Lukoil, il secondo produttore di petrolio russo, ha annunciato di aver venduto la maggior parte dei suoi asset internazionali a Gunvar, società svizzera di trading di materie prime.
La conclusione dell’accordo vincolante per l’operazione è soggetta a condizioni sospensive, tra cui l’ottenimento dell’autorizzazione Ofac (Office of Foreign Assets Control) da parte dell’acquirente, nonché di eventuali altre licenze, permessi e autorizzazioni applicabili in altre giurisdizioni. Se necessario, le parti intendono richiedere l’estensione della licenza Ofac esistente e di eventuali licenze aggiuntive per garantire la continuità operativa delle attività internazionali e dei relativi servizi bancari per il periodo fino al completamento dell’operazione.
La vendita di Lukoil International GmbH – si legge nel comunicato diffuso dall’azienda – è dovuta alle sanzioni adottate da alcuni Stati nei confronti della società e delle sue controllate che, al momento, danno lavoro a oltre 15.000 persone e operano negli Usa, Belgio e Olanda.
I rapporti tra Gunvor e la Russia
Secondo quanto riporta il Financial Times, Gunvor ha stretti rapporti con la Russia: l’azienda è stata fondata nel 2000 da Torbjörn Törnqvist e Gennady Timchenko, uno dei più stretti collaboratori del presidente russo, Vladimir Putin. Per molti anni infatti Gunvor è stato il maggiore esportatore di petrolio russo. L’annessione della Crimea nel 2014, non riconosciuta dalla comunità internazionale, ha causato anche dei cambiamenti nell’assetto societario poiché Timchenko ha venduto la sua quota del 43,5% a Törnqvist.
Le nuove sanzioni imposte da Trump
La scorsa settimana, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha imposto quelle che ha definito ‘sanzioni enormi’ a Rosneft e Lukoil, i due maggiori produttori ed esportatori di petrolio russi, con l’obiettivo di ‘indebolire’ il capitale di Putin e aumentare la pressione su Mosca affinché ponga fine alla guerra in Ucraina. Tuttavia, per Rosneft la mano del presidente americano è stata più leggera anche perché la Germania ha chiesto l’esenzione delle sanzioni per la filiale tedesca che produce il 12% del fabbisogno totale di carburante.
