Perplexity sigla accordo triennale da 750 milioni di dollari con Microsoft

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Perplexity ha siglato un accordo triennale con Microsoft che le consentirà di utilizzare l’infrastruttura cloud Azure del colosso di Redmond per eseguire un’ampia gamma di modelli di intelligenza artificiale.

Quest’intesa, dal valore stimato di circa 750 milioni di dollari, garantisce l’accesso alla piattaforma Foundry di Microsoft, che aggrega modelli sviluppati da più attori, tra cui OpenAI, Anthropic e xAI. Grazie all’accordo, Perplexity punta ad ampliare l’accesso ai cosiddetti frontier models, piuttosto che a sostituire i rapporti cloud già esistenti. Il principale fornitore cloud dell’azienda resta infatti Amazon Web Services, e l’azienda non prevede di modificare nulla sotto questo aspetto.

Azure sempre più centrale per i modelli AI

Per Microsoft, l’intesa rafforza il ruolo di Azure come piattaforma in grado di ospitare sistemi di AI concorrenti, anche nel momento in cui il Gruppo sta rafforzando la propria partnership con OpenAI. L’operazione riflette inoltre la crescente domanda, da parte delle aziende di AI, di ambienti gestiti che consentano di passare da un modello all’altro in base al caso d’uso, ai costi o a considerazioni normative.

Oltre Microsoft

Perplexity sta guadagnando terreno nella corsa all’AI e ha già raggiunto altri accordi con importanti attori tech. Forse, il più importante è quello con Snapchat, poiché il social media – utilizzato in gran parte da giovanissimi – ha integrato da quest’anno il motore di risposta basato sull’intelligenza artificiale sviluppato da Perplexity, offrendo alla community, composta da quasi 1 miliardo di utenti attivi al mese, un nuovo modo per porre domande ed esplorare argomenti di loro interesse all’interno dell’app. Le risposte – come hanno assicurato gli esperti delle due società – saranno chiare e colloquiali, provenienti da fonti verificabili.

Le controversie di Perplexity

Perplexity ha attirato una maggiore attenzione anche per l’espansione oltre la ricerca, verso strumenti sempre più automatizzati. Lo scorso anno Amazon ha intentato una causa contro la startup per una funzionalità di shopping basata sull’IA, sostenendo che avrebbe effettuato accessi impropri agli account dei clienti e mascherato attività automatizzate come comportamento umano.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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