Crew-11 rientra sulla Terra dopo 167 giorni in orbita

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Dopo 167 giorni in orbita, la missione Crew-11 ha fatto rientro sulla Terra con diverse settimane di anticipo rispetto al previsto. Una decisione eccezionale – la prima di questo tipo negli ultimi 25 anni – presa dalla NASA in seguito a un’emergenza medica che ha coinvolto uno dei quattro astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Di chi si tratta? Ancora non lo sappiamo.

L’Agenzia spaziale statunitense mantiene il massimo riserbo sull’identità dell’astronauta e sulla natura del problema di salute, limitandosi a riferire che la condizione è “seria e difficile da diagnosticare con precisione”, pur restando “stabile e sotto costante assistenza medica”.

Una situazione che, secondo fonti della NASA, non ha potuto essere chiarita in modo definitivo all’interno del laboratorio orbitante, dove le capacità diagnostiche restano  limitate. “Solo a Terra è possibile effettuare tutti i controlli necessari, con l’intero spettro degli strumenti diagnostici disponibili”, ha spiegato Mike Fincke, veterano delle missioni spaziali e già comandante della ISS.

L’ammaraggio al largo della California

La capsula Dragon di SpaceX ha completato il rientro intorno alle 9:40 (ora italiana) di giovedì 15 gennaio, con un ammaraggio controllato nell’Oceano Pacifico, al largo di San Diego, California. A bordo si trovavano gli astronauti statunitensi Zena Cardman e Mike Fincke, l’astronauta giapponese della JAXA (Japan Aerospace Exploration Agency) Kimiya Yui e il cosmonauta russo Oleg Platonov.

“Non c’è nulla di straordinario nella decisione di rientrare prima del previsto”, aveva dichiarato Cardman nelle ore precedenti alla partenza dalla Stazione. “In orbita si diventa una famiglia: ci si sostiene reciprocamente in ogni circostanza”.

Il rientro della Crew-11 e la fase più delicata

Dopo una degenza ospedaliera notturna già programmata, l’equipaggio farà rientro al Johnson Space Center della NASA, a Houston, dove inizieranno le solite procedure di riadattamento fisiologico e valutazione post-volo. Per ragioni di privacy medica, l’Agenzia non diffonderà ulteriori informazioni sulle condizioni dell’astronauta colpito dal problema di salute.

In via precauzionale, la NASA aveva già annunciato che tutti e quattro i membri dell’equipaggio sarebbero stati trasferiti in una struttura ospedaliera locale subito dopo l’atterraggio, per sfruttare appieno le risorse sanitarie terrestri e garantire le migliori cure possibili.

Anche perché il rientro sulla Terra non è mai una passeggiata. Al contrario è una delle fasi più impegnative di una missione di lunga durata. Dopo mesi in microgravità, il corpo deve affrontare un brusco riadattamento di equilibrio, tono muscolare e sistema cardiovascolare, messi a dura prova. Un passaggio particolarmente critico per l’astronauta malato, chiamato a gestire un doppio carico di stress, fisico e clinico.

Gli effetti sulla rotazione degli equipaggi

Con l’atterraggio di oggi si chiude anticipatamente la missione Crew-11, partita il primo agosto e inizialmente prevista in rientro a fine febbraio. A bordo della Stazione Spaziale Internazionale restano ora tre astronauti, in attesa dell’arrivo del prossimo equipaggio.

La Crew-12 sta completando in queste settimane un addestramento accelerato e si prepara alla partenza, che non avverrà prima del 15 febbraio, ridefinendo ancora una volta l’equilibrio operativo di una presenza umana in orbita sempre più complessa e interdipendente.

Poste Italiane Dic 25

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