Secondo lo studio di ‘The European House Ambrosetti’, l’unione delle Confindustrie di Como, Lecco e Sondrio è il primo passo per rendere la Lombardia un territorio ancora più competitivo.
Alta Lombardia prova a guardare avanti con un progetto che riunisce tre territori spesso raccontati come distinti ma sempre più chiamati a ragionare in un’ottica comune. Lo ‘Studio strategico territoriale di area vasta’, elaborato da The European House Ambrosetti su incarico di Confindustria Como e Confindustria Lecco e Sondrio, propone infatti un percorso condiviso di sviluppo. L’obiettivo: consolidare la competitività di un’area che nel suo insieme esprime 34 mld di euro di valore aggiunto e oltre 80mila imprese.
Il documento parte da un dato chiaro: considerati in modo aggregato, i tre territori costituiscono un sistema economico rilevante, che unisce una radicata vocazione manifatturiera a una crescente attrattività turistica.
Metallurgia, meccatronica, moda, arredo, agroalimentare e turismo rappresentano le filiere cardine su cui si fonda l’attuale specializzazione produttiva, mentre un tableau di oltre sessanta indicatori mostra come l’area registri segnali di crescita in larga parte dei parametri analizzati.
In parallelo emergono le fragilità: il calo demografico, la difficoltà nel ricambio generazionale, la pressione su alcune infrastrutture e un digital divide ancora presente nelle zone più interne.
La genesi dello studio rientra in un percorso coordinato, pensato per superare la frammentazione amministrativa e costruire una visione condivisa.
Un passaggio rivendicato con decisione da Marco Campanari, presidente di Confindustria Lecco e Sondrio: “Con questo Studio Strategico Territoriale di Area Vasta, che su mandato delle nostre Confindustrie è stato sviluppato da The European House Ambrosetti con il coinvolgimento attivo di tutte le associazioni datoriali e della più ampia platea di stakeholder, vogliamo affermare un principio fondamentale: i territori non possono più permettersi di restare immobili e devono avere l’intelligenza e la capacità di ripensarsi e riprogettarsi in modo condiviso con frequenza, visione, coraggio”.
Il documento non si limita a una fotografia, ma individua una roadmap da cui partire. Il rafforzamento dell’industria manifatturiera è uno dei pilastri indicati, con la creazione di un Manufacturing Innovation Hub in grado di connettere università, centri di ricerca, startup e imprese.
L’obiettivo è sostenere la transizione digitale ed energetica, accompagnando soprattutto le piccole e medie imprese nell’adozione di tecnologie avanzate. Un secondo asse riguarda la possibilità di insediare un data center nell’area, così da sostenere il fabbisogno digitale crescente e alleggerire la pressione sull’area metropolitana milanese, oggi prossima alla saturazione.
Ampio spazio è dedicato alla transizione energetica, tema cruciale per territori – come quelli di Como, Lecco e Sondrio – caratterizzati da una forte presenza di imprese energivore e, al tempo stesso, da una significativa produzione da fonti rinnovabili, in particolare idroelettrico in Valtellina.
Lo studio suggerisce un piano integrato per la decarbonizzazione e la diversificazione energetica, che includa comunità energetiche, sistemi di accumulo e progetti pilota con tecnologie pulite. Accanto a questo appare decisivo anche il nodo del capitale umano: il mismatch tra domanda e offerta di lavoro è marcato, con competenze digitali e green sempre più richieste e difficili da reperire. Da qui l’indicazione di rafforzare gli istituti tecnici superiori, migliorare l’orientamento e lavorare su un piano di attrazione dei talenti, che includa misure legate al welfare territoriale e alla qualità dell’abitare.
Il tema infrastrutturale è un altro snodo centrale. Lo studio richiama la necessità di intervenire su alcune tratte stradali congestionate e di completare gli adeguamenti ferroviari, soprattutto dove persistono tratti a binario unico. La mobilità lacuale resta un potenziale ancora poco sfruttato, mentre il potenziamento della connettività digitale nelle aree montane è considerato indispensabile per imprese e cittadini.
La vicinanza con i principali aeroporti lombardi, se adeguatamente integrata da collegamenti efficienti, è vista come un vantaggio competitivo da valorizzare.
Nel capitolo dedicato al turismo, il documento sottolinea come l’area vasta unisca due poli differenti ma complementari: il Lago di Como, con un brand ormai consolidato a livello internazionale, e la Valtellina, che si prepara a ospitare nel 2026 parte delle competizioni dei Giochi Olimpici Invernali.
L’occasione olimpica è letta come un possibile acceleratore per una maggiore integrazione tra turismo lacuale e montano e per la destagionalizzazione dei flussi, oggi ancora molto concentrati nei mesi estivi. Un altro segmento con margini di crescita è quello del turismo congressuale, forte anche delle sedi di prestigio presenti nel comasco.
Il lavoro congiunto tra le Confindustrie territoriali è un elemento che emerge costantemente nello Studio e che Gianluca Brenna, presidente di Confindustria Como, riassume così: “Le sfide della transizione energetica e digitale, dei cambiamenti geopolitici e demografici, la ridefinizione delle catene del valore globali, richiedono una visione comune, strategie condivise e capacità di fare sistema.
Da questa consapevolezza è nato il progetto dello Studio strategico territoriale sull’area vasta, frutto di un lavoro congiunto tra le associazioni territoriali di Confindustria Como e Confindustria Lecco e Sondrio, il prezioso supporto di Teha Group e di un ampio confronto con istituzioni e stakeholder. Non si tratta di un’alleanza di circostanza, ma di una scelta strategica che ha l’obiettivo dichiarato di costruire un territorio più resiliente, competitivo e sostenibile”.
Il documento propone, in conclusione, una direzione: fare dell’area vasta un sistema coeso, capace di integrare le eccellenze locali e trasformare le differenze territoriali in un elemento di forza. La sfida sarà ora trasferire le linee strategiche in politiche attuabili, con il coinvolgimento di istituzioni, imprese e cittadini. Un compito complesso, ma che secondo lo studio rappresenta il passaggio necessario per garantire uno sviluppo equilibrato e duraturo all’intera alta Lombardia.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di dicembre 2025 – gennaio 2026 (numero 10, anno 8)
