Più che il rischio di una nuova pandemia, il vero problema potrebbe essere la gestione dell’emergenza. Ne è convinto Matteo Bassetti, che invita a evitare allarmismi sull’hantavirus ma allo stesso tempo critica la frammentazione delle risposte sanitarie adottate dai diversi Paesi dopo il focolaio scoppiato sulla nave da crociera MV Hondius.
“Più che un allarme sproporzionato c’è il rischio che si continuino a commettere errori”, spiega il direttore di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova. “Mi pare che ogni giorno succeda qualcosa. In Olanda, per esempio, alcune persone sono finite in isolamento dopo la manipolazione di campioni biologici. Io credo che con il Covid non abbiamo imparato abbastanza”. Secondo Bassetti, il punto critico non è tanto la comunicazione pubblica, che finora considera relativamente equilibrata, quanto la mancanza di coordinamento internazionale. “Ogni Paese fa il suo annuncio, decide il suo protocollo, la sua gestione. Nelle malattie infettive bisogna andare tutti insieme, coordinati e collaboranti”.
Il virologo cita anche l’appello lanciato dal premier francese sulla necessità di una risposta condivisa tra governi europei. “Il sovranismo nella lotta alle malattie infettive è un’idea totalmente fallimentare”, afferma. “Soprattutto in Europa bisogna essere coordinati con tutti gli altri Paesi”.
“La trasmissione è molto più difficile rispetto al Covid”
Per Bassetti il paragone automatico con il coronavirus è sbagliato. “Parliamo di un virus che conosciamo da molti anni”, spiega. “Anche nella variante andina la trasmissione è molto più difficile rispetto a quella del Covid”.
A dimostrarlo, secondo l’infettivologo, sarebbero proprio i numeri registrati sulla MV Hondius. “Sono stati un mese su una nave insieme e ci sono stati una decina di casi. Se fosse stato il Covid probabilmente avremmo avuto almeno cinquanta contagi”. La diffusione dell’hantavirus sarebbe quindi molto più lenta e limitata rispetto a quella del Sars-CoV-2. Questo però non significa che il virus sia innocuo. “Può provocare una polmonite molto severa e avere una mortalità importante”, sottolinea Bassetti.
L’aspetto che considera più delicato riguarda soprattutto il lungo periodo di incubazione. “Prima di tirare un sospiro di sollievo bisogna aspettare ancora qualche settimana perché l’incubazione dell’hantavirus può arrivare fino a sei settimane”, osserva. “Chi è entrato in contatto con un caso positivo potrebbe ancora sviluppare sintomi nei prossimi giorni”.
“Il contagio richiede contatti molto stretti”
Uno dei punti che continua a generare più dubbi riguarda la trasmissione tra esseri umani del ceppo Andes, la variante sospettata nel focolaio della nave. Anche su questo Bassetti invita a mantenere la calma. “La trasmissione richiede contatti molto ravvicinati e prolungati”, spiega. “Dormire nella stessa stanza o nella stessa cabina, mangiare allo stesso tavolo, parlare molto vicino, baciarsi. Non è una trasmissione semplice”.
Secondo il virologo, anche questo elemento confermerebbe che il livello di contagiosità è molto diverso rispetto al Covid. “Se il contagio fosse così facile non avremmo avuto soltanto dieci casi in un mese su una nave”.

