panarello

Intervista a Giovanni Bindella che rappresenta la quarta generazione alla guida di Panarello, storica azienda dolciaria attiva tra Genova e Milano, arrivata ai suoi 140 anni.

È il 1885 quando nella Città della lanterna si accende una lampadina. Qui Francesco Panarello, un giovane capo pasticciere, ha l’intuizione di migliorare il Pandolce genovese aggiungendo burro, zucchero e frutta candita. L’idea ha successo, rileva la bottega in cui lavora e avvia la società che ancora oggi, dopo 140 anni, prende il suo nome.

Nel 1923 il primo forno elettrico, nel 1930 l’approdo a Milano, il resto è storia. Un’azienda saldamente di famiglia, salvo una parentesi che va dal 2008 al 2017, in cui viene affidata a un amministratore esterno per creare un contesto strutturale e favorire un miglior passaggio generazionale.

Oggi Panarello produce e vende pasticceria fresca, prodotta quotidianamente nei laboratori di prossimità a Genova, Milano e Chiavari e distribuita nei 14 negozi a gestione propria, e pasticceria secca confezionata nella linea classica senza glutine, distribuita anche a terzi.

A capo dell’azienda Giovanni Bindella, classe 1985 (cent’anni dopo l’inizio di questa storia). Laureato in Economia, dopo aver lavorato a Deloitte segue il padre nell’azienda di famiglia, rappresentando la quarta generazione a capo di Panarello.

Dottor Bindella, per lei portare avanti questa tradizione è una responsabilità o un’opportunità?

Direi ambedue. Una responsabilità perché guidare una realtà consolidata significa non potersi muovere come altre imprese più giovani. A Deloitte mi è stato insegnato a diffidare del “si è sempre fatto così” ma in realtà come Panarello questo approccio è spesso fondamentale. Chi guida un marchio così importante può mettere un proprio imprinting ma sempre nel solco della tradizione. Ci sono anche opportunità, siamo un marchio storico e con dei prodotti che lo caratterizzano e che si possono sviluppare, ma sempre in punta di piedi.

Come fa una realtà artigianale come Panarello a fronteggiare competitor con metodi più ‘industriali’?

Non è facile crescere rimanendo riconoscibili. Oggi chi fa impresa deve confrontarsi con l’inflazione e l’aumento dei costi delle materie prime, perché per fare un prodotto buono le materie prime devono essere di qualità. Abbiamo mantenuto la nostra impronta artigianale cercando di rimanere efficienti e ridurre gli sprechi e preservato un nostro tratto fondamentale: da Panarello si possono comprare prodotti di qualità senza pagare prezzi da boutique. Facciamo prodotti artigianali, non prodotti di lusso.

Quali passi avanti su innovazione e sostenibilità?

Abbiamo rinnovato gli stabilimenti a Genova e i laboratori dove viene fatta pasticceria ‘confezionata’ e investito in nuovi macchinari, anche se in un’azienda artigianale le macchine non sostituiscono il lavoro dell’uomo ma lo supportano, non abbiamo macchinari in cui si inserisce la materia prima e automaticamente esce il prodotto finito e confezionato. Questi investimenti hanno anche impattato sulla sostenibilità, l’efficienza energetica e la riduzione degli sprechi.

Che anno è stato per Panarello il 2024 e cosa prevede per il 2025?

Nonostante l’aumento del costo delle materie prime e dei servizi che ci hanno richiesto una gestione più attenta, nel 2024 abbiamo continuato a crescere in termini di ricavi e di quantità prodotta. Abbiamo investito per rinnovare i locali dove produciamo e vendiamo e i nostri sistemi produttivi, che completeremo nel 2026. Vorremmo espanderci anche in altri mercati, soprattutto in relazione al prodotto fresco, aprendo qualche nuovo negozio in Italia e all’estero. Per farlo dovremmo aprire nelle stesse location nuovi laboratori per la produzione del prodotto fresco. Vogliamo farlo, rimanendo fedeli a ciò che siamo.

Quali sono oggi i vostri prodotti di punta?

Quelli più iconici a Genova rimangono senza dubbio la torta Panarello e le Panarelline, dolci a base di mandorle, a Milano invece la Torta Griglia, la nostra tipica crostata con marmellata o cioccolato e il cannoncino di pasta sfoglia con la crema pasticciera. Per quanto riguarda i confezionati, continuano a essere apprezzati i biscotti del Lagaccio, i canestrelli e il Pandolce genovese.

Parliamo un po’ di lei, c’è una figura d’imprenditore che per lei è un modello di riferimento?

Il mio bisnonno, i miei zii e alcuni cugini che hanno lavorato in azienda sono esempi importanti. Mi hanno trasmesso la loro passione e la visione di un’azienda radicata nel territorio che faccia prodotti di qualità a prezzi ‘corretti’. Mio padre mi ha insegnato tanto e mi ha dato una strada da percorrere. Generalmente, preferisco trovare delle figure di riferimento all’interno dell’azienda e in famiglia, qui ho esempi di valore.

Quale consiglio darebbe agli imprenditori di domani, soprattutto a chi dovrà guidare una realtà familiare come Panarello?

Ho tre consigli. Fare un’esperienza esterna. Così ci si mette alla prova, si accresce il proprio bagaglio e si è valutati da altri, prima che dalla famiglia stessa. Consiglio poi di partire dal basso per capire il funzionamento dell’azienda anche nelle piccole cose. È importante “fare gavetta” e occuparsi di cose che di primo acchito sembrano irrilevanti e invece fanno la differenza. Così si impara ad ascoltare i dipendenti e i collaboratori. Infine, consiglio di guardarsi allo specchio, per capire se ciò che si sta facendo è in linea con noi stessi. Essere in armonia con noi stessi è importante se si ha un ruolo di responsabilità verso collaboratori e dipendenti. Le decisioni che prendiamo hanno un impatto sociale che può incidere sui collaboratori e le loro famiglie, sui fornitori e sui clienti che credono nell’ azienda, nei suoi prodotti e nella sua serietà.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)

Poste Italiane Dic 25

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