La biodiversità che trascende i confini politici, è oggi il centro di una nuova geopolitica del capitale naturale. In questo scenario, il National Biodiversity Future Center trasforma la ricerca ecologica italiana in uno strumento di diplomazia scientifica e innovazione globale, costruendo una rete internazionale che collega Cina, Canada, Stati Uniti, Europa e Paesi emergenti. Attraverso accordi strategici, piattaforme interoperabili e modelli avanzati di analisi, il Centro integra ricerca, tecnologia e policy, contribuendo agli obiettivi dei principali framework globali.
Il modello NBFC, fondato su un approccio transdisciplinare e transnazionale, supera la frammentazione dei dati e promuove soluzioni scalabili per la tutela degli ecosistemi, posizionando l’Italia come attore chiave nella governance globale della biodiversità e della sostenibilità.
I confini politici sono limiti geografici che la biosfera ignora sistematicamente. Le correnti oceaniche, le rotte migratorie dell’avifauna e la dispersione dei pollini non richiedono passaporti. Per questo motivo, la biologia della conservazione ha smesso di essere un affare squisitamente domestico per diventare una questione geopolitica. Il National Biodiversity Future Center sta trasformando la scienza ecologica italiana in un formidabile strumento di politica estera e innovazione globale, stringendo assi strategici che spaziano dal colosso asiatico cinese ai network economico-scientifici del Canada, fino ai poli di innovazione tecnologica degli Stati Uniti e ai grandi tavoli multilaterali europei e dell’OCSE, dove si definiscono le politiche globali su scienza, innovazione e biodiversità.
L’analisi delle relazioni internazionali si è tradizionalmente concentrata su trattati commerciali, alleanze militari o accordi energetici. Tuttavia, la geopolitica del ventunesimo secolo si sta ridefinendo anche attorno ad assi radicalmente diversi: la tutela e la gestione del “capitale naturale” è indubbiamente uno di questi. La crisi climatica e la drammatica erosione degli habitat hanno reso evidente una verità ecologica ineluttabile: è impossibile preservare il bacino del Mediterraneo se, parallelamente, collassano le foreste boreali o si alterano in modo irreversibile i grandi ecosistemi asiatici.
L’Italia, forte di un patrimonio naturale che la rende il primo Paese in Europa per numero di specie ed endemismi, ha assunto un ruolo di leadership attiva in questo scenario globale e istituito il National Biodiversity Future Center, ispirato alla sua vocazione intrinsecamente internazionale e concepito non come un sistema chiuso, ma come il nodo nevralgico di una rete mondiale in rapida espansione.
Per comprendere la portata di questa “diplomazia della natura”, è necessario osservare come il Centro stia allineando i propri sforzi con i grandi framework mondiali, primo fra tutti il Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework (GBM), siglato nel 2022. L’obiettivo è istituzionalizzare un coordinamento tecno-scientifico senza precedenti, e l’Italia sta agendo su direttrici diplomatiche precise e di altissimo profilo. Il NBFC ha infatti avviato un confronto strutturato con l’OCSE sui temi della biodiversità e dell’innovazione, contribuendo alle iniziative dedicate al rafforzamento delle capacità scientifiche internazionali e allo sviluppo di strategie di ricerca condivise. In particolare, il Centro partecipa ai programmi dedicati alla co-creazione internazionale e allo sviluppo delle capacità scientifiche per la biodiversità, nonché al progetto Harnessing Innovation for Biodiversity, che mira a valorizzare il ruolo dell’innovazione tecnologica nella protezione degli ecosistemi e nella gestione sostenibile del capitale naturale. Un passaggio significativo di questo percorso si è svolto a Parigi, nel corso dell’incontro ministeriale dell’OCSE sulla scienza e l’innovazione dell’aprile 2024, dove il tema della biodiversità è stato inserito tra le priorità strategiche per la ricerca e lo sviluppo dei prossimi anni. Il contributo degli esperti coinvolti nelle attività di NBFC ha contribuito a rafforzare l’idea che la perdita di biodiversità non rappresenti soltanto una questione ambientale, ma anche una sfida economica e tecnologica globale.
L’asse Italia-Cina: l’alleanza tra due giganti della complessità
Il progetto di internazionalizzazione più imponente e scientificamente ambizioso attualmente messo in campo da NBFC guarda a Oriente, puntando al cuore del gigante asiatico. La collaborazione strutturale instaurata con la Chinese Academy of Sciences rappresenta uno degli esempi più virtuosi di come la cooperazione internazionale possa superare le barriere linguistiche e culturali nel nome della tutela ecosistemica. Cina e Italia, pur essendo culle di civiltà profondamente diverse, condividono dal punto di vista biologico territori di immensa complessità e ricchezza, entrambi sottoposti alle pressioni schiaccianti di uno sviluppo industriale ed economico accelerato. Consapevoli di questa sfida comune, NBFC e l’Accademia Cinese hanno lanciato un avviso pubblico congiunto per la selezione e il finanziamento di progetti di ricerca bilaterali. Non si tratta di generiche dichiarazioni di intenti, ma di missioni scientifiche mirate che si concentrano su tre pilastri fondamentali: la conservazione della biodiversità, la mitigazione dei cambiamenti climatici e la protezione attiva degli ecosistemi. Un passaggio fondamentale di questo percorso si è svolto a Roma, presso la sede del CNR, dove dal 26 al 28 marzo 2024 si è tenuto il primo convegno sino-italiano sulla biodiversità, tre giornate dedicate alle sfide scientifiche comuni, alle soluzioni sviluppate nei due Paesi e alle prospettive di cooperazione futura. Nel corso dell’incontro, il 27 marzo, è stato sottoscritto un importante accordo tra il National Biodiversity Future Center, presieduto da Luigi Fiorentino, e la Chinese Academy of Sciences, per avviare forme strutturate di cooperazione scientifica sulla tutela della diversità biologica. Questa iniziativa ha rappresentato il primo passo concreto di una collaborazione destinata a crescere rapidamente. Pochi mesi dopo, dal 17 al 22 giugno 2024, una delegazione di NBFC guidata dal Presidente Fiorentino si è recata a Pechino per visitare diverse sedi dell’Accademia Cinese delle Scienze. In quell’occasione è stato firmato un Memorandum of Understanding che definisce una visione congiunta per le attività di monitoraggio, restauro, conservazione e valorizzazione della biodiversità, rafforzando ulteriormente il partenariato scientifico tra i due Paesi. La collaborazione si articola oggi in numerose iniziative operative: programmi di ricerca congiunti, scambi accademici, scuole estive dedicate ai giovani ricercatori e progetti basati sull’uso delle tecnologie più avanzate per il monitoraggio degli ecosistemi, dal telerilevamento satellitare alla genomica ambientale. Il dialogo tra scienziati italiani e cinesi si è consolidato anche attraverso ulteriori incontri scientifici, tra cui la seconda conferenza sino-italiana sulla biodiversità organizzata a Guangzhou nel 2025. Il meccanismo operativo vede esperti, ecologi e data scientist di entrambi i Paesi lavorare fianco a fianco per esplorare sfide e identificare soluzioni tecnologiche applicabili su vasta scala. Il risultato atteso da questa fusione di competenze è la produzione di pubblicazioni scientifiche congiunte ad alto impatto, capaci di orientare le decisioni politiche sia a Roma che a Pechino e di contribuire al dibattito globale sulla protezione degli ecosistemi.
Il Modello Canada: quando la biodiversità diventa ecosistema d’impresa
Se l’asse con la Cina è fortemente focalizzato sulla ricerca di base e sulle grandi strategie di conservazione macro-ecologica, il ponte costruito con il Nord America – e in particolare con il Canada – svela un’altra dimensione cruciale dell’internazionalizzazione di NBFC: il legame tra biodiversità, economia e innovazione d’impresa.
Negli ultimi anni, Italia e Canada hanno rafforzato significativamente i propri rapporti bilaterali nel campo dell’innovazione e della ricerca. In questa cornice strategica il National Biodiversity Future Center si è inserito come interlocutore scientifico di primo piano, promuovendo le proprie competenze nel campo dell’Intelligenza Artificiale applicata alla biodiversità e delle tecnologie digitali per il monitoraggio ambientale. Un momento centrale di questo dialogo è rappresentato dal Forum Italia-Canada sull’Intelligenza Artificiale, piattaforma di confronto tra università, centri di ricerca, imprese e istituzioni dei due Paesi. La partecipazione di NBFC a questa iniziativa ha l’obiettivo di sviluppare collaborazioni scientifiche e progettuali con partner canadesi, in particolare nel Québec e nell’area di Montréal, uno dei principali hub internazionali per la ricerca sull’AI e sulla sostenibilità ambientale. In preparazione a queste attività è stato realizzato anche uno studio di analisi del contesto canadese della biodiversità, che ha evidenziato il ruolo strategico di ecosistemi come le foreste boreali, le zone umide e le regioni artiche, nonché la presenza di importanti centri di eccellenza scientifica e tecnologica. L’interesse reciproco tra Italia e Canada riguarda in particolare l’integrazione tra ricerca scientifica, innovazione tecnologica e sviluppo economico sostenibile.
Per rendere tangibile questa offerta di conoscenza, la Camera di Commercio Italiana in Canada ha contribuito a presentare il modello NBFC come una best practice capace di trasformare la conservazione della biodiversità in un motore di sviluppo per la bioeconomia, le biotecnologie ambientali e le applicazioni industriali della ricerca ecologica.
Una rete globale: le altre collaborazioni internazionali
Accanto ai grandi assi strategici con Cina e Canada, il National Biodiversity Future Center sta costruendo una rete di collaborazioni scientifiche distribuita su più continenti. In Europa, il Centro collabora con istituzioni di ricerca di primo piano, tra cui il museo di storia naturale di Berlino e il Leibniz Institute for Evolution and Biodiversity Science, con progetti dedicati alla tassonomia integrata e allo studio dell’evoluzione delle specie. Altri partenariati coinvolgono università del Regno Unito e della Spagna, con ricerche che spaziano dall’uso del DNA ambientale al monitoraggio degli effetti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi mediterranei. Nel continente africano, NBFC sostiene iniziative di ricerca e monitoraggio ambientale in collaborazione con università e istituzioni locali in Paesi come Senegal, Kenya, Tanzania, Malawi, Zambia e Sierra Leone. In questi contesti, l’obiettivo è rafforzare i sistemi di monitoraggio della qualità delle acque e degli ecosistemi fluviali attraverso approcci innovativi basati sulla citizen science e sul coinvolgimento diretto delle comunità locali.
Importanti collaborazioni sono attive anche nelle Americhe
Negli Stati Uniti, NBFC ha avviato partnership e collaborazioni scientifiche con università e centri di eccellenza, come l’MIT di Boston, il Massachusetts Institute of Technology, la Princeton University e la University of Chicago, con progetti che spaziano dall’innovazione imprenditoriale alla modellizzazione delle dinamiche ecologiche complesse. In America Latina, il Centro collabora con istituzioni accademiche in Messico e ha partecipato alla COP16 sulla biodiversità in Colombia, contribuendo ai lavori negoziali internazionali sui temi della conservazione marina e costiera.
Anche l’area Asia-Pacifico è parte di questa rete scientifica globale. In Giappone, NBFC ha preso parte alle iniziative dell’Expo 2025 di Osaka, promuovendo le proprie attività scientifiche e avviando contatti con università e centri di ricerca dell’area di Tokyo. In Oceania, una collaborazione con l’Università di Waikato in Nuova Zelanda affronta lo studio genomico delle specie invasive e delle dinamiche di popolazione negli ecosistemi globali. Questa costellazione di collaborazioni dimostra come la ricerca sulla biodiversità stia diventando uno dei terreni privilegiati della diplomazia scientifica contemporanea. Attraverso programmi di cooperazione, scambi accademici e progetti condivisi, i ricercatori costruiscono una rete di conoscenze che attraversa continenti e sistemi scientifici diversi, contribuendo alla definizione di standard comuni per il monitoraggio e la conservazione degli ecosistemi.
La biodiverità come soft power
La realtà del National Biodiversity Future Center dimostra come la percezione internazionale dell’Italia stia evolvendo verso una nuova forma di soft power scientifico. La biodiversità non è più soltanto un patrimonio da conservare, ma diventa anche un terreno di cooperazione strategica, diplomazia scientifica e innovazione tecnologica. Che si tratti di inviare ricercatori in Cina per analizzare insieme i dati genetici degli ecosistemi, di collaborare con università americane sui modelli matematici della biodiversità o di costruire ponti economici con il Canada nel campo dell’intelligenza artificiale applicata all’ambiente, il messaggio è chiaro: la tutela del capitale naturale è una sfida globale che richiede una rete internazionale di conoscenze, infrastrutture e capacità scientifiche.In questo scenario, NBFC si propone come uno dei poli europei più dinamici nella ricerca sulla biodiversità, capace di connettere scienza, politica e innovazione economica in una visione condivisa del futuro del pianeta. A rendere particolarmente distintivo il modello NBFC è la sua architettura intrinsecamente aperta, fondata su un approccio nativo alla ricerca transdisciplinare e transnazionale. In un contesto in cui le sfide ecologiche non possono più essere affrontate entro perimetri disciplinari o geografici ristretti, il Centro ha inaugurato una nuova stagione di diplomazia della scienza, costruita su accordi strategici, interoperabilità dei dati e convergenza tra saperi scientifici, tecnologici ed economici. Non si tratta soltanto di cooperazione accademica, ma di una vera e propria infrastruttura di relazioni capace di incidere sulle traiettorie globali della ricerca e delle politiche ambientali. In questa prospettiva si colloca, ad esempio, l’accordo siglato a Montréal con il Québec Center for Biodiversity Science, uno dei principali hub nordamericani nello studio dei sistemi complessi e della biodiversità. Questo partenariato consolida un asse euro-atlantico orientato allo sviluppo di modelli avanzati di analisi ecologica, integrazione dei big data ambientali e applicazioni dell’intelligenza artificiale alla conservazione. Parallelamente, la proiezione verso l’Asia si è ulteriormente rafforzata: il National Biodiversity Future Center può oggi contare su oltre trenta accordi di cooperazione con istituzioni cinesi, configurando una delle reti bilaterali più estese e strutturate a livello globale nel campo della biodiversità. Questa densità relazionale non è un dato meramente quantitativo, ma riflette una precisa strategia: costruire un ecosistema scientifico distribuito, in cui la produzione di conoscenza avviene attraverso nodi interconnessi e complementarità di competenze. La biodiversità, in questo quadro, si afferma come piattaforma abilitante per l’innovazione sistemica.
Le ricerche sviluppate all’interno di NBFC, infatti, non si limitano al monitoraggio degli ecosistemi, ma generano risultati applicativi concreti – dai database interoperabili per la pianificazione territoriale alle tecnologie bio-ispirate e ai nuovi enzimi per processi industriali sostenibili – configurando quello che la letteratura definisce un modello di ‘deep science innovation’.
Un ulteriore elemento di forza risiede nella capacità del Centro di integrare livelli diversi di intervento: dalla scala locale, attraverso il coinvolgimento di comunità e stakeholder nei progetti di citizen science, fino ai grandi tavoli multilaterali in cui si definiscono standard, metriche e obiettivi globali. In questo senso, NBFC agisce come un intermediario epistemico tra scienza e policy, contribuendo alla costruzione di linguaggi condivisi e strumenti operativi per la governance della biodiversità.
Questa configurazione reticolare consente anche di affrontare una delle principali criticità della ricerca contemporanea: la frammentazione dei dati e delle metodologie. Attraverso piattaforme condivise e protocolli interoperabili, il Centro favorisce la standardizzazione delle informazioni e la loro scalabilità, rendendo possibile il confronto tra ecosistemi diversi e la trasferibilità delle soluzioni sviluppate.
È un passaggio cruciale per trasformare la conoscenza scientifica in leva decisionale. In definitiva, il National Biodiversity Future Center non si limita a partecipare alla cooperazione internazionale: ne ridefinisce le modalità operative.
La biodiversità diventa così un terreno strategico in cui si intrecciano scienza, tecnologia, economia e diplomazia, e l’Italia, grazie a questa infrastruttura, non è più soltanto custode di un patrimonio naturale straordinario, ma attore sistemico capace di orientare l’agenda globale della sostenibilità.

