Matteo Lancini: “I giovani vogliono un ruolo”

matteo lancini

“Abbiamo fatto credere ai ragazzi che questo mondo era per loro, in realtà gli abbiamo affidato le nostre fragilità”, parla Matteo Lancini.

Presidente della Fondazione Minotauro di Milano, psicologo e psicoterapeuta, Matteo Lancini è tra i massimi esperti italiani di adolescenza e disagio giovanile.

Insegna all’Università Milano-Bicocca e alla Cattolica e da anni studia le trasformazioni psicosociali che attraversano il mondo degli adulti e quello dei giovani.

Nel suo ultimo libro ‘Chiamami adulto‘ (Raffaello Cortina Editore), ribalta un paradigma: per comprendere il malessere di ragazzi e ragazze non basta guardare a Internet, ai social, alla scuola o al lavoro. Bisogna partire da chi li ha cresciuti, e da una società che ha promesso tutto, ma non mantiene nulla.

Professore, oggi molti giovani studiano all’università sapendo che poi dovranno emigrare. Che effetto ha questa consapevolezza?

Non poter realizzare sé stessi dove si è cresciuti non è di per sé un dramma, ma oggi i giovani adulti vivono crisi molto profonde. Chi può permetterselo se ne va, ma il punto è che la fascia 20-24 anni è quella che più di tutte ha chiesto aiuto ai servizi psicologici pubblici e privati.

Noi al Minotauro parliamo di crisi identitaria, non solo di orientamento. I ragazzi crescono in un contesto che li ha messi al centro, promettendo amore e ascolto, ma poi li ha delusi: famiglia, scuola, università, politica non sono in grado di farli esprimere.

Così molti vanno in crisi proprio all’università, anche se a scuola erano “bravi”. E allora: andarsene è una scelta di sopravvivenza, o un modo per uscire da un sistema che non li riconosce?

Lei dice che andare bene a scuola non garantisce serenità. E quindi? Che significa?

La scuola italiana è uno dei principali luoghi di disagio. Spesso sento dire: “I ragazzi vanno male perché stanno troppo su Internet”.

No. La scuola è rimasta ferma mentre tutto il resto cambiava. Viviamo in una società iperconnessa dove gli adulti esprimono sé stessi liberamente. La scuola, invece, resta ancorata a modelli antichi: competitività, valutazioni simboliche.

I ragazzi vengono ripresi per 12 anni da genitori, insegnanti alle recite… poi a 12 anni gli si dice che internet è il male. Ma a 19 non ti puoi nemmeno iscrivere all’università senza Internet.

Ma perché non si riesce a cambiare davvero la scuola?

Perché se tocchi la scuola, politicamente sei morto. me lo dicono tutti i politici: è un’istituzione con oltre un milione di dipendenti e tanti genitori che la vogliono com’era ai loro tempi. Intanto però fanno video su TikTok.

I ragazzi percepiscono questa ipocrisia: gli adulti dicono di agire per loro, ma non è vero. Per questo vivono sofferenza, frustrazione, senso di sottomissione. io non mi indignerei davanti a una rivolta, ma la maggior parte dei ragazzi non lo fa.

Invece si tagliano, si chiudono in casa, spariscono, si suicidano. Vengono anche bocciati. La scuola dovrebbe essere riorganizzata per interdisciplinarietà, macroaree, abbandonando la lezione frontale.

Bisogna partire dalle domande degli studenti. Ma questo mette in crisi molti insegnanti, abituati a ripetere ciò che sanno. Alla maturità li trattiamo da delinquenti, li perquisiamo, come se usare l’AI fosse reato.

Che tipo di scuola e di lavoro ci aspettano, allora?

Il punto è che oggi non mancano le conoscenze, manca la connessione con la realtà. la scuola è vuota di senso, ma obbligatoria, perché serve il titolo. eppure molte competenze che servono nel lavoro non si apprendono lì.

Alcuni insegnanti dicono che già in quinta elementare si capisce chi sarà il più bravo. questo dimostra che la scuola fallisce, non è in grado di garantire lo stesso percorso a chi non se lo può permettere, non riesce a colmare i gap sociali.

Oggi servono altre capacità: fare gruppo, interagire, lavorare in team. Ma per i ragazzi la scuola è solo un rituale di sottomissione agli adulti.

Eppure si parla molto di dipendenza da Internet…

Non esiste la “dipendenza da Internet” perché non si può misurare. i social sono diventati gli spazi dove si esprime l’identità e anche il disagio. sostituiscono le piazze, i cortili. i genitori – non dimentichiamolo – sono stati i primi a mettere in mano uno smartphone ai figli: per controllarli.

E l’hanno fatto mentre si facevano gli affari loro. La mia generazione ha vissuto anni ben più pericolosi: eroina, terrorismo. Ma oggi si pensa che il pericolo venga solo da internet. in realtà, internet è un ambiente. trattarlo come un oggetto è un errore.

E allora cosa dovremmo fare, concretamente?

Dare ai giovani ruoli e responsabilità. Alcune aziende e festival lo fanno, e lì i giovani rispondono, si attivano, partecipano con entusiasmo. non sono una generazione trasgressiva, ma una generazione che funziona per cooptazione. Se li convochi, ci sono. Se li coinvolgi, lavorano. Se li ascolti, parlano.

Quindi non è vero che sono stati amati “troppo”?

Assolutamente no. Sono stati cresciuti con adulti che dicevano di amarli, ma che in realtà pensavano a sé stessi. Gli abbiamo promesso tutto e poi abbiamo chiesto a loro di farsi carico delle nostre fragilità.

Alcuni si salvano solo se li convoca un’azienda seria, oppure se se ne vanno. Non perché fuori ci sia un mondo migliore, ma perché almeno non devono far finta di essere amati da chi, nei fatti, è impegnato solo a tutelare sé stesso.

Chiamami adulto – Come stare in relazione con gli adolescenti

In ‘Chiamami adulto’, libro che conclude la trilogia iniziata nel 2021 con ‘L’età tradita’, Matteo Lancini esplora i molteplici contesti e le modalità in cui gli adolescenti costruiscono relazioni: dalla famiglia alla scuola, dagli ambienti digitali alle stanze di psicoterapia, dal gruppo dei pari al rapporto di coppia.

Partendo da alcuni spunti già introdotti in ‘Sii te stesso a modo mio’, come l’assenza di prospettive future e la fragilità adulta che spesso ostacola un dialogo autentico, l’autore scava in profondità, rivelando che cosa serve davvero per avvicinarsi ai giovani: l’ascolto e una presenza empatica.

Attraverso esempi concreti, storie personali e riflessioni incisive, il libro offre a genitori, insegnanti e psicologi gli strumenti per superare l’urgenza del fare e per imparare finalmente a stare nella relazione, aiutando i ragazzi a non sentirsi più soli in mezzo agli altri, ma compresi e sostenuti.

Matteo Lancini

Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, è presidente della fondazione Minotauro di Milano.

Insegna presso il dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e presso la facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica di Milano.

Ha pubblicato ‘Giovane adulto‘ (con F. Madeddu, 2014), ‘L’adolescente‘ (con L. Cirillo, T. Scodeggio, T. Zanella, 2020), ‘L’età tradita‘ (2021) e ‘Sii te stesso a modo mio‘ (2023), e ha curato ‘Il ritiro sociale negli adolescenti‘ (2019).

L’articolo originale è stato pubblicato sullo Speciale ‘Giovani e Lavoro: una missione oltre i numeri‘ sul numero Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)

 

Poste Italiane Dic 25

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