La guerra in Iran e il futuro dei mercati azionari: l’analisi di Morgan Stanley

morgan stanley

Mike Wilson di Morgan Stanley ha trascorso anni sostenendo che una ‘recessione a rotazione’ fosse nascosta in piena vista mentre Wall Street celebrava quello che sembrava un boom economico. Ora torna con un’altra previsione controcorrente: metà del mercato azionario è già in un mercato ribassista, la correzione è in corso da sei mesi e gli investitori che questa settimana si sono fatti prendere dal panico sono arrivati troppo tardi.

In una nota pubblicata in questi ultimi giorni, Wilson — responsabile della strategia azionaria statunitense di Morgan Stanley — ha sostenuto che la forte volatilità che ha recentemente scosso i mercati non rappresenta l’inizio di una fase di vendite. È più vicina alla fine. “Questa correzione è matura sia nei tempi sia nei prezzi”, ha scritto, sostenendo la sua tesi con un dato significativo: il 50% di tutte le azioni del Russell 3000 è ora sceso di almeno il 20% rispetto ai massimi delle ultime 52 settimane, mentre tra le società dell’S&P 500 la quota supera il 40%.

Il contesto è importante. Per anni Wilson ha sostenuto, spesso quasi in solitudine, che l’economia fosse molto più debole per molte aziende e consumatori di quanto suggerissero le statistiche economiche ufficiali (come il PIL nominale o i dati sull’occupazione). Piuttosto che manifestarsi in un unico crollo, la debolezza si è spostata da un settore all’altro: prima la tecnologia, poi i beni di consumo, quindi l’economia nel suo complesso. In questo modo i tradizionali indicatori di recessione — disoccupazione in forte aumento e PIL in caduta — sono rimasti relativamente contenuti, mentre sotto la superficie il disagio cresceva. Wilson ha definito questo fenomeno ‘rolling recession’, una recessione che si muove progressivamente tra i diversi settori. La maggior parte di Wall Street pensava che si sbagliasse.

Non era così. Wilson ha individuato nell’aprile 2025 — quando l’annuncio dei dazi del ‘Liberation Day’ da parte della Casa Bianca ha provocato una capitolazione dei mercati — il punto più basso della recessione. Da quel momento l’ampiezza delle revisioni a V degli utili ha registrato un forte rimbalzo, le revisioni dei dati sull’occupazione sono migliorate e i dati sui licenziamenti hanno raggiunto il picco per poi iniziare a diminuire. La fase di ripresa iniziale che aveva previsto era iniziata. Ed è proprio questo contesto di ripresa e riaccelerazione a orientare la lettura di Wilson sull’attuale turbolenza dei mercati.

Il sell-off di questa settimana, sostiene, è una “correzione all’interno di un mercato rialzista”, non l’inizio di una nuova fase di contrazione. È iniziato lo scorso autunno, quando la liquidità ha iniziato a restringersi, ben prima dell’impennata dei prezzi del petrolio e del recente balzo dell’indice di volatilità VIX, salito nelle ultime settimane dopo l’escalation del conflitto con l’Iran. Lo shock geopolitico ha rappresentato il ‘colpo finale’: quel tipo di evento di capitolazione che di solito segna una fine piuttosto che un inizio.

I numeri confermano quanto il danno sia già stato significativo. I titoli software e servizi sono stati i più colpiti: il 97% delle società dell’S&P 500 appartenenti a questo settore tratta almeno il 10% sotto i massimi delle ultime 52 settimane. Una dinamica simile si osserva anche nei semiconduttori, nei beni di consumo discrezionali e nei servizi finanziari. Il calo dell’indice S&P 500 di circa il 15% rispetto al picco è reale, ma sottostima drasticamente quanto le perdite siano diffuse sotto la superficie.

Ma cosa accadrebbe se la guerra continuasse?

Ciò che distingue la situazione attuale dai momenti più bui della fase di ‘rolling recession’, secondo Wilson, è che il motore fondamentale dell’economia sta funzionando. Gli utili dell’S&P 500 stanno crescendo del +13% e stanno accelerando — l’opposto del deterioramento degli utili che ha accompagnato le precedenti recessioni provocate dagli shock petroliferi. Il rialzo del petrolio greggio è intorno al 40% su base annua, ben lontano dagli aumenti superiori al 100% che storicamente hanno fatto deragliare i cicli economici. Anche il sostegno fiscale è significativo: i rimborsi dell’imposta sul reddito delle persone fisiche sono cresciuti del 17% su base annua, mentre la Federal Reserve è tornata a una politica espansiva dopo aver ridotto il proprio bilancio per gran parte dello scorso anno.

Il problema, naturalmente, è che l’analisi di Wilson presuppone che il conflitto con l’Iran rimanga circoscritto, che il petrolio resti sotto i 100 dollari al barile e che la situazione geopolitica si risolva in “settimane, non mesi”. Si tratta di ipotesi molto impegnative, considerata la natura complessa e difficilmente gestibile della guerra con l’Iran, che, a giudicare dalle apparenze, potrebbe durare più delle tre settimane stimate pubblicamente dal presidente Trump. La storia insegna che gli shock geopolitici hanno spesso la spiacevole abitudine di sfuggire a tempistiche di risoluzione troppo lineari.

Lo stesso Wilson riconosce che le perturbazioni nello Stretto di Hormuz stanno bloccando circa 20 milioni di barili al giorno di flussi di petrolio trasportati via mare e che il ricorso alle riserve strategiche di petrolio sostituirebbe solo una parte di questo volume. Se il prezzo del greggio dovesse superare e mantenersi stabilmente sopra i 100 dollari al barile, eventualità che Wilson ammette cambierebbe completamente la sua valutazione, la dinamica passerebbe da una semplice “correzione all’interno di un mercato rialzista” a qualcosa di molto più serio. Lo scenario ribassista non è un rischio remoto: basta un’ulteriore escalation.

C’è tuttavia un aspetto su cui i critici di Wilson dovrebbero essere cauti: il suo storico nel prevedere i punti di svolta. Aveva ragione sulla ‘rolling recession’ quando il consenso di mercato lo derideva. Aveva ragione nel considerare il Liberation Day il punto più basso del ciclo. Queste previsioni non sono state frutto del caso: si basavano su un rigoroso modello di analisi degli indicatori anticipatori, dell’ampiezza delle revisioni degli utili e dell’andamento della liquidità — elementi che molti altri hanno sottovalutato.

Questa storia è stata originariamente pubblicata su Fortune.com.

Poste Italiane Dic 25

Leggi anche

Ultima ora

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.