L’allentamento dei target UE sulla riduzione delle emissioni di CO2 per le nuove auto metterebbe a rischio la realizzazione di 34 stabilimenti per la produzione di batterie delle dimensioni di Northvolt, e quasi 50mila posti di lavoro. È quanto emerge da un nuovo studio di Transport & Environment (T&E), principale organizzazione indipendente europea per la decarbonizzazione dei trasporti, che analizza il costo in termini di prospettiva industriale di un indebolimento della normativa climatica UE, come richiesto dalle case auto. Secondo l’organizzazione questo scenario potrebbe vedere la produzione di veicoli elettrici a batteria (BEV) dimezzata nel 2030 rispetto alle proiezioni attuali, mentre l’UE spenderebbe 50 miliardi di euro in più per le importazioni di petrolio rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente nel periodo 2026-2035. “Dalla Cina al Cile, i veicoli elettrici sono ormai il motore di crescita dell’industria automobilistica globale -dice Andrea Boraschi, direttore di T&E in Italia – Se l’Europa saprà ancorare la produzione di veicoli elettrici all’interno dei suoi confini, potrà guidare la costruzione di una nuova base industriale di tecnologie pulite. Questo vale anche per l’Italia dove oltre alla produzione di veicoli c’è in gioco la componentistica, un pezzo essenziale della nostra economia, che rischia di declinare fin quando si tratterà l’elettrico come una minaccia anziché come un’opportunità. Se l’Europa indebolisce i suoi obiettivi climatici, la Cina avanzerà ulteriormente e l’UE rischia di perdere le sue nascenti industrie di batterie e veicoli elettrici.”
Lo studio T&E: produzione di BEV dimezzata senza gli attuali obiettivi
Dal report, infatti, emerge che i veicoli elettrici a batteria sono oggi il principale motore degli investimenti nell’industria automobilistica globale e nell’UE gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 determinano il ritmo della transizione all’elettrico. Lo studio ha esaminato tre scenari: il primo in accordo al mantenimento dell’attuale regolamento UE, il secondo seguendo la proposta di revisione del regolamento presentata della Commissione europea lo scorso dicembre, il terzo è basato sulle richieste dell’industria automobilistica. Il risultato è che un ridimensionamento degli obiettivi comporterebbe severe perdite industriali. Secondo lo studio, qualora fosse accolta la richiesta dei carmaker di calcolare la media UE di riduzione delle emissioni di CO2 per il 2030 su un arco di cinque anni, la potenziale produzione di BEV nell’UE potrebbe dimezzarsi, scendendo a 3,7 milioni di unità nel 2030 anziché 7,4 milioni. Con l’accoglimento di un’altra richiesta avanzata dai costruttori auto europei, che riguarda un indebolimento dell’obiettivo di riduzione delle emissioni per il 2035 (dal 100% all’80%), si ridurrebbe inoltre la produzione prevista di BEV del 46% in quell’anno.
Secondo T&E la contrazione degli obiettivi di decarbonizzazione avviene proprio nel momento in cui l’UE propone politiche industriali per rafforzare la filiera delle batterie, questo taglio ridurrebbe il fabbisogno locale di questa componente chiave. La potenziale capacità produttiva di batterie potrebbe contrarsi di oltre due terzi nel 2030, pari a 1.024 GWh: l’equivalente della perdita di 34 gigafactory delle dimensioni di Northvolt, e fino a 47.000 posti di lavoro.
Italia, petrolio e filiera industriale: cosa c’è in gioco
Guardando all’Italia, dal report emerge che nel nostro Paese c’è la possibilità di invertire in parte il declino produttivo dell’ultimo decennio, che ha visto la produzione automobilistica scendere a circa 230.000 unità. Mantenendo gli attuali obiettivi UE di riduzione della CO2 per le auto e adottando decise politiche industriali che favoriscano l’elettrificazione, la produzione nazionale di veicoli, infatti, potrebbe recuperare fino a circa 412.000 unità entro il 2035. Un’opportunità che, nell’arco di un decennio, potrebbe più che raddoppiare il valore della produzione automobilistica nazionale, portandolo a superare i 15 miliardi di euro (+109%, dagli attuali 7,5 miliardi di euro). Anche la componentistica, che nel 2023 valeva oltre 50 miliardi euro, con politiche di supporto e segnali di mercato potrebbe agganciare la propria produzione alla transizione elettrica.
In sintesi secondo T&E, un indebolimento degli obiettivi CO2 avrebbe pesanti ricadute anche sulla bilancia energetica europea. Mantenere gli obiettivi attuali consentirebbe all’UE di evitare il consumo di oltre 2 miliardi di barili di petrolio entro il 2035. Al contrario, la ridotta diffusione di veicoli elettrici, conseguente all’indebolimento delle norme, si tradurrebbe in 50 miliardi di euro in più di importazioni di petrolio nel periodo 2026-2035. Un mercato BEV interno solido consentirebbe inoltre di contenere la dipendenza europea dalle importazioni di batterie al . I legislatori UE stanno attualmente discutendo la proposta della Commissione di allentare gli obiettivi CO2 per le nuove auto. T&E invita eurodeputati e governi a respingere qualsiasi indebolimento dell’obiettivo 2030, incluso il meccanismo di calcolo delle emissioni di CO2 spalmato su più anni. Il phase-out dei motori a combustione interna dal 2035, abbinato ad ambiziosi requisiti “Made-in-EU”, resta indispensabile per costruire una solida industria europea delle batterie.
