Andaras, il cinema breve e di viaggio che racconta culture e luoghi

Adriano Giannini, Valeria Solarino e Daniele Ciprì sono alcuni degli ospiti dell’ottava edizione dell’Andaras Traveling Film Festival, il festival dedicato al cinema breve di viaggio in programma dal 30 giugno al 5 luglio lungo la Costa delle Miniere, a sud-ovest della Sardegna, tra Fluminimaggiore, Buggerru e Iglesias. Al centro di questa edizione – dedicata al critico cinematografico Federico Frusciante prematuramente scomparso – il tema delle “Frontiere”: geografiche, culturali, sociali e interiori. “Luoghi reali o invisibili, di attraversamento in cui ogni viaggio coincide con una trasformazione e con uno spostamento dello sguardo, mettendo in relazione mondi differenti per interrogarsi su identità, appartenenza, memoria e cambiamento”, racconta il direttore artistico Joe Juanne Piras che abbiamo intervistato.

 

Quali saranno i contenuti salienti della nuova edizione e quali scelte editoriali caratterizzeranno quest’anno il festival?

L’edizione di quest’anno sarà dedicata al tema delle frontiere, una parola che abbiamo scelto di intendere in senso ampio: non solo come confine geografico, ma anche come limite umano, culturale, politico, emotivo. Ci interessava costruire un’edizione capace di interrogare il presente, ma senza perdere quella dimensione di viaggio, incontro e scoperta che appartiene da sempre all’identità di Andaras. Il cuore del festival resta il cortometraggio internazionale, con una selezione che prova a restituire sguardi diversi sul mondo: opere di finzione, documentari, animazioni, film più sperimentali, lavori di giovani autori e autrici che usano il formato breve non come semplice palestra, ma come linguaggio autonomo. Anche quest’anno avremo una giuria che accompagnerà il percorso dei film in concorso, e che tra gli altri conta nomi come quello di Daniele Ciprì e Lorenzo Richelmy, e una giuria giovani, perché per noi è importante che il festival sia anche un luogo di formazione dello sguardo. Il festival è però anche tanto altro. Accanto ai film ci saranno concerti in spiaggia, la masterclass tenuta da Paolo Rossi, presentazioni di libri e mostre, talk e ospiti che ampliano moltissimo l’esperienza per il pubblico. La presenza di Adriano Giannini sarà uno dei momenti centrali dell’edizione: un incontro con un attore che ha attraversato cinema italiano e produzioni internazionali, e che ci permette di ragionare sul mestiere, sull’eredità, sull’identità artistica. Ci sarà poi un momento dedicato ai diritti umani con Amnesty International e Valeria Solarino, perché il tema delle frontiere oggi non può non toccare anche le libertà, i corpi, le migrazioni, le disuguaglianze, le persone che vivono ai margini o attraversano confini reali e simbolici. La scelta editoriale, in fondo, è sempre la stessa: non fare un festival che si limiti a proiettare film, ma costruire un’esperienza. Andaras porta il cinema nei luoghi, dentro le comunità, tra paesi, spiagge, e borghi minerari. Il festival nasce lì: nell’incontro tra le storie e gli spazi che le accolgono.

 

Siete fortemente specializzati ed identificati con il cortometraggio: che tipo di evoluzione c’è stata nel corso degli ultimi 10 anni riguardo questo linguaggio, sia dal punto di vista tecnico, sia formale, artistico e narrativo?

Il cortometraggio è cambiato moltissimo. Per anni è stato considerato soprattutto un passaggio obbligato, quasi un biglietto da visita per arrivare al lungometraggio. Oggi invece è sempre più un linguaggio autonomo, con una sua forza specifica. Non è più soltanto “un film breve”: è un formato che può permettersi una libertà enorme. Dal punto di vista tecnico, l’evoluzione è evidente. Oggi un giovane autore può girare con strumenti accessibili, anche molto leggeri, ottenendo una qualità visiva che dieci anni fa era molto più difficile da raggiungere. Però questa facilità tecnica non basta. Anzi, rende ancora più importante avere uno sguardo, una necessità, una precisione narrativa. Formalmente vediamo corti sempre più coraggiosi: film ibridi, contaminazioni tra documentario e finzione, animazione, cinema sperimentale, uso creativo degli archivi, strutture narrative meno convenzionali. Il corto spesso riesce ad arrivare prima del lungo su certi temi, perché è più rapido, più libero, meno condizionato dal mercato. Quello che cerchiamo ad Andaras non è semplicemente il corto “ben fatto”, ma un film che abbia una voce. Anche imperfetto, se serve. Ci interessa quando in pochi minuti si sente un mondo, un’urgenza, una ferita, un’idea di cinema.

 

Andaras porta in Sardegna un turismo sostenibile e non di massa: ci parli di questo aspetto affatto secondario, dell’impatto del festival sul territorio.

Per noi questo aspetto è fondamentale. Andaras nasce in un territorio bellissimo ma anche fragile, la Costa delle Miniere, tra Fluminimaggiore, Buggerru, Iglesias. Sono luoghi che non possono e non devono essere raccontati attraverso la logica del turismo di massa. Hanno bisogno di tempo, di ascolto, di rispetto. Il festival prova a portare persone sul territorio in un modo diverso: non come consumatori veloci di un paesaggio, ma come spettatori, camminatori, ospiti. Chi arriva ad Andaras non viene solo a vedere un film: attraversa dei luoghi, incontra comunità, scopre paesi, spiagge, miniere, cammini, storie locali. In questo senso il cinema diventa anche uno strumento di conoscenza del territorio. L’impatto non va misurato soltanto nei numeri, anche se naturalmente le presenze, le strutture ricettive, la ristorazione e le attività locali ne beneficiano. L’impatto più importante, per me, è culturale: Andaras contribuisce a cambiare lo sguardo su questi luoghi. Li mette in relazione con il mondo, senza snaturarli. Vogliamo che il festival sia un’occasione di turismo lento, sostenibile, legato al cammino, alla cultura, alle persone. Un turismo che non consuma il territorio, ma che lo scopre passo dopo passo, con cura.

 

Lei è anche regista, ha realizzato il suo primo film “Dal Nulla”, un thriller psicologico ambientato in Sardegna.

Si tratta del mio primo lungometraggio, un thriller psicologico e drammatico ambientato in Sardegna, con protagonista Selene Caramazza. È un film che parte da una scomparsa e da un suicidio: una bambina sparisce in un piccolo villaggio e, poco dopo, Alice, una giovane donna, viene ritrovata morta nel bosco. Sara, una scrittrice di successo e amica di Alice, torna nei luoghi della propria infanzia per capire cosa sia accaduto, ma quel ritorno la costringerà a confrontarsi con qualcosa di molto più profondo e rimosso. È un thriller, certo, ma io l’ho sempre pensato soprattutto come un film sul trauma, sull’infanzia negata, sulla memoria e sulla difficoltà di diventare adulti quando il passato non è mai stato davvero elaborato. C’è una linea investigativa più concreta, legata agli indizi e alla ricerca della verità, e ce n’è un’altra più intima, più psicologica, che riguarda Sara e il suo percorso di riappropriazione di sé. La Sardegna del film non è quella solare, estiva, turistica. È una Sardegna invernale, oscura, nebbiosa, quasi dimenticata. Mi interessava raccontarla come un paesaggio interiore: non solo un luogo fisico, ma uno specchio delle ferite dei personaggi, delle cose non dette, delle identità spezzate. Una terra bellissima e dura, misteriosa, dove il silenzio ha un peso e dove il passato sembra continuare a vivere sotto la superficie. Con Francesca Maria Scanu, con cui ho scritto il film, volevamo usare il cinema di genere per parlare di qualcosa di molto emotivo e doloroso. Dal Nulla per me è questo: un thriller dell’anima, un viaggio dentro ciò che resta sepolto, e dentro il momento in cui quel rimosso torna finalmente alla luce. È un film che ha avuto una genesi molto travagliata. Il cinema di genere ha ancora qualche difficoltà in Italia. Ci sono voluti anni per arrivare alle riprese e anche la fase di post è stata abbastanza travagliata. Ma finalmente ci siamo. In autunno dovrebbe finalmente uscire in sala. È una produzione internazionale Italia – Canada, con la Colombia come produttori associati. Per l’Italia il film è prodotto da Alessandro Borrelli de La Sarraz Pictures.

 

 

Poste Italiane Dic 25

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