È arrivato un primo importante punto di svolta nella faida giudiziaria che da sei anni divide la famiglia Lamborghini, contrapponendo Tonino Lamborghini, figlio ed erede di Ferruccio (nonché padre della cantante Elettra, Lucrezia, Flaminia, Ginevra e Ferruccio Jr.) e il cugino Gianmarco Fabio (detto ‘Fabio’), figlio di un fratello di Ferruccio. A riportarlo è stato il Corriere di Bologna.
Fabio è stato ritenuto colpevole in primo grado, dal Tribunale Civile di Bologna, di essersi accreditato in giro per il mondo come erede di Ferruccio Lamborghini, promuovendo iniziative e partecipando a eventi di alto livello utilizzando lo storico marchio del Toro e spendendo il suo cognome per farsi passare come erede di Ferruccio, generando confusione per scopi personali.
A lui e alla manager della sua società, ritenuti responsabili di violazione dei diritti del marchio e di concorrenza sleale confusoria, i giudici della sezione specializzata in materia di Imprese (Antonio Costanzo, Vittorio Serra e Roberta Dioguardi) hanno imposto un pagamento di 1000 euro per ogni eventuale singola violazione futura, più circa 15mila euro di spese legali. Oltre a ciò, Fabio non potrà più utilizzare il marchio del Toro né il nome Lamborghini, in nessuna iniziativa e per nessun motivo, né spendere la qualità di erede di Ferruccio Lamborghini in nessuna occasione.
Tonino, assistito dai legali Sandro Corona e Federico Ghini, aveva denunciato Fabio in quanto titolare della sua società e per conto del Museo Ferruccio Lamborghini di Funo d’Argelato (Bologna).
Nella sentenza si legge “rileva poi la circostanza che Fabio Lamborghini abbini abitualmente il proprio nome ed i propri segni ad eventi rievocativi del marchio nei quali, presentandosi anche come erede del fondatore della casa automobilistica, favorisce l’idea di una continuità con l’erede ufficiale, ingenerando confusione che poi si riverbera anche sulle attività commerciali di quest’ultimo”. Tuttavia, a Tonino non è stato riconosciuto alcun risarcimento, in quanto non è stata riscontrata alcuna contrazione di fatturato per la società.
Tonino Lamborghini già dal 1981, attraverso la propria società, aveva mantenuto l’utilizzo del marchio omonimo con il logo del Toro per determinati business e iniziative fra cui linee di accessori e orologeria di lusso, palazzi e hotel a cinque stelle a marchio, arredi, caffè, spiriti e energy drink.
La difesa di Fabio Lamborghini, rappresentata dalle avvocate Angela Borghi e Matilde Fusco, ha fatto sapere di volersi riservare la possibilità di ricorrere in appello.
