Se l’AI imita la voce umana: la svolta legale parte dall’Italia

Tra le molte ‘qualità’ dell’intelligenza artificiale c’è anche quella di saper replicare timbri, pause, inflessioni e persino frasi mai pronunciate con una fedeltà impressionante. Una capacità che apre scenari innovativi, ma anche inquietanti, soprattutto per chi con la voce costruisce la propria identità professionale. Doppiatori, speaker radiofonici, cantanti, attori: per loro non è solo uno strumento di lavoro, ma una parte integrante della personalità.

È in questo contesto che si inserisce un’iniziativa destinata a fare scuola in Europa. Protagonista è Luca Ward, tra i più celebri doppiatori italiani, la cui voce è stata registrata come marchio sonoro dalla società Mpmlegal s.t.a.p.a.. Si tratta della prima operazione di questo tipo nel continente: un tentativo pionieristico di trasformare la voce in uno ‘scudo giuridico’ contro gli abusi dell’AI, in particolare contro le tecnologie di sintesi vocale.

La voce come marchio

“Non siamo contrari all’AI, che rappresenta una grande innovazione da utilizzare e valorizzare”, spiega Marco Mastracci, founding partner e Ceo dello Studio Legale boutique internazionale. “Ma non deve violare i diritti delle persone”. Basti pensare che su alcune piattaforme online, digitando il nome di un artista e inserendo una frase, è possibile ottenere una riproduzione quasi perfetta della sua voce. “Non si tratta soltanto di una questione economica, ma di identità: la voce è parte della persona, della sua riconoscibilità pubblica e della sua immagine”.

Proprio per contrastare utilizzi non autorizzati, Mpmlegal ha intrapreso un percorso complesso con l’ufficio europeo competente per la registrazione dei marchi, riuscendo a far accettare la voce di Ward come marchio sonoro non convenzionale. “Per noi è un risultato tutt’altro che scontato: in passato molte richieste erano state respinte per questioni tecniche, come la lunghezza eccessiva delle frasi registrate o la difficoltà di adattare la voce ai parametri richiesti dalla normativa europea”.

La pubblicazione ufficiale è avvenuta nei giorni scorsi e ora si apre la finestra di tre mesi per eventuali opposizioni di terzi. Come spiega Mastracci, “se non emergeranno contestazioni, la registrazione diventerà definitiva, consolidando un precedente giuridico di grande rilievo”.

Un caso che riguarda tutto il settore artistico

Lo studio legale segue oggi diversi artisti, tra cui la cantante Arisa, il cantautore Gianluca Grignani e per 20 anni – fino alla sua morte – Franco Califano, confermando un’attenzione crescente verso la protezione dell’identità vocale nel mondo dello spettacolo.

L’obiettivo non è bloccare l’innovazione, ma regolamentarla, trovando un equilibrio tra sviluppo tecnologico e diritti della persona. Secondo i professionisti coinvolti, la registrazione della voce come marchio rafforza le tutele già previste dall’articolo 10 del codice civile in materia di diritto all’immagine e identificabilità personale, offrendo un’ulteriore leva giuridica in caso di abusi.

Una “boutique” internazionale

Mpmlegal si definisce una ‘boutique legale internazionale’ composta esclusivamente da professionisti senior con oltre vent’anni di esperienza. Con sedi tra Città del Messico, India, New York, Cina ed Emirati Arabi e un team di circa 30 avvocati, lo studio opera principalmente nel diritto internazionale, societario, amministrativo e del lavoro, con competenze anche in ambito di diritto d’autore e corporate.

La mission dello studio è semplice: rispetto delle leggi e soddisfazione del cliente. “Vogliamo garantire prestazioni legali di alto livello qualitativo ed equo livello economico, per un contatto costante e personale”.

Il futuro della professione legale nell’era dell’AI

Se l’intelligenza artificiale rappresenta una sfida per artisti e doppiatori, lo è anche per gli avvocati. Secondo Mastracci, però, l’AI non sostituirà la professione legale: “Sarà piuttosto un supporto, ad esempio nell’uso delle banche dati giuridiche e nella ricerca normativa”.

Resteranno centrali, invece, le competenze umane: intuizione, capacità di comprendere le esigenze del cliente e creatività nel trovare soluzioni alternative. “Un avvocato senza clienti non è un avvocato”, sottolinea, ricordando ai giovani professionisti l’importanza delle abilità relazionali oltre alla preparazione accademica. Il messaggio è chiaro: “L’intelligenza artificiale può amplificare le possibilità, ma non può sostituire la dimensione umana del diritto”.

Poste Italiane Dic 25

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