Un analista aveva previsto il crollo di Palantir e il selloff dei titoli AI

Un avvertimento lanciato a fine ottobre da un importante analista di mercato su un imminente “dilemma del prigioniero” e su un “AI wobble” nei mercati azionari si è rivelato inquietantemente profetico questa settimana, quando perfino gli ottimi risultati di Palantir non sono riusciti a fermare un drammatico selloff guidato dal settore tech.

Le osservazioni arrivano da Tony Yoseloff, managing partner e chief investment officer di Davidson Kempner Capital Management, durante una conversazione con Tony Pasquariello di Goldman Sachs per il podcast Exchanges: Great Investors, registrato il 20 ottobre e pubblicato 11 giorni dopo.

Yoseloff ha sollevato alcune domande ipotetiche sul tema molto discusso del “finanziamento circolare” nel settore dell’intelligenza artificiale (AI), dove le stesse aziende si finanziano a vicenda e allo stesso tempo sono clienti reciproci.

“Il modo in cui mi piace pensarci è: ci sarà a un certo punto un AI wobble? Gli investitori inizieranno a preoccuparsi di come vengono spesi quei dollari di CapEx?” ha detto.
Poi ha aggiunto, alludendo a un celebre scenario di teoria dei giochi: “C’è un po’ di dilemma del prigioniero, diciamo così, tra le grandi aziende. Devi investire perché i tuoi concorrenti lo stanno facendo, e se resti indietro non avrai più una posizione competitiva forte.”

L’investitore ha poi paragonato l’attuale concentrazione del mercato — dove 10 titoli rappresentano il 40% del peso dell’S&P 500 — a bolle storiche come quella dei “Nifty Fifty” dei primi anni ’70 e quella delle dot-com a cavallo del 2000. Ha avvertito che in quei periodi gli investitori hanno aspettato fino a 15 anni prima di recuperare le perdite una volta crollate le valutazioni.

La scommessa del “Big Short” e la reazione del mercato

Il messaggio inquietante è arrivato quasi in contemporanea con la rivelazione che il celebre investitore Michael Burry, noto per aver guadagnato dal crollo dei mutui subprime, aveva aperto una posizione short da 1,1 miliardi di dollari contro i principali titoli AI come Nvidia e Palantir a inizio novembre. La mossa ha scosso i mercati globali, già nervosi per la crescita concentrata del settore tech: gli analisti di Bank of America Research hanno notato che i “Magnifici 7” hanno contribuito per oltre l’80% ai rendimenti totali dell’S&P 500 lo scorso mese, alimentando i timori di una correzione.

La reazione dei mercati è stata violenta. Le azioni Palantir, in rialzo del 154% da inizio anno e salite del 7% dopo la pubblicazione dei risultati del terzo trimestre, hanno invertito la rotta e perso quasi l’8% in un solo giorno. Gli indici asiatici ed europei hanno seguito a ruota, evidenziando quanto il sentiment globale sia legato a un pugno di leader dell’AI. In Corea del Sud e Taiwan, per esempio, uno o due titoli tecnologici rappresentano quasi metà dei rendimenti degli indici nazionali — proprio il rischio di “wobble” descritto da Yoseloff: basta un calo di fiducia per innescare una correzione rapida e severa.

Il CEO di Palantir, Alex Karp, si è mostrato furioso e come sempre diretto durante la sua apparizione su CNBC, quando gli è stato chiesto della posizione short di Burry. “Quando sento che venditori allo scoperto attaccano quella che io credo sia chiaramente l’azienda di software più importante d’America, e quindi del mondo”, ha detto, “mi manda fuori di testa, perché queste persone potrebbero scegliere qualsiasi altra azienda. Devono colpire proprio quella che aiuta le persone, che fa guadagnare la gente comune, che sostiene i nostri militari.” Karp ha aggiunto che la cosa è “una spinta pazzesca” e che “i venditori allo scoperto vengono costantemente fregati da Palantir.” Il titolo, però, mercoledì era in calo di un ulteriore 2%.

A sostegno delle sue parole, Palantir ha riportato un trimestre record con 1,18 miliardi di dollari di ricavi, superando le stime e vantando contratti con il governo statunitense in crescita del 52% su base annua. Tuttavia, il tono combattivo di Karp nella call — in cui ha esaltato il suo approccio “anti-woke” e la sinergia con il governo — non ha rassicurato gli investitori. Gli analisti hanno espresso preoccupazione per il fatto che, nonostante vendite solide e buone prospettive, la valutazione resti difficile da giustificare dati gli enormi investimenti in capitale e i rendimenti ancora incerti delle scommesse sull’AI. Il titolo presenta infatti un rapporto prezzo/utili superiore a 100.

Mentre Karp liquidava le critiche sulla direzione strategica di Palantir, i mercati sembravano dare ragione alle preoccupazioni di Yoseloff. Il “dilemma del prigioniero” da lui descritto — con i colossi tech intrappolati in una costosa corsa agli armamenti autoalimentata, perché non possono permettersi di smettere di investire — è apparso confermato quando persino risultati forti hanno innescato un’ondata di vendite “sell the news”. Anche i top manager di Wall Street, tra cui David Solomon di Goldman Sachs e Ted Pick di Morgan Stanley, hanno previsto correzioni fino al 20% nelle valutazioni azionarie.

Con gli avvertimenti degli analisti e le mosse dei grandi investitori che preannunciano un possibile cambio di regime, il “wobble” del settore AI potrebbe essere solo all’inizio. Come mostra la rapida inversione di Palantir, la fiducia in una crescita infinita guidata dall’AI non è più a prova di scossa. Se il “dilemma del prigioniero” continuerà, esiste il rischio che il capitale “morto” perseguiti le valutazioni tech per anni, proprio come dopo le bolle del passato.

Eppure, per investitori esperti come Yoseloff, il periodo che si apre promette non solo volatilità, ma anche nuove opportunità, poiché le strategie “absolute return” prosperano quando i mercati costringono finalmente a distinguere i veri vincitori dai perdenti. In questo senso, le paure che i risultati di Palantir non hanno dissipato potrebbero rappresentare il prossimo grande punto di svolta del mondo finanziario.

L’articolo originale è disponibile su Fortune.com.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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