Quando Xi Jinping è atterrato a Pyongyang per la sua prima visita in Corea del Nord dal 2019, l’immagine che ha fatto il giro del mondo è stata quella delle grandi cerimonie di accoglienza, dei bambini con i fiori e della parata organizzata per ricevere il leader cinese.
Ma il vero significato del viaggio va cercato altrove.
Dopo sette anni di assenza, Xi ha scelto la Corea del Nord come prima destinazione internazionale del 2026. Una decisione che arriva in uno dei momenti più delicati degli ultimi anni per gli equilibri asiatici e che racconta molto delle preoccupazioni strategiche di Pechino.
In gioco non c’è soltanto il rapporto tra Cina e Corea del Nord. C’è il futuro assetto geopolitico dell’Asia nord-orientale, il crescente protagonismo della Russia di Vladimir Putin e la volontà cinese di riaffermare la propria influenza in una regione diventata sempre più instabile.
Il ritorno di Pechino nel “cortile di casa”
Per decenni la Corea del Nord ha rappresentato il più fedele alleato strategico della Cina. I due Paesi sono legati da un trattato di amicizia e assistenza reciproca che rimane ancora oggi l’unico accordo di difesa formale sottoscritto da Pechino.
Negli ultimi anni, tuttavia, il rapporto si è raffreddato.
La pandemia ha quasi azzerato gli scambi transfrontalieri e, soprattutto, Kim Jong Un ha progressivamente rafforzato la cooperazione con Mosca. L’invasione russa dell’Ucraina ha accelerato questo processo: Pyongyang è diventata un partner sempre più importante per il Cremlino, mentre la Russia ha ricominciato a investire capitale politico e diplomatico nel rapporto con il regime nordcoreano.
Per Pechino il rischio è evidente.
Una Corea del Nord troppo vicina a Mosca significherebbe perdere parte della propria influenza su uno dei dossier più sensibili della sicurezza asiatica.
Non sorprende quindi che Xi abbia parlato dell’apertura di un “nuovo punto di partenza storico” nelle relazioni tra i due Paesi, sottolineando la volontà di rafforzare ulteriormente il partenariato strategico bilaterale.
Il fattore Trump
Il viaggio arriva inoltre in una fase particolarmente delicata dei rapporti tra Cina e Stati Uniti.
Secondo diversi analisti, Pechino vuole presentarsi come l’unica potenza in grado di dialogare contemporaneamente con Washington, Mosca e Pyongyang, consolidando il proprio ruolo di attore indispensabile negli equilibri regionali.
La Corea del Nord continua infatti a rappresentare uno dei principali punti di tensione nei rapporti tra Stati Uniti e Asia orientale.
Negli ultimi mesi il regime ha ribadito l’irreversibilità del proprio status di potenza nucleare e ha mostrato nuovi sviluppi nel programma missilistico e nella produzione di materiale fissile.
In questo contesto, mantenere un canale privilegiato con Kim Jong Un significa per Xi conservare una leva negoziale di enorme valore nei confronti degli Stati Uniti.
Economia, commercio e influenza
Dietro la diplomazia c’è però anche un’altra questione: l’economia.
Nonostante le sanzioni internazionali, la Cina resta il principale partner commerciale della Corea del Nord e il principale canale attraverso cui Pyongyang mantiene collegamenti economici con l’esterno.
La riapertura graduale delle frontiere dopo gli anni della pandemia ha riattivato flussi commerciali, investimenti e progetti infrastrutturali che interessano entrambe le parti.
Per Pechino la stabilità della Corea del Nord non è soltanto una questione militare. È anche un tema economico. Un eventuale collasso del regime potrebbe generare instabilità lungo il confine cinese e compromettere gli interessi strategici della seconda economia mondiale in una delle aree più sensibili del pianeta.
Più che una visita, un messaggio
La domanda più interessante non è quindi cosa Xi e Kim si siano detti durante il vertice.
La domanda è perché abbiano voluto mostrarsi insieme proprio adesso.
La risposta sembra essere racchiusa nel messaggio politico che entrambi intendono inviare al resto del mondo.
Kim Jong Un vuole dimostrare di non essere isolato e di poter contare contemporaneamente sul sostegno di Russia e Cina. Xi Jinping vuole ricordare che, nonostante la crescente influenza di Mosca su Pyongyang, la Corea del Nord continua a rimanere all’interno della sfera strategica cinese.
Per questo motivo il viaggio del leader cinese va letto come qualcosa di più di una visita diplomatica.
È il segnale che, mentre l’attenzione globale resta concentrata su Ucraina, Medio Oriente e competizione tecnologica, un’altra partita fondamentale per gli equilibri del XXI secolo continua a giocarsi lungo il 38° parallelo.
