È durato poco più di due ore l’attesissimo vertice tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e l’omologo cinese, Xi Jinping. Un colloquio definito “ottimo” dallo stesso tycoon, dove sono state discusse alcune delle questioni più spinose dei nostri giorni: dalla guerra in Ucraina a quella in Medio Oriente, passando per il dossier Taiwan. Il tema commerciale non è stato di secondo piano, viste le tensioni degli ultimi tempi scatenate dai dazi americani e la volontà, espressa da entrambi i leader, di stabilizzare le relazioni tra i due Paesi ed essere più partner che avversari.
L’importanza della visita istituzionale, l’ultima era avvenuta nel 2017, è stata evidenziata dall’accoglienza in pompa magna fuori dalla Grande Sala del Popolo di Pechino, a pochi passi da piazza Tiananmen, della delegazione statunitense composta dal presidente Trump, dal segretario di Stato, Marco Rubio (per lui è stato fatto un visto d’eccezione dato che è sottoposto a sanzioni dalla Cina a causa delle sue posizioni considerate anti-cinesi), il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, il segretario al Tesoro, Scott Bessent, il rappresentante del Commercio Jamieson Greer, il vicecapo dello staff della Casa Bianca Stephen Miller, e l’ambasciatore Usa in Cina, David Perdue.
Presenti anche i Ceo invitati da Trump, tra cui i più noti sono sicuramente Jensen Huang di Nvidia, la prima azienda a sfondare i 5.500 miliardi di valutazione grazie anche alla notizia che gli Usa permetteranno la vendita dei chip H200 in Cina, ed Elon Musk, capo di SpaceX e Tesla.
Taiwan e la minaccia di Xi Jinping
Nonostante l’apparente clima disteso, non sono mancati momenti di tensione, soprattutto in merito ad uno dei nodi geopolitici più complicati da gestire: Taiwan. Se gli Stati Uniti non dovessero gestire “in modo appropriato” il dossier Taiwan, Usa e Cina potrebbero entrare in “conflitto”, è stato il monito perentorio che ha lanciato Xi Jinping a Trump. La questione di Taiwan, ha ribadito Xi Jinping, “è la più importante nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti – stando alle dichiarazioni riportate dall’agenzia ufficiale cinese Xinhua – Se gestita in modo adeguato, i rapporti bilaterali godranno in generale di stabilità. In caso contrario, i due Paesi andranno incontro a scontri”.
Le tensioni tra Washington e Pechino attorno a Taiwan affondano le proprie radici nella storia del secondo dopoguerra e rappresentano da decenni uno dei punti più delicati degli equilibri internazionali. La Cina considera infatti Taiwan una provincia ribelle da riunificare, anche con la forza se necessario, mentre gli Stati Uniti, pur riconoscendo formalmente il principio della cosiddetta ‘Unica Cina’, mantengono rapporti politici e militari con Taipei. Negli anni, il sostegno americano all’isola si è tradotto nella vendita di armi, nella cooperazione strategica e in frequenti missioni navali nello Stretto di Taiwan, considerate da Pechino provocazioni dirette. A rendere ancora più complesso il quadro contribuiscono anche il peso economico e tecnologico di Taiwan, centrale soprattutto nella produzione globale di semiconduttori, e la crescente competizione tra Stati Uniti e Cina per l’influenza nell’area indo-pacifica.
Iran e Stretto di Hormuz
Sul tavolo c’è stata anche la questione Iran che, con la chiusura dello Stretto di Hormuz, ha bloccato il transito di petrolio lungo il canale creando uno degli shock energetici più importanti della storia. Usa e Cina hanno innanzitutto convenuto sul fatto che Teheran non potrà mai dotarsi di armi nucleari. Inoltre, i due leader “sono d’accordo sul fatto che lo Stretto di Hormuz debba rimanere aperto per favorire il flusso dei prodotti energetici”.
Sulle relazioni commerciali
La Cina “aprirà ancor di più le porte” al mondo. È la promessa che il leader cinese Xi Jinping ha fatto incontrando i dirigenti di grandi aziende Usa durante i colloqui a Pechino in occasione della visita di Donald Trump. “Le porte della Cina si apriranno ancor di più – ha detto Xi secondo le dichiarazioni riportate dall’agenzia ufficiale cinese Xinhua – Le aziende americane avranno prospettive ancor più ampie in Cina”.
Il leader cinese ha affermato come il gigante asiatico accolga con favore il “rafforzamento della cooperazione” con gli Usa “vantaggiosa per entrambi” i Paesi.
Tuttavia, al momento, le aspettative sono piuttosto basse. Ci si attende che Pechino annunci nuovi acquisti di aerei Boeing (il Ceo Kelly Ortberg figura tra gli invitati di Trump per la visita istituzionale), energia e prodotti agricoli statunitensi. A tal proposito, Pechino ha approvato già licenze di esportazione per diverse centinaia di aziende americane di carne, che potranno ora esportare di nuovo in Cina.
