Intervista a Mario Nobile, direttore generale dell’Agid, riconfermato alla guida dell’Agenzia. Quali i progetti in campo per una Pa più digitale?
Mario Nobile è il primo direttore generale dell’Agid, l’Agenzia per l’Italia Digitale, a essere riconfermato nel suo ruolo, in continuità con quanto impostato da Palazzo Chigi in questi anni sui temi digital. Tra i suoi compiti principali c’è stato infatti quello di permettere alla pubblica amministrazione di implementare l’intelligenza artificiale dopo l’approvazione della relativa Strategia e della legge 132, con le Linee guida dell’Agenzia per la Pa in arrivo e con i 400 progetti da raggiungere entro il 2026.
Intelligenza artificiale, Nobile (Agid): “In arrivo le linee guida del Piano informatica”
Ma l’Agid è protagonista anche della partita dell’identità digitale e dell’IT Wallet: con Fortune Italia Nobile parla delle prossime tappe, delle sfide strutturali da superare e di come non ci si debba far trovare impreparati da tecnologie ancora più rivoluzionarie, come il quantum.
Abbiamo strategie e leggi sull’AI e addirittura sul quantum computing, ma la sensazione è quella di essere sempre in ritardo rispetto ai colossi Usa, che non hanno la stessa preoccupazione dell’Europa per le regole.
Le indico due iniziative: una concreta e una che manca ancora. In Italia il 76% delle imprese ha meno di dieci dipendenti. Con Confindustria stiamo lavorando su un’occasione per quelle piccolissime aziende legata agli ammortamenti, che incentiverà acquisizioni di hardware e software.
Questo aumenterebbe la consapevolezza delle aziende, il che accelera tutto il processo di innovazione. L’iniziativa ideale, però, riguarderebbe il venture capital: non abbiamo un sistema robusto di finanziamento privato. Perché sono nate Anthropic e OpenAI? Perché il mercato dei capitali anglosassone ha altre velocità. Lo hanno scritto anche Draghi e Letta nei loro report, ma ancora nulla cambia.
Per accelerare sull’AI servono le ‘sandbox’ regolatorie previste dall’AI Act. Quando partiranno e con quali risorse?
La mia stima è che si possa partire entro la fine dell’anno. Stiamo lavorando a un decreto previsto dalla legge 132. Subito dopo, un provvedimento mio di Acn (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale) le istituirà formalmente. Saranno ambienti controllati dove le imprese testeranno le loro soluzioni, ma non ci limiteremo a guardare i partecipanti: vogliamo dar loro dati di valore. L’ostacolo principale di queste iniziative è garantire che i dati rimangano confinati nell’ambiente controllato.
Si prevede un’infrastruttura di calcolo per queste sandbox?
Stiamo valutando. Quella sulla potenza di calcolo è una scelta di politica industriale. Se questa risorsa fosse aperta a tutti, arriverebbero richieste da chiunque. È un tema su cui dovremo trovare una quadra.
Una volta superata la sperimentazione, come si erogheranno servizi di AI su larga scala?
Dovremo ricordarci come raggiungere gli obiettivi di lungo periodo. Quando tutti utilizzeranno questi servizi, avremo bisogno di una capacità gigantesca. Oggi abbiamo circa 500 megawatt di potenza IT complessiva in Italia; chi altrove si prepara a quella scala ha singoli data center da un gigawatt. Per erogare l’inferenza in modo massivo servono numeri enormi.
Le Linee Guida per lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione, previste dal Piano triennale per l’informatica, hanno attraversato la fase di consultazione. Che risorsa rappresentano?
Primo: spiegano come adottare l’AI. Secondo: spiegano come svilupparla (cloud, data center interni) attraverso un orchestratore di modelli e dati che elimini le ridondanze. Terzo: come acquistare l’AI, il procurement. Qui abbiamo introdotto una nuova metrica oltre al Tco, che abbiamo chiamato Lcoai (Levelized cost of artificial intelligence).
Considera Capex e Opex sia per soluzioni “in casa” sia in cloud, tenendo conto che nel cloud i costi operativi, come quelli per le Api e per i token, possono raddoppiare da un giorno all’altro. Abbiamo aperto un tavolo con Confindustria proprio per capire come adattare le linee guida al mondo delle imprese.
La tecnologia evolve verso agenti autonomi. La Pa è pronta?
Non ancora. Sarebbe necessario modificare norme come la legge 241/90, perché non si può delegare una fase procedimentale a un agente. Tuttavia, sono ottimista. Nelle linee guida stiamo mappando i livelli di autonomia dell’AI, in modo simile a quelli della guida autonoma. Questo aiuta a superare la paura.
Quindi, la responsabilità finale resterà umana?
Assolutamente. Il responsabile del procedimento, previsto dalla legge, resterà un essere umano. Il livello 5 di autonomia, la macchina senza volante, oggi non esiste. L’uomo rimane al comando. Certi procedimenti interni, però, potranno essere sviluppati con l’aiuto di agenti autonomi anche a livello 4, ma il controllo finale e la responsabilità restano in mano agli umani.
Passiamo all’identità digitale. Le imprese sembrano incerte su come sfruttare le potenzialità dell’IT Wallet. È così?
Le imprese stanno compiendo una riflessione culturale. Quando si accorgono del valore del Wallet, la tentazione è quella di farselo in proprio. È una fase adolescenziale, in cui ogni banca o assicurazione dice: “Mi faccio il mio da solo”. Stiamo stimolando il dibattito: quando capiranno che l’utente non vuole cinquanta wallet diversi, ma uno pubblico e pochi privati aggregati, inizieranno a consorziarsi.
L’Italia conta 42,7 milioni di identità digitali attivate, gli Spid, e 62 milioni di carte di identità elettroniche. Qual è la prossima tappa per la nostra identità digitale e per l’IT Wallet?
Stanno per essere pubblicati i Dpcm che abiliteranno la fase di sperimentazione. Noi abbiamo già pronto il regolamento per partire subito dopo. La sperimentazione, che avvieremo entro la fine del 2026, riguarderà soprattutto i wallet privati. L’obiettivo è stimolare la creazione di un ecosistema competitivo.
Partiamo da una tecnologia che sembra fantascienza: il calcolo quantistico. Perché può interessare anche Agid?
Vediamo il Quantum come un campo dotato di enorme potenziale e non possiamo permetterci di perdere la partita o di presentarci in ritardo, come è successo per l’intelligenza artificiale generativa in Europa. L’integrazione con l’AI in termini di capacità di calcolo e le novità del quantum sensing possono essere molto interessanti. Pensi a un’applicazione di guida autonoma e all’obiettivo di decongestionare le città, ridurre i 3.000 morti l’anno per incidenti stradali e abbattere l’inquinamento.
Ma oggi un’auto a guida autonoma elabora una quantità enorme di informazioni, e molte deve necessariamente filtrarle. Quando saremo in grado di dargli compiti precisi, il quantum potrebbe permettere di effettuare calcoli direttamente sui dati grezzi, migliorando drasticamente l’efficienza e la sicurezza.
Come la Pa sta usando l’AI
A fine 2025 Agid ha realizzato uno studio con la collaborazione del Politecnico di Milano su un campione di oltre 300 enti pubblici riguardante l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione. Abbiamo avuto un’anticipazione dello studio.
L’obiettivo del lavoro era fotografare lo stato reale dell’adozione dell’AI nelle Pa, comprenderne il grado di maturità e analizzare le soluzioni già acquisite. In altre parole, una base di informazioni da utilizzare come punto di partenza per indirizzare le politiche, le linee guida e le attività di supporto.
Sono stati censiti 199 casi d’uso. Circa la metà dei progetti sono caratterizzati da costi piuttosto contenuti (inferiori a 100mila euro) e solo un numero limitato supera il milione, mentre la tecnologia più utilizzata è quella generativa, seguita da sistemi di machine learning tradizionale e basato su deep learning.
Quasi la metà dei casi d’uso analizzati si trova in fase operativa, con risorse mobilitate e attività in fase avanzata di svolgimento, riporta Agid, che sottolinea come in questa fase molti enti siano impegnati nelle fasi di analisi, sperimentazione e valutazione delle iniziative da intraprendere.
Secondo Mario Nobile, direttore generale di Agid, “i dati rilevati delineano chiaramente come la Pa sia passata dalle prime sperimentazioni isolate a un percorso di consolidamento. I 199 casi d’uso censiti dimostrano che l’adozione, lo sviluppo e il procurement di AI sono azioni concrete, non timidi tentativi. La sfida ora, anche grazie alle linee guida Agid, è rendere questo processo veloce e uniforme su tutto il territorio, trasformando i progetti pilota in una strategia organica che metta al centro l’efficienza dei servizi ai cittadini e alle imprese”.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di giugno 2026 (numero 5, anno 9)
