Gen Z senza lavoro, il Regno Unito investe un miliardo per gli apprendistati

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Alcuni Gen Z cercano lavoro disperatamente. Mandano migliaia di candidature, si piazzano a Wall Street con un cartello per farsi assumere, fanno le cameriere alle conferenze di settore per distribuire di nascosto il proprio curriculum. Intanto cresce anche un gruppo di giovani che ha mollato studio, impiego e formazione: i NEET. Ora un Paese prova a intervenire e mette sul tavolo quasi un miliardo di dollari.

All’inizio della settimana, il governo britannico ha annunciato un investimento da 965 milioni di dollari per creare nuovi apprendistati e inserire 50 mila giovani in azienda.

Il piano dura tre anni e coinvolge le amministrazioni locali. L’obiettivo è dare ai ragazzi le competenze utili per trovare lavoro sul territorio. Circa 186 milioni di dollari serviranno per un progetto pilota che coinvolge i sindaci: dovranno collegare i Gen Z, soprattutto i NEET, alle imprese vicine. Per alleggerire i costi delle aziende, il governo coprirà anche tutte le spese degli apprendistati sotto i 25 anni nelle piccole e medie imprese.

I giovani britannici avranno più opportunità in settori ad alta richiesta come ospitalità e retail. Ma Londra punta anche sulle competenze chiave nell’era dell’AI. Da aprile 2026 partiranno nuovi corsi brevi su ingegneria, competenze digitali e AI. L’espansione degli apprendistati rientra nella strategia del primo ministro Keir Starmer. Vuole riportare almeno due terzi dei giovani verso la formazione avanzata e gli apprendistati, dopo il crollo registrato nel 2017.

Starmer lo ha detto chiaramente: “Per troppo tempo abbiamo misurato il successo contando quanti giovani vanno all’università. Questa visione limitata ha bloccato le opportunità e creato barriere. Dobbiamo cambiare approccio e mettere gli apprendistati sullo stesso livello dell’università”.

La disoccupazione giovanile cresce nel Regno Unito e fuori

La strategia britannica arriva in un momento critico. I tassi di disoccupazione giovanile salgono in tutto il mondo.

Nella prima metà dello scorso anno, oltre il 16% degli uomini britannici tra 18 e 24 anni — circa 460 mila persone — rientrava tra i NEET: il livello più alto da oltre dieci anni. A livello globale, nel 2023 circa un quinto dei giovani tra 15 e 24 anni viveva la stessa condizione. E chi cerca lavoro trova pochissime opportunità. Nel 2023 e nel 2024, i neolaureati hanno inviato oltre 1,2 milioni di candidature per meno di 17 mila posizioni aperte, secondo l’Institute of Student Employers (ISE). È il rapporto candidature/posto più alto dal 1991.

Negli Stati Uniti non va meglio. Nel 2022, circa 4,3 milioni di Gen Z risultavano NEET. A settembre di quest’anno, la disoccupazione tra i 20-24enni toccava il 9,4% per gli uomini e il 9% per le donne: più del doppio rispetto al tasso generale, fermo al 4,4%.

E le previsioni preoccupano. Il senatore Mark Warner ha avvertito che, nei prossimi due o tre anni, la disoccupazione tra i neolaureati potrebbe schizzare fino al 25% a causa dell’AI.

Warner propone anche lui un programma di riqualificazione. Insieme al senatore Josh Hawley ha presentato un disegno di legge che obbliga aziende e agenzie federali a segnalare al Dipartimento del Lavoro ogni impatto dell’AI sull’occupazione. I risultati finirebbero poi in un report pubblico.

L’articolo originale è su Fortune.com

Poste Italiane Dic 25

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