno superato i 75 milioni di dollari di incasso negli Stati Uniti. Quella è la libreria narrativa che Hollywood continua a sfruttare.
Ma gran parte di quei titoli ha già avuto sequel, reboot o remake: Jurassic Park, Toy Story, The Lion King, The Matrix, Jumanji e molti altri.
I titoli rimasti inattivi, come Home Alone, Mrs. Doubtfire o Pretty Woman, non necessariamente possiedono ancora un significato emotivo spendibile per il pubblico contemporaneo.
Il paradosso del sequel
Il sequel contiene inoltre una forte ironia interna. Il film stesso critica la promessa di successo professionale e realizzazione personale che il primo capitolo aveva trasformato in aspirazione collettiva.
Andy Sachs perde il lavoro da giornalista. Gli amici restano bloccati professionalmente. Miranda Priestly vola in economy e si appende il cappotto da sola.
Secondo Harper’s Bazaar, il film racconta il “tradimento di una promessa” fatta a un’intera generazione. Vox lo definisce addirittura “arte capitalista che odia l’arte capitalista”.
Hollywood vende quindi ai millennial un film sul fallimento delle aspettative della loro generazione. E il pubblico compra il biglietto in massa.
Cosa arriverà dopo
Esiste però anche una possibile evoluzione positiva. Oggi molti millennial sono diventati genitori e stanno portando i figli della Generazione Alpha al cinema.
Nel 2024 e nel 2025 i film PG hanno superato gli incassi dei PG-13, grazie soprattutto a titoli come A Minecraft Movie e Zootopia 2.
Secondo Dergarabedian, proprio questa abitudine familiare potrebbe garantire continuità futura alle sale.
Ma il modello cambia ancora: il futuro sembra appartenere sempre di più a film familiari, animazione, videogiochi adattati per il cinema e franchise costruiti fuori dall’industria cinematografica tradizionale.
In questo contesto Il Diavolo veste Prada 2 rischia di rappresentare non l’inizio di una nuova era per le commedie adulte, ma l’eccezione perfetta di un sistema che fatica sempre di più a trovare nuove storie davvero condivise dal pubblico.
L’articolo originale è stato pubblicato su Fortune.com
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